Introduzione

ECOLOGIA, CUCINA E ECONOMIA DOMESTICA: L'INIZIO.

Le azioni quotidiane più semplici, come fare la spesa, cucinare, raccogliere i rifiuti, vengono perlopiù svolte seguendo insegnamenti di ba...

giovedì 15 ottobre 2020

Stille di raccolta differenziata 9. In bagno e in lavanderia.

Ed eccoci arrivati al bagno.

Nello stesso ambiente spesso si trova la lavatrice, quindi parliamo anche di questa.


Il bagno è l’ambiente della nostra intimità, oltre che il luogo dove ci si lava e si espletano bisogni fisiologici.

C’è quindi una differenza di prodotti che entrano nel bagno sia interpersonale sia tra i due sessi.

Posso solo esplorare l’universo maschile e farò cenno solo ai prodotti più essenziali.


Ebbene, che cosa entra nel mio bagno?

Nella doccia, shampoo e sapone per il corpo.

Affianco al gabinetto, la carta igienica.

Un sapone per il lavandino e per il bidè.

Lo spazzolino da denti ed il dentifricio.

Il deodorante.

Rasoio per la barba.

I fazzoletti per il naso.

E poi un insieme di prodotti di utilizzo meno frequente (crema per il sole, crema idratante, crema mani…) oppure che una volta acquistati durano molto a lungo (profumi, tagliaunghie, ad esempio).


Chi ha un gatto spesso finisce per posizionare la lettiera in bagno. Del resto, se è il luogo dove vado io a evacuare, mi sembra giusto lo faccia anche il gatto. 

Quindi possiamo parlare della lettiera.


Abbiamo parlato poi della lavatrice.

Quindi il sapone per i panni. L’ammorbidente. E poi, una volta lavati, i panni vanno asciugati. Le mollette per i panni.


Bene, come abbiamo visto ci sono tanti e tanti prodotti che si comprano, si usano, e poi si gettano.

Vediamo come fare le scelte migliori per il loro smaltimento (e, soprattutto, dei loro contenitori).


doccia

shampoo

Ricordo quando al ginnasio una compagna di classe rise del fatto che non sapevo scrivere correttamente questo termine. Bei tempi, la tecnologia significava Nokia 3210 e le parole andavano cercati sul vocabolario.

Ma in effetti, perché questa parola?

Pare sia di origine indiana: gli inglesi, colonizzando l’India, importarono in Europa prodotti innovativi che gli indiani utilizzavano per lavare i capelli, massaggiando la testa, come è uso oggi dal barbiere, e come a quanto pare all’epoca non succedeva qui da noi.

https://www.parrucchierimichelangelo.it/storia-dello-shampoo/


Sono cresciuto con lo shampoo liquido.

In un flacone di plastica, magari trasparente, da consumare fino alla fine.

Dati CONAI alla mano, bottiglie e flaconi, trasparenti o meno, in PET e HDPE sono gli imballaggi dal circuito urbano con maggiore probabilità di riciclo.

Non solo: spesso è possibile scegliere marche che usano plastica riciclata per il flacone.

https://www.headandshoulders.it/it-it/about-us/sostenibilita/confezioni-sostenibili-e-riciclo-dei-flaconi-di-shampoo


Esistono però anche alternative ancora più sostenibili per l’ambiente.

Per esempio una linea di prodotti per l’igiene personale contenuti in boccette che al termine diventano delle saponette interamente utilizzabili: l’imballaggio diventa prodotto.

https://living.corriere.it/tendenze/lifestyle/mi-zhou-packaging-sapone/


O anche, altrettanto interessante, questo shampoo, una volta terminato, la bottiglia, interamente biodegradabile, contiene semi per piantare un albero. Va quindi interrata e poi occorre seguire le istruzioni per far crescere l’alberello.

https://www.noisiamoagricoltura.com/lo-shampoo-bio-con-il-flacone-che-si-pianta/

Qui il link al prodotto:

https://www.orightitalia.it/prodotto/recoffee-caffeine-shampoo/


Personalmente, faccio uso dello shampoo solido. Il grande vantaggio è che quando è finito non hai un contenitore in plastica da buttare. Molto minore l’impatto ambientale, quindi.

Ce ne sono di diverse marche, e pur essendo un prodotto costoso lo trovo sia efficace sia duraturo.

https://lasciampista.it/shampoo-solido-e-le-sue-caratteristiche/


Quello che compro io ha un minimo imballaggio di carta interamente riciclabile:

https://it.lush.com/article/che-forza-lo-shampoo-solido


sapone corpo

Questo video amatoriale di “mi lavo col badedas” rende conto di come ci siamo fatti la doccia fino a pochi anni fa noi nati negli anni 80.

https://www.youtube.com/watch?v=YWa0QrmCptM


Immagino che dagli anni 60 si siano diffusi nel mondo saponi liquidi per doccia in flaconi analoghi a quelli dello shampoo: flacone in HDPE, eventualmente riciclato, riciclabile.


Oggi possiamo dare una svolta ecologista anche a questo prodotto, semplicemente tornando al passato, alla saponetta solida.

Peraltro, anche se a prezzi non trascurabili, esistono oggi saponi solidi da doccia appositamente pensati per essere facilmente schiumosi, per non percepire la differenza con quelli liquidi:

https://it.lush.com/article/gel-doccia-solidi-intendi-dire-saponi

https://sorgentenatura.it/speciali/shampoo-solido-detergenti-solidi

https://www.lasaponaria.it/prodotti/it/334-cat-cosmetici-solidi-e-plastic-free?p=2


Qui una bella guida del noto mensile ELLE sui prodotti da bagno solidi per la pulizia del corpo:

https://www.elle.com/it/bellezza-beauty/corpo/g27099294/prodotti-di-bellezza-solidi-ame/


Un vantaggio del sapone solido è che ci aiuta a usare meno acqua.

Dopo aver rapidamente bagnato la nostra pelle, è opportuno chiudere l’acqua e insaponare con calma il corpo strofinando la saponetta e poi spargendo il sapone con le mani. Al termine riaprendo l’acqua sarà piuttosto veloce questo sapone a lasciare il nostro corpo, facendo durare poco anche la fase di risciacquo. Con un po’ di attenzione, non terremo l’acqua aperta per più di 2-3 minuti.

http://blog.rubinetteria.com/come-fare-la-doccia-senza-sprecare-lacqua/


Attenzione a non farlo sciogliere in un portasaponetta pieno d’acqua!

