Introduzione

ECOLOGIA, CUCINA E ECONOMIA DOMESTICA: L'INIZIO.

Le azioni quotidiane più semplici, come fare la spesa, cucinare, raccogliere i rifiuti, vengono perlopiù svolte seguendo insegnamenti di ba...

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lunedì 15 febbraio 2021

Impronta di Carbonio

In questo post vi mostro come ho calcolato la mia impronta di Carbonio relativa all’anno 2020.


Spesso si legge questo termine su qualche pagina Web e magari si trova anche un piccolo questionario per calcolare la propria.

Si passa da definizioni complesse e metodi di misura farraginosi a dei simpatici quiz con animazioni da cartone animato approcciabili da un bambino di 10 anni.


In pratica si vuole misurare il proprio impatto ambientale sulla produzione di gas serra clima alteranti.


Ma cosa si intende precisamente?

Il termine è la traduzione dell’inglese Carbon footprint.


Stando alla definizione dell’ENEA, la carbon footprint è un indicatore per misurare, monitorare, rendicontare e verificare le emissioni o la rimozione di gas serra per l’ottenimento di un prodotto o di un servizio.


Detto in termini più semplici, al giorno d’oggi ognuno di noi, come consumatore, può farsi un’idea dell’impatto ambientale che ha la produzione di un bene, ad esempio una tazza di caffè, un acquisto per corrispondenza o un viaggio, e fare scelte che privilegiano le opzioni a minore impatto ambientale. Per misurare (e confrontare) l’impatto ambientale di uno o più beni si usa l’impronta di carbonio o carbon footprint.


Anche se il principale gas a effetto serra clima alterante è la CO2, esso non è l’unico. Per questo motivo si parla di tonnellate equivalenti di anidride carbonica, con questa unità di misura tenendo conto di tutti i gas clima alteranti.

https://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/EAI/anno-2011/indice-world-view-3-2011/indicatori-di-sostenibilita-ambientale-la-carbon-footprint


Il tema è estremamente rilevante.

Sono noti a tutti gli estremi di questa discussione: Greta Thunberg, le principali associazioni ambientaliste mondiali, che invitano le popolazioni, ma soprattutto i loro governi, a prendere severi provvedimenti per limitare l’emissione di gas serra (ed il loro temibile effetto sul riscaldamento globale). Dall’altro lato, l’ex presidente degli Stati Uniti ma anche i meno rumorosi principali paesi industrializzati del mondo, soprattutto dell’Asia, che non sembrano affatto voler rinunciare a risorse ad alto impatto ambientale (carbone, petrolio) per far crescere la loro economia.


Ma, forse a vantaggio proprio di chi si oppone alla sensibilizzazione sul tema, si tende a focalizzare l’attenzione su tematiche distanti da quello che è il principale contributo alla lotta al cambiamento climatico.

Il risultato più rilevante lo produciamo tutti noi cittadini. Con le nostre azioni e le nostre scelte: quello che mangiamo, come ci muoviamo, l’energia che consumiamo a casa, i nostri spostamenti, i nostri acquisti.

 

Se, diversamente da come accade, la discussione quotidiana dei media fosse maggiormente focalizzata su questi elementi, si otterrebbero risultati più rilevanti.


Per fare un esempio, è inutile criticare le scelte energetiche di Donald Trump, se poi si tiene riscaldata la casa a 22 gradi da novembre ad aprile (consumando un sacco di energia, emettendo tanta CO2).


Ma, appunto, scopriamo che le conoscenze su come incidere sulle nostre emissioni sono poco diffuse, anche tra chi mostrerebbe un’opinione favorevole a ridurre il riscaldamento globale.


Lo scopo di questo post è proprio quello di mostrarvi come, approssimativamente, calcolare la propria impronta di carbonio, cioè l’insieme delle emissioni in gas serra CO2 equivalenti prodotte, e come impegnarci per ridurle a partire da stasera.


Non è un calcolo semplice e conto naturalmente di migliorare in futuro.


Per l’anno 2020 ho valutato:

1 i miei consumi alimentari,

2 i miei spostamenti,

3 i miei consumi energetici.


Non ho potuto valutare:

l’uso di internet,

i miei acquisti (libri, vestiti..),

tutto ciò che è inerente la mia attività lavorativa,

quant’altro andrebbe a numero ma non ho neanche immaginato (teatro, televisione etc).


1 Consumi alimentari

Credo sia abbastanza diffusa la conoscenza che quello che mangiamo può avere un impatto ambientale significativo.

In particolare molte persone sanno che gli allevamenti di bovini possono essere dannosi. 

Ma l’associazione che tutti facciamo è con la carne di manzo, non con il latte ed i formaggi.