Meglio un sacchetto di lino o una scatoletta chiusa in alluminio.

https://www.fridaproject.com/beauty/conservare-lo-shampoo-solido/


Non sopportate proprio il sapone solido?

Forse perché non interrompete il getto d’acqua quando vi insaponate? Male. Sprecate molta acqua e consumate più sapone.

Ma esiste comunque una opzione interessante per voi: fare il sapone liquido in casa, per la doccia, partendo da una saponetta solida. Qui le istruzioni:

https://www.coffeemattarello.it/docciaschiuma-fatto-in-casa-sapone-solido/


gabinetto

carta igienica

Non ho intenzione di darvi istruzioni di utilizzo. E, comunque, è una buona abitudine proseguire con il bidè.

Ma quanta carta igienica si usa in un anno?

Numerosi rotoli. Tutta carta vergine che poi andrà smaltita e non al riciclo.

Anzi, più i rotoli sono pregiati, maggiore è la quantità di carta utilizzata.

https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/carta-igienica-ammazza-ambiente-plastica-quattro-veli-3060938/


E’ assolutamente il caso allora di preferire i rotoli in carta riciclata.

E spesso è venduta in un set di più rotoli imballati in un film di pellicola compostabile, invece del solito film di LDPE a scarse probabilità di riciclo.

https://www.carrefour.it/dettaglio-prodotto/carrefour-eco-planet-carta-igienica-compatta-2-veli-4-rotoli/?id=0001524678

https://www.ecotogo.it/product/5934688/carta-igienica-eco-natural

https://www.greenplanner.it/2019/11/05/imballaggio-carta-riciclata-lucart/


In ogni caso, il rotolo alla fine va differenziato con carta e cartone.


Parlando di carta igienica, mi sono ricordato di un particolare: in Grecia non va nel gettata nel gabinetto. Come in barca. Va gettata in un sacchetto apposito vicino al gabinetto. Ma perché?

Il problema è il calibro delle tubature, che in Grecia ha avuto a lungo uno standard più piccolo e quindi il rischio di intasamanto è molto maggiore.

https://viaggioincoppia.com/carta-igienica-nel-wc-grecia/

http://www.sullerivedelkifissos.it/2017/06/06/le-divertenti-stranezze-della-cultura-greca/


lavandino e bidè

sapone

Uso sempre il sapone solido per le mani. Mi trasmette una piacevole sensazione.

Attenzione comunque all’imballaggio che si sceglie, che può essere cartaceo (ben riciclabile) o plastificato (e quindi poco riciclabile o destinato all’indifferenziato). 

Ma sempre più aziende importanti stanno riducendo la plastica inutile:

https://it.fashionnetwork.com/news/Dove-dice-addio-agli-imballaggi-in-plastica-per-i-suoi-saponi,1150905.html


Spesso rimane una piccola parte consumata della saponetta. Succede anche sotto la doccia. E’ difficile da usare e poi c’è voglia di aprire quella nuova.

Bene, in questa pagina possiamo scoprire come riciclare le saponette per farne un nuovo sapone:

https://viverepiusani.it/riciclare-gli-avanzi-delle-saponette/


E’ comunque sempre presente anche del sapone liquido. Necessario per il bidè, molti ospiti lo preferiscono anche per le mani (per i quali è gentile inoltre disporre di piccoli asciugamani a uso singolo).

Può essere una buona idea disporre di dispensatori e comprare sapone liquido in grande quantità (o magari produrlo in casa). In questo modo si riducono gli imballaggi.

Il sapone liquido viene venduto in flaconi o bottiglie in plastica PET o HDPE analoghi a quelli dello shampoo (e con lo stesso destino una volta esauriti).


spazzolino da denti

Se ne cambiamo uno ogni 3 mesi, ne useremo 4 all’anno.

Esistono, e sono di moda, spazzolini dal manico in legno, compostabile. Ma attenzione, le setole non lo sono. Va quindi spezzato e differenziato (manico nell’umido, parte con setole nell’indifferenziato).

https://www.naturasi.it/spazzolino-in-legno-setole-medie-in-nylon-ocean-87

Esistono anche spazzolini con setole cambiabili. 

https://www.naturasi.it/spazzolino-setole-morbide-in-nylon-ocean-87

Tutte buone idee, ma si tratta di un prodotto che per impatto è veramente uno degli ultimi (quanto pesano 4 spazzolini?), a confronto di tutti i rifiuti che quotidianamente produciamo in casa e che sarebbe bene ridurre.


dentifricio

Di questo abbiamo parlato nella prima stilla, per cui trovate il collegamento in fondo all’articolo.


deodorante

Anche per il deodorante abbiamo più opzioni.

Il più diffuso penso sia lo spray, con la latta sempre riciclabile. Ricordiamo però che il tappo in plastica si getta staccato.

https://consumatori.e-coop.it/dove-butto-la-bomboletta-spray-usata/


E’ bene sapere che le bombolette spray contenenti gas dannosi per l’ozono atmosferico non sono più in commercio da oltre 30 anni.

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/dal-deodorante-alla-lacca-in-un-sito-il-mondo-delle-bombolette-spray-green

http://lifeisspray.federchimica.it


Ma possiamo trovarne anche in creme e solido. Utile comunque valutarne l’imballaggio, perché gli stick con confezione in plastica-vetro possono essere complicati da scomporre e riciclare.


Come dicevamo, se ne possono trovare anche con la consistenza di una crema o la forma di una saponetta, in quest’ultimo caso riducendo dunque al minimo l’imballaggio.

https://it.lush.com/article/lultimo-anno-del-deodorante-spray-ecco-perche-il-nudo-e-la-prossima-tendenza-nei-deodoranti


rasoio per la barba

Questa cosa dipende dalle esigenze personali. Per me il rasoio è elettrico, l’ho comprato oltre 10 anni fa e aveva per imballaggio una semplice scatola di cartone.