Penso inoltre che a molti sfugga il viaggio intercontinentale di diversi alimenti di cui facciamo abbondante uso quotidiano: caffè, tè e cioccolato, ma anche l’ananas e le banane.

https://ilfattoalimentare.it/impatto-ambientale-alimenti-studio.html


Come possiamo fare le scelte più attente per l’ambiente?

Il primo metodo è semplice: ricorriamo ad uno dei programmini facili che si trovano sulle pagine web.

Ad esempio il sito web mioecomenu ci consente di fare un menu giornaliero, o di un periodo di tempo più lungo, e ci calcola l’impatto ambientale delle nostre abitudini alimentari, dandoci validi esempi su come migliorare.

Ci mostra le conseguenze delle nostre scelte in termini di consumo di acqua e di deforestazione. Ci aiuta a scegliere opzioni migliori, tenendo conto anche della salute. Ma non ci restituisce un dato numerico in termini di CO2 equivalenti.

https://www.mioecomenu.it


Per avere una stima più precisa occorre fare qualche sforzo in più.

Ho registrato su una agenda tutto quello che ho mangiato nell’anno 2020.

Poiché sarebbe stato un lavoro imponente farlo per ogni giorno dell’anno, ne ho raccolto un campione rappresentativo: quattro settimane di fila, per 4 mesi all’anno (febbraio maggio luglio novembre, cioè uno per ogni stagione).

E’ stato un gesto estremamente utile: ho riletto alcune ricette che ho mangiato che avevo dimenticato, ho potuto valutare se avevo una dieta sbilanciata (ce l’avevo, tendevo a mangiare pochi legumi e tanto formaggio) e soprattutto ho calcolato la mia impronta di carbonio.


Ho trasferito a fine anno i dati dell’agenda in una tabella dove nella prima colonna ho messo il tipo di alimento ed il peso della porzione, e nelle colonne successive il numero di porzioni mangiate nelle settimane a campione.

Esempio:

Carne di manzo (150g): 6 (inverno) 0 (primavera) 3 (estate) 5 (autunno). 


La somma è di 14 porzioni ma va divisa per le 16 settimane del campione. La mia media settimanale è quindi di 150g per 14 diviso 16: 131,25g. Questo dato va moltiplicato per 52, il numero delle settimane dell’anno. Fa 6.825 g.


Come faccio a sapere 7kg di carne di manzo quante emissioni di CO2 equivalenti valgono?

Ricorro a fonti attendibili.

Our world in data mostra un chiaro grafico ed una chiara tabella, e soprattutto il valore ottenuto è stato calcolato da uno studio scientifico pubblicato su una rivista di chiara fama (Poore, J., & Nemecek, T. (2018). Reducing food’s environmental impacts through producers and consumers. Science, 360(6392), 987-992).

https://ourworldindata.org/grapher/ghg-per-kg-poore


Certo, potrebbe accadere che questi dati vengano ricalcolati da altri autorevoli autori, con strumenti diversi, magari tenendo conto di certe diversità territoriali (mangiare carne di manzo in Europa potrebbe avere un impatto maggiore che in Sudamerica, oppure mangiare carne di una fattoria ne ha uno nettamente minore rispetto ad un allevamento intensivo) e quindi portare a valori differenti.

Come anticipato, è davvero difficile ottenere un calcolo preciso.

Ma, vedrete anche voi, certi trend sostanzialmente non cambiano: mangiare meno carne significa ridurre le emissioni di gas clima alterante (e fa anche bene alla salute).


Tornando alla mia impronta di carbonio, i quasi 7kg di carne di manzo che ho mangiato nel 2020 vanno moltiplicati per 99,48: infatti secondo lo studio in questione produrre 1 kg di carne di manzo costa 99,48 kg di CO2. Per la mia dieta, fanno 678,95 kg di CO2!

E’ un dato che fa strabuzzare gli occhi!

Mangiare meno carne fa bene al pianeta, è moralmente appagante, fa bene alla nostra salute. Ed è tutta una scelta nostra, non di Trump né di Confindustria.


Vediamo ancora:

Pollo (200g): 12 porzioni totali nel periodo a campione che portano a 7.800g annui, da moltiplicare per 9,87: 76,98 kg di CO2.

L’impatto del pollo è praticamente 10 volte inferiore a quello della carne bovina. Ed è una carne più salutare.


Pesce (300g): 32 porzioni totali per 31.200g annui, da moltiplicare per 13,63: 425,26 kg di CO2.

L’impatto del pesce non è cosa facile da calcolare. Gli autori si riferiscono a pesce di allevamento (la pressoché totalità del salmone che mangiamo, ad esempio) ma non tutti i pesci hanno lo stesso impatto: far crescere un salmone di 1kg chiede 4 volte il mangime che fa crescere dello stesso peso il rombo o la trota.

Il pesce pescato con strumenti a basso impatto è sostenibile e verosimilmente ha una impronta di Carbonio minore.

Teniamo comunque questo dato, non basso (maggiore del pollo).


Uova: 47 porzioni totali (un uovo pesa mediamente 70g), 10.692g annui, da moltiplicare per 4,67: 49,93 kg di CO2.

L’impatto delle uova, come del pollo, è nettamente inferiore. Sono alimenti sani e ricchi di nutrienti. Attenzione però al colesterolo!


Formaggio (50g): 140 porzioni totali!, 22.750g annui, da moltiplicare per 23,88: 543,27 kg di CO2.

Questa è stata una delle rivelazioni più importanti della mia analisi. Mi sono reso conto, per gusto, per comodità, di esagerare con i formaggi nella mia dieta. Forse anche per limitare la carne. Ma sono alimenti ricchi di grassi, eccederne fa male.

Anche in questo caso, non è possibile ottenere una distinzione tra le origini del formaggio: di bufala, di vacca, di capra o di pecora. Certamente l’impatto degli ultimi due allevamenti è minore, ma la stragrande maggioranza dei formaggi che consumiamo sono a partenza da latte vaccino. Ed infatti hanno un impatto molto significativo: maggiore delle uova, del pollo, del pesce.


Carne di maiale (100g): 33 porzioni totali, 10.725g annui, da moltiplicare per 12,31: 132 kg di CO2.

Del maiale non si butta niente. Ed il suo allevamento ha anche un impatto ambientale nettamente minore rispetto al bovino. Si tratta di una carne molto amata da noi italiani, se pensiamo che è alla base della maggioranza degli insaccati.


Caffè: 968,5 tazzine all’anno (circa 3 al giorno). Per fare una tazzina servono 5 g di caffè, quindi il totale annuo è 4.842g, da moltiplicare per 28,53: 138,14 kg di CO2.

L’impatto del caffè è importante, sia per il consumo di suolo per le coltivazioni, sia per il viaggio che faranno i chicchi coltivati nella fascia tropicale.

Anche se il peso finale del caffè consumato resta basso (meno di 5 kg per me in un anno, con una media di 3 tazze al giorno), la sua diffusione a livello mondiale lo rende un alimento di impatto significativo.


Cioccolato (30g): 3.607g annui, da moltiplicare per 46,65: 168,26 kg di CO2.

L’impatto della coltivazione del cacao è davvero molto rilevante, secondo solo all’allevamento bovino.

E’ una riflessione che bisogna fare. Molte volte si può preferire un dolce non a base di cioccolato, cogliendo l’opportunità di conoscere sapori diversi.


Frutta: circa 97 porzioni in 16 settimane (6 a settimana), per un totale annuo di 315 ed un peso medio di 100g (31.500g), da moltiplicare per 0,40: 12,60 kg di CO2.

Per la verità il calcolo sarebbe più complicato: l’impatto di frutti da albero, facili da trasportare e conservare, di provenienza vicina, è quello basso indicato. Ma questo è facile per mele, pere, agrumi e così via.

Ma se si pensa alla frutta tropicale (banane e ananas, ad esempio) oppure a quella coltivata in serra, allora l’impatto sale.


Patate (200g): 61 porzioni, 39.650g all’anno, da moltiplicare per 0,46: 18,24 kg di CO2.


Riso, farina e cereali (70g): 20 porzioni a settimana, 73.710g annui da moltiplicare per 1,57: 115,72 kg di CO2.


Latte (vacca, capra, 200g) e yogurt (100g): 32.500g + 13.325g annui da moltiplicare per 3,15: 144,35 kg di CO2.


Verdura: 125.287g annui, da moltiplicare per 0,53: 66,40 kg di CO2.


Legumi (100g): 16.575g annui, da moltiplicare per 0,98: 16,24 kg di CO2.


Vino (125g): 55.575g annui, da moltiplicare per 1,79: 99,48 kg di CO2.


Latte vegetale (100g): 14.950g annui, da moltiplicare per 0,98: 14,65 kg di CO2.


Totale: 2.700,47 kg equivalenti di CO2.


Se avessi evitato di mangiare carne bovina e dimezzato le porzioni di formaggio e di cioccolato, avrei avuto un impatto intorno a 1.600 kg equivalenti di CO2. Questo ci dimostra quanto sia importante l’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari, e dunque quanto sia facile per ognuno di noi cambiare il mondo, se solo lo si vuole fare.


2 Spostamenti

Anche calcolare i propri spostamenti richiede uno sforzo di pianificazione.

Bisogna considerare: gli spostamenti extraurbani e extraregionali, come ad esempio quelli fatti in treno e quelli fatti in aereo.