In alternativa, chi opta per una rasatura completa necessita di schiuma o gel e di un rasoio con lame.

Le marche più famose propongono lamette non staccabili da una anima di plastica, che al fine vita (3-4 usi) vanno gettate nell’indifferenziato. E’ diffuso anche il rasoio usa e getta, senza cambi di lama, anch’esso non riciclabile.


Oggi, con il maggior scambio di conoscenze riguardo ogni ambito, anche la cura personale, non è difficile imparare a usare un rasoio di sicurezza, come i barbieri. In questi la lama non è protetta dalla plastica, e al termine dell’uso anche se come taglienti vanno nell’indifferenziato avranno un impatto nettamente minore.

https://hairchicbarbershop.it/2019/08/08/rasatura-ecologica-addio-al-rasoio-monouso-in-plastica/

http://www.ilrasoio.com/viewtopic.php?t=3102&start=75


Per la schiuma da barba, vale quanto detto per il deodorante spray.


fazzoletti per il naso

Non sono esattamente un prodotto del bagno, ma di norma li tengo conservati in un mobiletto nel bagno.

Fino allo scorso inverno, sono stato uno strenuo difensore del fazzoletto in stoffa bianco. Molto più elegante, molto più piacevole da accostare al naso. Da avere sempre in paio, in modo da poterne offrire uno pulito ad una signora, se lo necessita.


Oggi il rischio di poter tenere nella tasca a lungo dei germi, che passano alle nostre mani, al nostro telefono, non è più affrontabile.


E’ necessario quindi ricorrere ai fazzoletti usa e getta.

Ma attenzione, oltre ad essere il fazzoletto stesso un rifiuto, lo è l’imballaggio del pacchetto e quello che tiene uniti i pacchetti quando lo compriamo (come per la carta igienica).

Quasi sempre questo imballaggio è in LDPE, polimero plastico dalle buone probabilità di riciclo reale. Ma spesso le singole confezioni, piccole e leggere, si disperdono e anzi rappresentano pericolosi inquinanti ambientali.

https://www.tempo-world.com/it/prodotti/tempo-fazzoletti/


E del fazzoletto sporco che se ne fa?

In tempi non sospetti, andava gettato nell’organico.

http://www.comunemoranocalabro.it/raccolta_differenziata.aspx

http://www.ecodallecitta.it/notizie/382215/i-fazzoletti-di-carta-e-i-contenitori-della-pizza-si-buttano-nellumido-e-i-gusci-delle-cozze/


Ma al tempo del Covid19 i fazzoletti di carta usa e getta sono assimilabili a guanti in lattice usa e getta e a mascherine chirurgiche e FFP2 usa e getta: vanno buttati in busta chiusa nell’indifferenziato di casa.

https://www.futura-strillaie.it/fazzoletti-di-carta-col-covid-19-vietato-buttarli-nei-cestini/


Non trascuriamo comunque la possibilità di usare fazzoletti in carta riciclata.

https://www.carrefour.it/dettaglio-prodotto/carrefour-eco-planet-fazzoletti-4-veli-10-pz/?id=0001318062


lettiera del gatto

Chi ha il gatto e non ha il giardino ricorre ad una lettiera per gatti.

Chi ha una casa piccola, spesso finisce per sistemarla in bagno.

Esistono diversi tipi di lettiere, secondo le preferenze di chi deve pulirle (e del gatto).

Personalmente, preferisco quella in cui si raccolgono con la paletta ogni giorno le deiezioni del micio, e periodicamente si svuota e lava la lettiera oppure si rabbocca la sabbia.

Quando usavo la sabbia minerale, non riciclabile, dopo due settimane si rendeva necessario un cambio totale della lettiera.

Da quando sono passato alla lettiera compostabile, accuso molto meno gli odori. E finisce tutto nell’umido o addirittura nel gabinetto. Il sacco inoltre è di carta ed è utile per raccogliere la raccolta differenziata della carta.

https://www.ecomiao.it


lavatrice

E’ un elettrodomestico essenziale quanto il frigorifero.

Si mette il sapone, magari anche l’ammorbidente, si imposta il programma, e poi si ritirano i panni che vanno sapientemente stesi per ridurre le necessità di stiro.

Chi ha esperienze fuori dal Mediterraneo conosce anche l’asciugatrice.

Occupiamoci strettamente degli imballaggi.

sapone per i panni e ammorbidente

Può essere un prodotto liquido oppure solido, in polvere o in capsule.

La prima domanda potrebbe essere se ce n’è uno da preferire.

In realtà dipende dalle abitudini: quello in polvere è più sbiancante, più adatto quindi ai chiari, ma può lasciare residui e per questo necessitare di un ulteriore risciacquo.

Quello liquido è meno potente (ce ne vuole quindi di più), più delicato, più adatto ai colorati.

Quello solido non è dosabile ed è mediamente più costoso.

https://www.histonium.net/notizie/attualita/50027/il-detersivo-per-la-lavatrice-e-meglio-in-polvere-o-liquido-dipende


Ma il nostro problema è cosa farne degli imballaggi.

Per i liquidi, i flaconi sono in PET o HDPE e quindi hanno lo stesso destino dei flaconi che abbiamo visto in bagno. Anche questi possono avere una percentuale di plastica riciclata non trascurabile.


Per i solidi in polvere, un tempo era consuetudine la scatola rigida di cartone. 