L’uso dell’auto, della motocicletta.

L’uso dei mezzi pubblici.

Spesso occorre ricorrere ad un dato forfettario: come faccio a calcolare gli spostamenti che ho fatto come passeggero nell’auto di un amico?

Come faccio a calcolare in un anno intero l’uso dei mezzi pubblici?


Cominciamo dalle cose più semplici.

Nell’anno 2020, grande complice la pandemia SARS COV2, non ho mai preso l’aereo e ho fatto solo un viaggio in Treno, da Napoli a Bolzano in Trentino Alto Adige e ritorno.


Dei trasporti ci eravamo occupati 1 anno e mezzo fa nel nostro blog e da lì prenderemo i riferimenti per i nostri calcoli.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2019/08/trasporti-co2-e-compensazione.html


L’emissione media di CO2 del trasporto ferroviario è di 65g per km per passeggero.

Un viaggio fino a Bolzano è lungo circa 800km. Con il ritorno fanno 1600 km. Quindi 65x1600 fanno 104kg di CO2.


Quest’estate mi sono mosso con la mia auto e ho fatto una crociera in barca a vela. In una settimana abbiamo consumato circa 150L di gasolio. Ma eravamo 6 ospiti: sono 25 L di carburante a testa.

La combustione di un litro di gasolio emette 2600g di CO2. In questa vacanza ho quindi prodotto 65kg di CO2.

https://www.econologia.it/Emissioni-co2-litri-di-carburante-benzina-o-diesel-gpl/


Sono stato inoltre nel corso dell’anno 3 volte a Capri, che ho raggiunto con la nave. Il tragitto è di 25 km (circa 14 miglia nautiche) per un totale di 150km. Il traghetto ha un consumo medio di 115g di CO2 per km per passeggero: fanno 17,25 kg di CO2.

https://www.co2nnect.org/help_sheets/?op_id=602&opt_id=98&nmlpreflang=it


Veniamo ora ai mezzi di trasporto privato: l’automobile e la motocicletta.

Ribadisco che per l’auto è necessariamente una stima: non posso proprio calcolare le volte che ho usato l’auto dei miei genitori o che sono stato ospite.


Nel 2020 ho alternato 2 automobili con mio fratello (la jeep Cherokee e la jeep Patriot):

da gennaio a febbraio ho usato la Cherokee, con cui ho percorso 387km.

Come faccio a saperlo? Ho letto il tachimetro il primo dell’anno e nel momento in cui l’ho passata a mio fratello.

Da marzo a dicembre invece ho guidato la Patriot, con cui ho fatto 4207km.


La jeep Cherokee è una vecchia auto. Come conoscerne il consumo medio? Per tutto il 2019 ho contato ad ogni rifornimento i litri di carburante messi nel serbatoio ed alla fine dell’anno ho diviso per questi i chilometri percorsi. Ho scoperto che è un auto che percorre 10,5 chilometri con un litro. E’ un fuoristrada, ha più di 20 anni, ma è comunque un consumo molto alto, impensabile per le auto di oggi.

Per quanto ci siamo affezionati, è un auto oramai obsoleta e contiamo di cambiarla presto.

Comunque, dividendo 387km per 10,5 si ottengono circa 37 litri di carburante (gasolio).

La Patriot è un auto moderna (ha solo 10 anni) e dispone di un computer di bordo che ci comunica il consumo medio: circa 14,5 km/l. Il consumo nel 2020 è stato di 290L di gasolio. 

Non ho usato quasi mai l’auto da solo, ma in coppia o in più persone. Quindi, il dato che otterrò andrà diviso per la media di 2 persone che hanno normalmente percorso gli stessi chilometri insieme con la stessa auto. (290+37) x 2600 = 850.200 /2 = 425,1 kg di CO2.


Al contrario, la motocicletta l’ho usata più spesso da solo.

Con lei ho percorso 1242km nel 2020. Pochi, rispetto agli anni passati. Un po’ ci si fa grandi e si fanno meno gite fuori porta, soprattutto però uso la bici elettrica per andare a lavoro. Comunque, con un consumo medio di 16,3 km/l (anche questo ottenuto da un meticoloso registro dei litri di carburante immessi ad ogni rifornimento) ho consumato 76,20L di benzina. Questo dato va moltiplicato per 2300 (sono i grammi di CO2 emessi dalla combustione di un litro di benzina) e si ottengono 175,26 kg di CO2.


Bisogna infine tenere conto del trasporto pubblico. Mi è difficile in realtà fare questo calcolo, perché non ho tenuto conto ogni volta che ho preso la metro o la funicolare del percorso che ho fatto. Inevitabilmente mi tocca fare una stima di massima. Quest’anno ho usato la metropolitana nettamente meno degli anni passati, sempre a causa della pandemia. Credo di poter dire di averla usata in media meno di una volta a settimana, forse due volte al mese. 

Più spesso, ma sempre con pari frequenza, dato l’uso prevalentemente di piacere nel fine settimana, ho usato la funicolare. Entrambi sono mezzi di trasporto su ferro, e possiamo considerare un consumo di 65g di CO2 per km per passeggero.

Il percorso medio di metropolitana è di 4km, fino a lavoro, mentre quello di funicolare è circa la metà, 2 km.

Quindi 4km andata, 4km ritorno, 2 volte al mese, per 12 mesi, per la metropolitana, e la stessa cosa, ma 2km, per la funicolare: sono 288km annui, che moltiplicati per 65 g di CO2 fanno 18,72 kg di CO2. 


Il totale di emissioni di CO2 dovute ai miei spostamenti è di circa 805kg di CO2.


Anche qui sono d’obbligo alcune riflessioni: da una parte, è stato un anno in cui si è viaggiato poco, e questo ha ridotto in modo molto significativo il mio impatto ambientale. Dall’altra, le emissioni maggiori vengono dalla mia automobile: sia essa la Cherokee o la Patriot, sono auto vecchie, grosse, pesanti e inquinanti. Se comprassi un’auto nuova, più piccola, consumerei (e inquinerei) la metà!

L’uso dei mezzi pubblici, della bicicletta elettrica sono le scelte quotidiane che mi consentono di tenere molto basso il mio inquinamento. Che sarebbe se facessi questi spostamenti ogni giorno con l’auto? Eppure tante persone, mie coetanee, destinatarie di questi interventi, fanno proprio questo..


3 Consumi energetici

Questo è dato più obiettivo che possiamo ottenere, perché viene accuratamente misurato dai contatori di energia elettrica e gas della casa.

Certo, quando sono stato in Trentino, in barca a vela, in Cilento, a Capri o ho fatto qualche week end fuori, non ho potuto contarli.

Ma il grosso dei consumi avvengono a casa.

Anche se potrei dedurli dalle bollette, ho avuto un monitoraggio continuo per tutto l’anno: ho segnato quanto riportato dal contatore il primo giorno di ogni mese.


Per il gas abbiamo consumato 125,506 smc, che equivalgono a 1342 kWh.

Per l’energia elettrica abbiamo consumato 1742 kWh.

I consumi vanno divisi per 2 (gli occupanti della casa).

Anche qui ricorriamo ad alcuni dati precedentemente pubblicati sul blog.

Un kWh di energia ottenuto dal gas fa emettere 200g di CO2. Quindi 1342x200/2 fanno 134,2 kg di CO2.

Un kWh di energia elettrica in media in Italia fa emettere 307g di CO2. Quindi 1742x307/2 fanno 267,4 kg di CO2.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/search/label/RISPARMIO%20ENERGETICO%20DOMESTICO


Il totale dei consumi energetici domestici è di 401,6 kg di CO2.


A casa c’è molta attenzione verso il risparmio energetico. Ma conto che la completa transizione alle lampadine a led, il passaggio alle piastre a induzione e ad uno scaldabagno elettrico più evoluto, con la chiusura dell’utenza del gas, possano portarci ad un risparmio e ad una riduzione di emissioni ancora maggiori.


In base a quanto ho saputo calcolare, la mia impronta di carbonio per l’anno 2020 è stata di 3907 kg di CO2. Sono quasi 4 tonnellate!


L’emissione media di CO2 pro capite italiana nel 2019 è stata stimata in 5570 kg di CO2.

https://ourworldindata.org/co2-emissions


Ma a fare questo dato è stato un calcolo ottenuto dai consumi energetici globali della nazione, in termini di combustibili fossili.

Certo, sono inclusi tutti gli approvigionamenti di carburante, tutta l’energia consumata (abitazioni, scuole, uffici, industrie, allevamenti etc).

Ma tutto ciò che è stato importato e parte dei trasporti internazionali ne sono esclusi. Così come il consumo delle attività in rete internet.

https://folk.universitetetioslo.no/roberan/GCB2020.shtml

https://www.climatewatchdata.org/data-explorer/historical-emissions?historical-emissions-data-sources=cait&historical-emissions-gases=all-ghg&historical-emissions-regions=All%20Selected&historical-emissions-sectors=total-including-lucf&page=1


E’ stato fatto un calcolo che tiene conto dell’importazione ed esportazione di beni: l’Italia importa circa il 33% di CO2 rispetto a quella che produce.

Circa il 10% di CO2 prodotto dalla Cina viene esportato in forma di beni venduti all’estero.