Spesso, in regalo si trovava una macchina fotografica, ricordate?

https://d.facebook.com/giocattolianni80/photos/a.162356937180277.40975.162338517182119/1715023835246905/?type=3&__tn__=EH-R


Oggi invece sono preferiti sacchi in plastica morbida. Anche se spesso sono in poliaccoppiati (e quindi a enorme difficoltà di riciclo), il loro uso è giustificato dal netto decremento in peso dell’imballaggio e di volume del prodotto, con vantaggi per il trasporto.

https://www.plastmagazine.it/mercato-mondiale-packaging-detergenti/


Chi ha consuetudine con le cose di casa, può autofabbricarlo in casa:

https://www.ambientebio.it/permacultura/detersivo-lavatrice-fai-da-te/


Preferire i saponi concentrati, e quindi dosi più piccole per lavaggio, sicuramente è una scelta che porta a ridurre gli imballaggi, dunque ben sostenibile.

https://www.ilcambiamento.it/articoli/detersivi_sostenibili_pulire_casa


Del resto, un’attenta analisi leggibile in questo documento del CONAI dimostra che negli ultimi 25 anni sia il peso medio degli imballaggi di detersivo si è ridotto sia soprattutto ne è aumentata la concentrazione, al punto che per molti detersivi liquidi oggi ne serve la metà rispetto al passato per lo stesso lavaggio:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2018/12/Ricerca_CONAI_Assocasa_2018_Detergenza.pdf


Non mancano altre proposte, come questi detersivi in scatola: il detersivo è contenuto in una sacca morbida in plastica LDPE (di buon riciclo) che è protetta in una scatola di cartone riciclato e riciclabile:

https://www.nonsprecare.it/detersivo-ecosostenibile-soap-marco-borsani?refresh_cens

https://www.detersivoinscatola.com


Infine, una pratica vecchia eppure attuale: comprare detersivo sfuso. E’ facile che una piccola rivendita vicino casa ne disponga. Magari non si potrà scegliere molta varietà, ma è economico, e si usa sempre lo stesso flacone che si porta da casa.


Ultimo, le mollette per i panni. Possono essere in legno oppure in plastica.

In realtà possono anche essere in metallo, hanno una lunga storia e ne esistono molte di design estremamente belle.

https://www.arredativo.it/2020/approfondimenti/il-design-delle-cose-la-molletta/


Sono oggetti cui non faccio molta attenzione, non occupandomi personalmente di stendere i panni.

Durante la Quarantena di marzo e aprile, ho ridotto i giorni di lavoro della governante e, stando spesso in casa, qualche volta ho fatto la lavatrice e ho steso i panni.

Mi sono accorto di avere mollette in plastica, peraltro consumate dal sole, e che mediamente ne facevo cadere una sulla strada ogni volta che stendevo i panni.

In pratica eliminavo un rifiuto in plastica per la via che con ogni probabilità sarebbe finito a mare.

https://www.econote.it/2019/08/23/raccolta-differenziata-dove-buttare-le-mollette/


Ho capito che la soluzione era di passare alle mollette di legno: più resistenti al sole, soprattutto, se disperse nell’ambiente, a molto minore impatto ambientale.

https://www.naturalmentesostenibile.it/collections/pulizie/products/mollette-bucato-in-legno-fsc-eco-living


La signora che si occupa del mio bucato mi ha detto che non le preferisce in legno, che macchiano i vestiti.

La soluzione è semplicemente di lavarle ogni tanto.

https://tuttopercasa.pianetadonna.it/come-avere-le-mollette-da-bucato-sempre-pulite-110947.html


Con le mollette si possono fare molte altre cose oltre a stendere i panni. A questa pagina qualche esempio di utilizzi alternativi delle mollette:

https://www.momentocasa.it/organizzazione/mollette-bucato-usi-alternativi/


Bene, finisce anche questa lunga stilla.

Il bagno e il bucato sono ambienti dove si possono adoperare numerose scelte che riducono di moltissimo il nostro impatto ambientale quotidiano.

Le caratteristiche dei prodotti per il lavaggio e per il corpo insieme con una maggiore industrializzazione della loro produzione rende i loro imballaggi quasi sempre riciclati e riciclabili, se non addirittura resistenti. Obiettivo, come abbiamo visto, più difficile da ottenere in cucina.


Alla prossima stilla!




Vi ricordo dove scaricare una piccola guida da stampare ed avere sempre in evidenza per il corretto smistamento dei rifiuti dei contenitori per alimenti:

http://www.ecor.it/upload/Files/Manuale_Raccolta%20differenziata%20prodotti%20Ecor.pdf


Due approfondimenti del CONAI (Consorzio Nazionale per il Recupero degli Imballaggi) ed uno del COMIECO (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base cellulosica):

Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2017/07/Linee-Guida_Riciclo_Plastica.pdf

Liste degli imballaggi in plastica nelle fasce contributive:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/2020/02/Lista_imballaggi_plastica_nelle_fasce_contributive_2020.pdf

Linee guida per l’etichettatura ambientale degli imballaggi:

https://www.comieco.org/downloads/6431/1994/etichettatura-imballaggi-cellulosici_linee_guida_07_26236.pdf


E qui i collegamenti alle precedenti stille di raccolta differenziata:

1. Tubetto di dentifricio.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/01/stille-di-raccolta-differenziata-1-il.html

2. Tappi di bottiglia.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/02/stille-di-raccolta-differenziata-2-i.html

3. Contenitori di alimenti in frigorifero (prima parte).

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/03/stille-di-raccolta-differenziata-3.html

4. Contenitori di alimenti in frigorifero (seconda parte).

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/04/stille-di-raccolta-differenziata-4.html

5. Contenitori di alimenti in dispensa.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/05/stille-di-raccolta-differenziata-5-la.html

6. I poliaccoppiati.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/06/stille-di-raccolta-differenziata-6-i.html

7. La sporta.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/07/stille-di-raccolta-differenziata-7-la.html

8. Cellophane e imballaggi di pacchi.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/09/stille-di-raccolta-differenziata-8.html

sabato 3 ottobre 2020

OTTOBRE 2020


frutta: melone d’inverno (melone a polpa bianca e buccia gialla), cachi, cachi-mela, chinotto, melograni, prugne, mele, pere, pera pala della Val Venosta, uva, alchechengi, fichi d’india, castagne, noci, nocciole, pistacchi.

frutta esotica: banane, ananas.


verdura: funghi, tartufi, tartufo bianco, topinambur, patate, rutabaga (rapa svedese), zucca, spinaci, broccoli, acetosa (erba brusca), cavolfiore romanesco, coste, cavolo verza, cicoria catalogna, finocchi, carote, cipolle, porri, carciofi, olive, 

spezie, erbe aromatiche: sedano, basilico cannella, senape nera.


pesce, frutti di mare pescato (Mediterraneo): aguglia, vongole selvatiche o lupini o arselle, boga, cefalo o muggine, costardella, lampuga, menola, mormora, occhiata, pesce sciabola o bandiera o lama, tombarello, tonnetto striato, tonno alletterato, zerro, ombrina.