Non di deve meravigliare: quanto made in PRC conosciamo? Elettronica, tessuti, oggettistica…


La fonte che ho citato, per quanto interessante, non aiuta a misurare l’impatto delle mie abitudini sulla carbon footprint.

Peraltro, la media globale terrestre nel 2017 è di 4,8 tonnellate per persona. Difficile che io, per quanto sia attento, possa avere una impronta inferiore a quella di tanti milioni di persone ai limiti di povertà che ci sono al mondo.


Diventa quindi difficile capire se il mio consumo di 4 tonnellate è sopra o sotto la media, calcolato per le abitudini quotidiane di una persona.


Sappiamo però che per ridurre il riscaldamento globale dovuto all’incremento dell’effetto serra, dovremmo portare la media mondiale a 2 tonnellate di CO2 a persona.

https://www.nature.org/en-us/get-involved/how-to-help/carbon-footprint-calculator/


Come vi dicevo all’inizio, esistono dei calcolatori di facile uso per stimare la propria impronta di carbonio.

Dalle domande che vi pongono, vedrete che sostanzialmente anche questi valutano le abitudini alimentari, i consumi energetici dell’abitazione e gli spostamenti, come ho fatto io.

Qui alcuni esempi:


https://footprint.wwf.org.uk/#/

https://www.footprintcalculator.org/

https://offset.climateneutralnow.org/footprintcalc

https://www.carbonfootprint.com/calculator.aspx

https://klima.com


In grassetto quello che mi è parso più preciso.

Anche se non svelano il metodo di calcolo, e talora non forniscono neanche il risultato finale in termini di CO2 equivalente, mostrano di tener conto almeno in parte dei nostri acquisti (ad esempio del vestiario) oppure se abbiamo in casa il gatto o il cane.


Uno di questi calcolatori ci dà il risultato in una diversa unità di misura: l’ettaro globale.

Più precisamente, questo non misura l’impronta di carbonio ma l’impronta ecologica.

In questo calcolo, viene considerato più in generale lo sfruttamento di risorse terrestri che una persona richiede. Ad esempio, per allevare un bovino, occorre acqua, suolo, energia. E poi occorre smaltire rifiuti.

Questo valore finisce col restituirci bene l’idea di eccesso di risorse che consumiamo. Ad esempio, la nostra nazione, l’Italia, ha una impronta ecologica 3 volte superiore a quella che potrebbe sostenere, con le sue risorse e la sua estensione geografica.

https://data.footprintnetwork.org/#/

https://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica


Comunque sono facili da usare e aiutano subito a cogliere quali sono nella pratica quotidiana le abitudini da modificare per ridurre la propria impronta di carbonio o impronta ecologica.


Qui una bella pagina su numerosi e dettagliati consigli: trasporti, alimentazione, consumo di acqua, consumo di energia, gestione dei rifiuti. 

https://youmatter.world/en/definition/definitions-carbon-footprint/


E qui invece una valida spiegazione dell’impatto delle attività in rete: pagine web e email, ma soprattutto streaming, acquisti on line, social.

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/emissioni-co2-ambiente-internet-quanto-inquina-nostra-vita-digitale-effetto-serra-consumi-invisibili-streaming-app-video/eb680526-5363-11eb-b612-933264f5acaf-va.shtml


Calcolare l’impatto di ogni singola attività, dall’invio di una email alla visione di un lungometraggio su youtube è arduo. Ma, nel complesso, l’attività on line si ritiene abbia inciso per più del 3% dell’impronta di carbonio mondiale!


Nell’intero post ci siamo concentrati sul calcolo basato sulle abitudini quotidiane di un individuo. Non abbiamo posto alcuna attenzione al fatto che questo concetto può essere applicato anche ad un singolo oggetto.

Per esempio, il venditore di caffè potrebbe calcolare la carbon footprint di una tazza del suo caffè e pubblicizzarla. In realtà c’è molta ambizione verso questa direzione. Sarebbe bello un giorno poter leggere sull’etichetta la carbon footprint di ogni bene prima di scegliere un acquisto: alimentare, ma anche un capo di abbigliamento, una bicicletta, uno di elettronica (beni particolarmente ad alto impatto e di scarsa longevità).

https://productcarbonfootprint.it/?gclid=Cj0KCQiAkuP9BRCkARIsAKGLE8VXQy7k_ei_lf7SCNeOVmQDcKUp3z9969St4y97pvgwS7wLKhXhfVQaAqI4EALw_wcB


Le basi normative per la standardizzazione della misura della carbon footprint: ISO 14067, UNI EN ISO 14040, 14044,14064.

https://www.reteclima.it/carbon-footprint-impronta-di-carbonio-di-prodotto-e-di-processo-iso-14067-ed-iso-14069/


Bene, spero che questo argomento abbia appassionato voi quanto me, e che provvediate subito a confrontare le vostre azioni con quanto proposto in questo post.