pesce di acque dolci Europee di allevamento o pescato: coregone o lavarello (allevamento), trota salmerino e trota iridea (americana) e trota fario (allevamento), persico (Europa), storione (SOLO allevamento).

pesce, frutti di mare da allevamento: capesante (nord Atlantico), cozze (Mediterraneo), gambero imperiale o mazzancolla (Mediterraneo), ostrica (Mediterraneo e Atlantico), rombo chiodato (Mediterraneo e Atlantico), vongole (Adriatico, Mediterraneo).

pesce, frutti di mare pescato o di allevamento da consumare con moderazione (certificazioni MSC ASC o pesca tradizionale locale: acciuga o alice (piccola pesca costiera o MSC): branzino o spigola (prodotto pescato o allevamento ASC), orata (prodotto pescato o allevamento ASC), sardina (piccola pesca costiera o MSC), tilapia (allevamento USA o Europa), triglia (piccola pesca tradizionale), gambero o gamberetto (Mediterraneo e nord Atlantico), pagro (Mediterraneo) pesce San Pietro (Mediterraneo), polpo (Mediterraneo e Atlantico), ricciola (Mediterraneo e Atlantico), scampi (Mediterraneo e Atlantico), totano (Mediterraneo e Atlantico), calamaro.

domenica 27 settembre 2020

UVA

Settembre, periodo di vendemmia per eccellenza.

Ma questa volta parliamo dell’uva da tavola, la frutta.

Che cosa cambia rispetto all’uva del vino?

Quali sono le varietà più buone?

Quando è periodo?

Da dove viene?


Vediamo insieme.


L’uva è il frutto della vite. Esistono due varietà fondamentali di vite: quella europea e quella americana.

Il rapporto dell’uomo europeo con la vite si perde nella notte dei tempi. Di probabile origine dall’Asia minore, viene citata, per il consumo di vino, nella Bibbia e nelle fonti egiziane, per poi diventare parte essenziale delle culture classica, cristiana e occidentale moderna.

E di pari passo il consumo dell’uva da tavola, che può essere consumata fresca o essiccata (uva passa o uva sultanina).

https://www.alimentipedia.it/uva.html

https://ilcalicediebe.com/2019/03/12/essere-sommelier-luva/


Se penso all’uva mi vengono in mente tre varianti: uva bianca, uva nera (o rossa) e uva fragola.

Ne esistono molte di più. Anche senza semi.

Vediamo:


varietà di uva a bacca bianca:

uva ITALIA la più diffusa, colorito degli acini giallo verde, con buccia spessa e croccante, polpa succosa e dolce.

uva REGINA abbastanza precoce, acini dorati, buccia spessa e resistente, polpa dolce e aromatica.

uva VICTORIA precoce, bacche molto grosse e solide, buccia spessa, colorito giallo.

uva SUGRAONE bacche gialle, ovali, leggermente aromatica.

uva PIZZUTELLO BIANCA slow food, dal nome i grappoli ovali, buccia sottile, polpa croccante.

uva BARESANA, varietà antica, protetta da slow food, colorito molto chiaro e buccia sottile, quindi delicata, ma molto saporita e dolce.

uva MONTONICO presidio slow food, acini rotondi, colorito giallo verde, polpa carnosa.

uva LUGLIATICA, precoce, colorito giallo degli acini.

uva ZIBIBBO o MOSCATO DI ALESSANDRIA, estremamente aromatica.

uva COLOMBANA DI PECCIOLI, rara, protetta da slow food.


a bacca scura:

uva MICHELE PALIERI buccia croccante, resistente, polpa dolce.

uva RED GLOBE colorito rosso violaceo, spiccata dolcezza.

uva BLACK MAGIC varietà precoce e costosa.

uva CARDINAL precoce, acini sferici, colorito rosso carico, polpa croccante e carnosa.

uva PIZZUTELLO DI TIVOLI slow food, dal nome i grappoli ovali, buccia sottile, polpa croccante.

uva APULIA ROSE, colore rosa di chicchi sferici e molto saporiti.

uva MOSCATO DI AMBURGO colore degli acini marrone rosso, polpa profumata.


senza semi:

uva MELISSA, come la Sultanina, più precoce.

uva SULTANINA (THOMPSON SEEDLESS), tipica di Turchia, Grecia, Iran, è naturalmente senza semi ed estremamente zuccherina, pertanto adatta all’essiccazione.

uva CRIMSON SEEDLESS abbastanza recente, poco diffusa.

uva SCARLOTTA SEEDLESS poco dolce, leggermente acida.

uva AUTUMN ROYAL bacca nera, acini ovali, polpa croccante.


e l’uva FRAGOLA, che prende il nome dal sapore di fragolina di bosco. Può anche essere bianca, anche se molto più diffusa di colorito scuro.


Qui le fonti, dove poter leggere qualche approfondimento in più su origine e caratteristiche.

https://www.assofruititalia.it/produzioni/frutta/uva-da-tavola/

https://initalia.virgilio.it/uva-da-tavola-italiana-mai-dolce-come-questanno-come-riconoscere-le-differenze-16937

https://www.giardinaggio.it/ortofrutta/uva/varieta-uva-da-tavola.asp

https://www.dissapore.com/cucina/uva-da-tavola-tutte-le-varieta-da-conoscere/

http://web.tiscali.it/leginestre/frutta/uva.htm


Le preferite in Italia sono le varietà a bacca bianca, tra cui Italia, Victoria, Pizzutello bianco, Regina.

https://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/uva-da-tavola-varieta-italia/


L’Italia è tra i più grandi produttori mondiali di uva.

Peraltro, il più grosso produttore d’uva è la Puglia, seguita a distanza dalla Sicilia (insieme fanno più del 90% della produzione nazionale).

https://www.freshplaza.it/article/4066812/italia-uva-da-tavola-puglia-e-sicilia-sono-le-regioni-leader/


E’ molto notevole inoltre il ruolo dell’Italia come esportatore nel mondo, secondo solo al Cile.

https://www.researchgate.net/publication/267765332_La_diffusione_dell%27uva_da_tavola


Del resto l’uva da tavola è considerata, per praticità di consumo, il terzo frutto più comodo dopo le banane e la frutta secca e disidratata pronta all’uso.

Curioso, nello stesso sondaggio emergono come frutti più scomodi kiwi, meloni e pere.

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/40969/la-categoria-del-mese/produzione-export-consumi-tutto-sulluva-da-tavola


Nel mondo negli ultimi 30 anni sono però emersi nuovi grandi produttori: Cina, Turchia, India, Iran, Egitto e Uzbekistan precedono l’Italia, che in passato era stabile al terzo posto.

Va comunque detto che in Italia circa l’86% dell’uva raccolta diventerà vino (in Francia più del 99%).

https://www.agrisole.ilsole24ore.com/art/filiere/2019-07-31/agrisole-conad-produzione-mondiale-uva-tavola-raddoppiata-20-anni-163902.php?uuid=ACwbXSc


Oggi l’uva pugliese (quasi il 70% della produzione italiana) costa di più di quella egiziana o soffre la concorrenza di quella senza semi, di provenienza dall’Olanda, sempre più gradita al consumatore ma che in effetti si fa fatica a trovare in Italia. Le varietà senza semi sono più impegnative per la produzione e tendono ad essere meno dolci di quelle tradizionali.

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1231459/puglia-importazione-uva-senza-semi-dall-olanda-ennesimo-sopruso.html

https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2020/07/16/uva-da-tavola-cia-lancia-allarme-su-concorrenza-sleale_a7e60dd3-31bc-4f7c-b2b1-1e7ee0f1732b.html


L’uva, oltre che essere pratica e comoda da mangiare, piace anche perché è dolce.

Questo è conseguenza del fatto che è tra i frutti più calorici.

E’ ricca in zucchero (glucosio) e sali minerali, meno in vitamine.

I semi e la buccia nascondono due pregi: i primi contengono acido linoleico, utile al metabolismo del colesterolo, la seconda contiene antiossidanti polifenoli e resveratrolo e, le varietà a bacca rossa, antocianine.

https://alimentazione.gazzetta.it/news/06-09-2020/uva-tutte-le-proprieta-tanti-zuccheri-ma-anche-sali-minerali-e-flavonoidi-49989

https://www.humanitas.it/enciclopedia/alimenti/frutta/uva

https://smartfood.ieo.it/alimenti/uva/


Ma quando è periodo di uva? Dipende dalle varietà, che hanno periodo di raccolta differente. Tendenzialmente la si trova in abbondanza, buona, a buon prezzo da agosto a ottobre inoltrato.

https://www.elicriso.it/it/frutta/uva/

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/26495/mercati-e-imprese/uva-da-tavola-il-calendario-produttivo-e-commerciale-in-sicilia-la-raccolta-e-gia-iniziata


L’uva disponibile nei mesi precedenti oppure in fine autunno proviene più spesso da coltivazioni protette e non in pieno campo.

https://iris.unipa.it/retrieve/handle/10447/105377/144801/Tesi_Giuseppe_Artale_XXV_CICLO.pdf


Un trend di cui ancora non ho la percezione, nel mondo reale, cioè del fruttivendolo sotto casa, è quello del sorpasso delle varietà senza semi su quelle tradizionali, su cui diversi produttori stanno oggi scommettendo.

http://www.giulianopugliafruit.it/news/press/113-uva-da-tavola-sos-consumi-e-prezzi-l-analisi-di-giuliano

https://www.freshplaza.it/article/9238175/buone-prospettive-per-la-stagione-dell-uva-da-tavola-italiana/


A queste pagine qualche approfondimento sulle tecniche colturali dell’uva da tavola:

https://rivistafrutticoltura.edagricole.it/news/uva-da-tavola-tecniche-colturali-per-produrre-di-piu-meglio/

https://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2011/07/28/tutto-sull-uva-da-tavola/13778


Quasi tutta l’uva da tavola e tutta l’uva da vino provengono dalla vite europea.

Ma la vita americana, oltre ad aver consentito una resistenza alla filossera che ha consentito alla vite europea di sopravvivere, ha un altro importante ruolo: l’uva fragola è il frutto della vite americana.

https://www.vinook.it/uva-e-vitigni/uva/uva-americana.asp


La storia della vite e della sua coltivazione è estremamente interessante, ricca inoltre di riferimenti letterari. Essenzialmente però viene raccontata dal punto di vista della produzione di vino, e su questo argomento un giorno la affronteremo nel blog.

Per chi ne ha piacere, di seguito alcune pagine esaustive sull’argomento:

http://www.vitignievini.it/public/Storia/Origini%20della%20vite%20e%20del%20vino.html

https://lastoriaviva.it/storia-della-vite-e-del-vino-dalla-preistoria-a-roma/

http://www.effettoterra.org/documenti/tempo_libero/approfondimenti/storia_dell’uva.html


Raccolta e coltivazione dell’uva. Consigli per chi vuole avere una piccola vigna sul terrazzo o in giardino:

https://www.giardinaggio.it/orto/uva=utilizzo_uva-da-tavola==209@.asp


Una enciclopedia sulla produzione dell’uva da tavola:

https://www.colturaecultura.it/uva-da-tavola

https://www.colturaecultura.it/capitolo/nel-mondo


Ed una pagina web interamente dedicata a notizie sul mondo dell’uva da tavola e della sua coltivazione:

https://www.uvadatavola.com


Infine, in chiusura, pensare all’uva mi ricorda una vecchia favola greca, di Esopo, raccontata anche da Fedro, la volpe e l’uva, piena di significato.

Qui potete leggerne il testo e la sua spiegazione:

https://it.wikipedia.org/wiki/La_volpe_e_l%27uva

giovedì 17 settembre 2020

Stille di raccolta differenziata 8. cellophane e imballaggi di pacchi.

Torniamo a vedere nel dettaglio cosa fare di alcuni imballaggi che entrano in casa di cui è difficile capire il materiale di cui sono fatti, la riciclabilità, o magari se esistono alternative più ecologiche.


Dopo aver a lungo parlato di cucina, spostiamoci verso altre stanze della casa.


Immagino che anche voi come me siate abbonati ad una o più riviste, che arriva per posta a casa.