Io vi rimando all’anno prossimo, dove valuteremo se ho migliorato la mia carbon footprint e quando studieremo più nel dettaglio quanto esiste per COMPENSARE i danni prodotti.

martedì 13 agosto 2019

TRASPORTI, CO2 E COMPENSAZIONE

Cari tutti,
il tema del mese ci tiene fuori dalla cucina di casa.
Agosto è un buon periodo per approcciare una problematica strettamente connessa con l’ecologia: l’eccesso di emissioni di anidride carbonica (CO2) dovuto ai trasporti.
E’ uso di tutti noi ad agosto andare in vacanza. Quando eravamo piccoli c’era la villeggiatura, oggi è più facile fare un viaggio, che dura sicuramente meno, ma che ci porta più lontano. 

Sappiamo che la Terra sta andando incontro ad un riscaldamento globale. 
Effetti ne sono l’aumento delle temperature medie, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare, l’intensificazione di fenomeni meteorologici estremi.
Questo riscaldamento dipende molto dall’incremento di gas serra (greenhouse gas, in inglese) nell’atmosfera terrestre, che ne amplifica l’effetto serra.
Tra i gas che stanno incrementando, molti sono di origine antropica. E tra questi, uno dei più significativi è l’anidride carbonica (CO2).

Molta attenzione oggi, tra organi di governo e opinione pubblica, è posta nel mondo proprio verso il contenimento dell’emissione di CO2.
Come sempre, il contributo di ognuno di noi, apparentemente insignificante,  quando sommato diventa in realtà il più valido.
Di conseguenza, è certamente importante ridurla, nelle azioni che ci riguardano. Questo aspetto può essere più difficile da cogliere.

Come possiamo infatti ridurre la CO2? Cosa la immette in atmosfera? La combustione di carburanti fossili, tra cui carbone, petrolio, gas naturale. Per uso industriale, per produzione di energia elettrica, entità distanti dalla nostra vita quotidiana. 
Per il riscaldamento delle case, dell’acqua, cosa che ci tocca più da vicino.

Ma un contributo molto importante lo danno i trasporti, attraverso la combustione di carburante per muovere gli aerei, le navi, i treni, i camion, le auto.
Tutti gli oggetti che usiamo, i cibi che mangiamo, i libri che leggiamo, viaggiano.
Soprattutto, siamo noi a muoverci. Ogni giorno.
Per andare a lavoro, per uscire la sera, per andare a trovare i nostri cari o portarli in giro.
Per andare in vacanza, per viaggi di lavoro.

L’agenzia europea per l’ambiente, ente dell’UE che monitora le condizioni ambientali europee, ci informa che dal 1990 al 2016 l’UE ha incrementato le emissioni di CO2 dovute ai trasporti del 26%.
La quota dovuta ai trasporti rappresenta inoltre il 27% del totale delle emissioni.
E’ anche interessante leggere che il 72,1% proviene dal trasporto su strada, il 13,6% dal trasporto marittimo, il 13,3% da quello aereo ed il restante (l’1%) da altri mezzi, tra cui ferrovie e metropolitane. 

Peraltro, questo dato è in controtendenza rispetto alle restanti fonti di emissione. L’UE, complessivamente, dal 1990 al 2017 ha diminuito le sue emissioni totali di CO2 del 21,7%.

Appare chiaro quindi come, in Europa, sia importante diminuire l’emissione di CO2 dovuta ai trasporti.

Come fare?

E’ meglio incominciare dalle cose più semplici.
Come calcolare l’impatto dei mezzi di trasporto che utilizziamo?
Come modificare le nostre scelte in maniera più sostenibile?

CITTA’
Incominciamo dalla nostra quotidianità. Molti di noi vivono in città.
Gran parte degli spostamenti può quindi avvenire con i mezzi pubblici: bus, taxi, metro.
In alternativa, possiamo usare dei mezzi privati: bici, bici elettrica, scooter, moto, auto.
Quanta CO2 emettono i mezzi di trasporto di utilizzo quotidiano?