In genere le troviamo nella cassetta delle lettere avvolte da un film trasparente, una pellicola che chiamiamo cellophane.


In realtà l’utilizzo di un film plastico per imballare è molto diffuso: agende e libri possono essere avvolti in questo involucro, ma tantissime altre cose, tra cui le sigarette, prodotti di cancelleria e prodotti di uso domestico (carta igienica e scottex, ad esempio, sono spesso così imballati).

Ne esistono inoltre importanti usi a livello di grandi imballaggi, che non conosciamo nelle vendite al dettaglio.


Tornando al cellophane (o cellofan), di cosa si tratta?

Utilizziamo questo termine, erroneamente, per intendere una pellicola trasparente da imballaggio, che oggi quasi sempre è in plastica, più spesso in polietilene (LDPE) o polipropilene (PP).

Ma il cellophane fu inventato nel 1908 da un ingegnere svizzero, JE Brandenberger, ed è di origine vegetale, a partire dalla cellulosa (o più precisamente viscosa).

http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/cellofan.html

https://www.eurofides.com/magazine/che-cosa-e-il-cellophane/


A questo indirizzo un video che mostra le differenze tra cellophane ed un film in plastica: colpisce in particolare il comportamento diverso al fuoco: il vero cellophane brucia come la carta, la plastica si scioglie come avremo senz’altro avuto evidenza da ragazzini.

http://www.eco-packaging.it


Dunque, il vero cellophane è un materiale di origine vegetale e destinabile alla raccolta dei rifiuti con la frazione umida.

Ma la sua diffusione è molto inferiore rispetto al film plastico, sostituto analogo più economico, che invece è destinato alla raccolta con la plastica.

http://www.paklog.si/pellicola-termoretraibile-shrink-wrap.html


Sappiamo bene però che le difficoltà attuali nel riciclo della plastica fanno preferire quando possibile l’utilizzo di un materiale analogo biodegradabile.

E, da circa un anno a questa parte, ricevo riviste in una pellicola di consistenza differente, compostabile e quindi da smistare nei rifiuti con la frazione umida.

http://www.ibiplast.com/prodotti-dettaglio.php?idv=7

https://www.altroconsumo.it/casa-energia/energia-rinnovabile/news/altroconsumo-plastic-free

https://www.polimerica.it/articolo.asp?id=9781


Buona notizia, l’utilizzo di film in materiale compostabile si sta estendendo anche all’imballaggio industriale ed alle pellicole per uso alimentare.

https://italiaimballaggio.network/it/ticinoplast-nextfilm-film-biodegradabili-e-compostabili

https://www.rajapack.it/blog-it/il-primo-film-estensibile-80-riciclato/?utm_source=blog&utm_medium=organic&utm_campaign=film80


Ad esempio questo produttore fornisce tutti i componenti di imballaggio più frequenti (scatole, nastro adesivo, materiale morbido anti urto etc) che costituiscono i pacchi in materiale compostabile o biodegradabile.

https://www.propac.it/prodotti-green.html


E, certamente, quest’anno tutti noi abbiamo comprato più del solito per corrispondenza. Poter smaltire quindi tutti gli imballaggi in modo corretto per l’ambiente e l’economia circolare fa stare molto meglio.


Un altro oggetto difficile da smistare nella raccolta differenziata è il blister.

Si tratta di un contenitore fatto di una parte concava, che accoglie il prodotto confezionato, e di un coperchio ad essa aderente.

Esso lo associamo anzitutto ai medicinali.

Ma in realtà la sua applicazione è più vasta. La stessa tecnica consente il confezionamento di diversi prodotti di piccola taglia in esposizione presso le rivendite, cosiddetti blister a conchiglia.

Ad esempio piccoli prodotti informatici, come le penne usb, oppure cosmetici, come il burro di cacao o lo spazzolino da denti, oppure alcune lampadine possono avere lo stesso tipo di imballaggio.

A volte hanno la sagoma dell’oggetto che avvolgono, e riempiono l’intera confezione che è chiusa in una scatola di cartone, come per alcuni oggetti elettronici, telefonia o informatici.

https://www.farmores.com/blister-informazioni-e-confezionamento/

https://www.lamiapendrive.it/product_info.php?products_id=474


Si tratta di un materiale composto: la parte concava è in genere in plastica trasparente, più spesso in PVC, o talvolta in alluminio. La parte coprente può essere nello stesso materiale oppure di carta.

La componente cartacea o di alluminio potranno essere facilmente riciclate.

Viceversa quella plastica, anche se con essa va conferita, difficilmente troverà una nuova vita nell’impianto di riciclo, ma più probabilmente andrà alla termovalorizzazione.

http://it.ylprinting.com/pvc-blister-packaging-tray/


Esistono però aziende che hanno capacità di riciclarli. Speriamo possano trovare rapidamente diffusione e impiego sul territorio. 

https://www.mgrecycling.it/riciclaggio-blister/


Ed esistono persino aziende che dichiarano di poter produrre penne usb insieme con il loro imballaggio interamente biodegradabili!  

http://branmedia.it/box_dx.php?id=green


Qui un video su una forma di riciclo creativo dei blister dei farmaci.

https://www.pianetadonne.blog/alcune-idee-riciclare-blister-dei-farmaci/


Attenzione però: se il blister contiene ancora farmaci, essi vanno smaltiti in farmacia e non nella raccolta domestica dei rifiuti!

https://www.altroconsumo.it/salute/farmaci/consigli/farmaci-smaltimento


Raccogliere informazioni in questo ambito mi ha fatto pensare a degli oggetti che ho conosciuto quando erano innovativi e che stanno ora andando progressivamente in disuso: cd e dvd.

Sia per il loro imballaggio, sia per l’oggetto stesso, è interessante sapere come vanno correttamente smistati.

Vanno interamente smaltiti nell’indifferenziato. La custodia non è un imballaggio ma fa parte dell’oggetto fino al fine vita.

https://pianetadelleidee.altervista.org/2017/09/dove-si-buttano-i-cd-e-le-custodie.html

https://www.bafu.admin.ch/bafu/it/home/temi/rifiuti/guida-ai-rifiuti-a-z/cd-e-dvd.html


Ancora qualche esempio di riciclo creativo:

https://www.tuttogreen.it/riciclare-cd-e-dvd/


Ricordiamo: il multimateriale ed in particolare la plastica viene riciclata ad un costo che viene sostenuto all’origine dal produttore o dal suo importatore o distributore. Questo costo viene sostenuto solo per gli imballaggi degli oggetti.

Qui qualche elenco di cosa rappresenta un imballaggio e cosa no.

http://www.geovest.it/uploads/C009_centalogo%20DA%201%20A%2011.pdf

http://www.uisp.it/reggioemilia/files/principale/oldnews/162_news_dovelogetto.pdf

https://sites.google.com/view/vocariciclario/categorie-di-rifiuti/imballaggi-in-plastica

http://www.conai.org/imprese/cos-e-imballaggio/cosa-non-e-imballaggio/#1


A questa pagina tantissime informazioni sugli imballaggi. La storia del packaging, del suo design, ma soprattutto le più recenti introduzioni nel mercato a maggiore sostenibilità ambientale:

https://wearepackagingfans.com/site/150-anni-di-packaging-limballaggio-per-una-vita-comoda/


Un approfondimento sulle plastiche utilizzate negli imballaggi: la differenza tra termoplastiche e termoindurenti, limiti e possibilità del riciclo, significato della termovalorizzazione.

https://www.zerosprechi.eu/index.php/falsi-miti-plastica


Tornando agli imballaggi che entrano nella nostra casa, c’è un materiale che apprezziamo fin da bambini particolarmente. In genere circonda gli oggetti fragili. Spesso lo troviamo nei pacchetti dei nostri acquisti on line oppure in alcune buste da plico, nel rivestimento interno di quelle di colore marrone chiaro. Si, sto parlando del film a bolle d’aria, pluriball, quel foglio di plastica ripieno di bottoni pieni d’aria che sono un richiamo antistress irrinunciabile.

In genere è fatto di plastica riciclabile, più spesso strati di LDPE o HDPE.

https://shop.buffetti.it/servizi-generali/spedizione-e-imballo.html

http://www.barberopietrospa.it/MaterialiProtettiviRiempimento/Film-a-bolla-aria-AIRCAP.aspx


Anche questo non è un banale materiale da imballaggio ma un fenomeno di costume, che ha avuto anche applicazioni nel mondo della moda.

https://www.tiriordino.com/fai-da-te-bricolage/pluriball-mania/


E pensare che era stato inventato nel 1957 come materiale isolante per le pareti degli appartamenti, tipo tappezzeria!

https://blog.ratioform.it/pluriball-un-passato-insospettabile/


Sembra purtroppo però che questo materiale possa essere sostituito con altri più convenienti e più sostenibili. In futuro i bambini non conosceranno il divertimento di far scoppiettare tutte le palline d’aria..

https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/addio-alla-plastica-da-imballaggio-con-le-bolle-che-scoppiano


Ecco come riciclare le buste da plico che contengono carta all’esterno e pluriball all’interno:

https://www.stile.it/2018/04/02/buste-imbottite-come-riciclarle-id-183551/


Parliamo ancora di un componente indispensabile nel garantire l’integrità dei pacchi che arrivano in casa: il nastro adesivo, che negli usi più semplici casalinghi chiamiamo scotch (sembra che fosse un materiale fatto in economia di colla all’origine e per questo “scozzese”).

Esso va normalmente smistato nell’indifferenziato, indipendentemente dal materiale di cui è costituito (carta, oppure plastica, PP oppure PVC) : la colla presente non ne consente il riciclo.

https://www.imballaggi-2000.com/22-nastri-adesivi

https://pianetadelleidee.altervista.org/2018/04/dove-si-butta-lo-scotch-nastro-adesivo.html


Tuttavia esistono produttori di nastro adesivo compostabile, nonostante la colla. Speriamo che il loro prodotto possa avere rapida diffusione:

https://www.friendlyshop.it/shop/scotch-di-carta-compostabile/




In conclusione, abbiamo affrontato componenti di imballaggi che entrano molto frequentemente nelle nostre case, ma di cui qualche dubbio sul loro destino esiste.

Molti di essi, abbiamo visto, possono essere sostituiti con componenti compostabili di sicuro minore impatto ambientale e più facile smistamento nella raccolta differenziata.

Speriamo in una rapida implementazione: spesso questi prodotti sono piccoli, leggeri, e hanno una estrema capacità di sfuggire al sacchetto e inquinare l’ambiente.

Alla prossima stilla!





Vi ricordo dove scaricare una piccola guida da stampare ed avere sempre in evidenza per il corretto smistamento dei rifiuti dei contenitori per alimenti:

http://www.ecor.it/upload/Files/Manuale_Raccolta%20differenziata%20prodotti%20Ecor.pdf


Due approfondimenti del CONAI (Consorzio Nazionale per il Recupero degli Imballaggi) ed uno del COMIECO (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base cellulosica):

Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2017/07/Linee-Guida_Riciclo_Plastica.pdf

Liste degli imballaggi in plastica nelle fasce contributive:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/2020/02/Lista_imballaggi_plastica_nelle_fasce_contributive_2020.pdf

Linee guida per l’etichettatura ambientale degli imballaggi:

https://www.comieco.org/downloads/6431/1994/etichettatura-imballaggi-cellulosici_linee_guida_07_26236.pdf


E qui i collegamenti alle precedenti stille di raccolta differenziata:

1. Tubetto di dentifricio.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/01/stille-di-raccolta-differenziata-1-il.html

2. Tappi di bottiglia.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/02/stille-di-raccolta-differenziata-2-i.html

3. Contenitori di alimenti in frigorifero (prima parte).

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/03/stille-di-raccolta-differenziata-3.html

4. Contenitori di alimenti in frigorifero (seconda parte).

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/04/stille-di-raccolta-differenziata-4.html

5. Contenitori di alimenti in dispensa.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/05/stille-di-raccolta-differenziata-5-la.html

6. I poliaccoppiati.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/06/stille-di-raccolta-differenziata-6-i.html

7. La sporta.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/07/stille-di-raccolta-differenziata-7-la.html