Questo calcolatore di emissioni, pensato per il percorso casa scuola, ci dà dei valori approssimati abbastanza corretti:
scooter: 73 g/km CO2 
motocicletta: 94 g/km CO2
auto elettrica: 43 g/km CO2
auto ibrida: 84 g/km CO2
city car: 110 g/km CO2
auto media: 133 g/km CO2
SUV: 183 g/km CO2
autobus: 69 g/km CO2 per passeggero
treno: 65 g/km CO2 per passeggero
metropolitana 65 g/km CO2 per passeggero
traghetto: 115 g/km CO2 per passeggero

Se pensiamo al percorso casa lavoro, che percorriamo 2 volte al giorno, 5 giorni a settimana, 50 settimane all’anno, ci rendiamo conto di che significato possa avere un decremento percentuale di emissione di CO2.
Ad esempio il mio percorso casa lavoro è di km 4,5.
Quindi 4,5x2x5x50 sono 2250 km all’anno.
Se li percorro in metro le mie emissioni saranno di 146,250 kg all’anno. Se opto per la moto saranno 211,500 kg. Se invece andassi in auto diventerebbero 299,250 kg.
In sostanza, se dall’auto passo alla metro riduco le mie emissioni del 50%.
Meglio ancora, ça va sans dire, muoversi a piedi, in bicicletta, muscolare o elettrica.
E’ chiaro quindi come ogni singolo gesto nostro possa avere enormi conseguenze.

Non sempre questo è possibile. Il percorso casa lavoro potrebbe non essere servito da mezzi di trasporto pubblici efficienti oppure necessitiamo di fare tappe e spostamenti aggiuntivi, muoverci su strade extraurbane o tornare la sera tardi, per cui necessitiamo di un mezzo privato.

Molti di noi utilizzano un mezzo a due ruote. Ci consentono di scavalcare le auto in colonna nel traffico e di parcheggiare ovunque.
Non è una cattiva scelta. Uno scooter nuovo ed efficiente consuma circa la metà di una automobile, e parimenti inquina circa la metà:

Attenzione però. I vecchi cinquantini con motore a 2 tempi (la vespa con le marce, lo scarabeo, il sì… nel 2000 le città erano pieni di questi mezzi) inquinano nettamente di più. Negli ultimi 20 anni sono quasi scomparsi dal mercato.

In alcuni casi è necessario muoverci per percorsi interurbani. 
Pensiamo a chi vive o lavora in città piccole, con meno scelta tra mezzi pubblici, o a quelle volte in cui ci si deve spostare nel raggio di 1-2 ore di auto.
In questi casi le scelte sono in genere tra auto, bus e treno.
Spesso però, per comodità o per esigenza, la scelta è per l’auto.

AUTO
Guidare un’auto può portarci a muovere un mezzo eccellente come ecosostenibilità (un auto elettrica alimentata ad energia ottenuta da fonti rinnovabili) oppure il mezzo peggiore possibile (un enorme SUV di alta cilindrata a benzina) riguardo alle emissioni di CO2.
Alcune variabili:
1) l’auto che trasporta un solo passeggero riflette solo su questo le emissioni. L’auto che viaggia con più passeggeri invece le divide per tutti gli occupanti (se un auto emette 150g CO2 per km ma gli occupanti sono 3, il peso per ogni passeggero scende a 50g CO2. E’ il vantaggio maggiore dei mezzi di trasporto pubblici, in tema di ecosostenibilità, ed è anche il motivo per cui il car sharing è incentivato).
2) il tipo di auto: un’auto ibrida, un’auto di piccola cilindrata, di piccola massa, emette molta meno CO2 di un’auto di grande cilindrata o di grande massa.
Questo dato può essere consultato liberamente dai listini delle auto in vendita oppure dalla circolare ministeriale al punto 3.
L’acquisto della prossima auto dovrebbe essere fortemente mirato a ridurre le emissioni.
Un consorzio europeo indipendente che testa le prestazioni delle auto è questo:
Questo semplice grafico mette a paragone l’impatto di un’auto a benzina ed elettrica sia nelle fasi di produzione e smaltimento sia in quella di produzione di combustibile ed emissione di CO2 nei gas di scarico:
3) lo stile di guida: una guida fluida, esente da brusche frenate e accelerazioni, con il motore giù di giri e a filo di gas consente di ridurre di circa il 20% le emissioni.
4) in linea di principio, quanto meno carburante consuma un mezzo, tanta meno CO2 emette.
A questa pagina è possibile calcolare l’emissione di CO2 del proprio veicolo conoscendone l’alimentazione ed il consumo medio:

TRENO
Quando è possibile, bisogna viaggiare in treno.
E’ il mezzo che emette meno CO2.
Se non altro, lo leggiamo sul retro dei biglietti del treno (quelle rare volte che non lo compriamo on line).
A questa pagine delle ferrovie dello stato italiane e francesi leggiamo termini di paragone.
Si può notare che, a seconda della fonte, c’è qualche variazione del valore di CO2 emessa per mezzo. Tuttavia in termini di rapporto treno/auto piccola/auto grande/aereo rimangono sostanzialmente inalterate.

Il treno è il mezzo di trasporto su terra più ecosostenibile e la ferrovia ad alta velocità oggi lo rende competitivo per spostamenti anche nel raggio di 1000 km rispetto all’aereo.

AEREO
L’aereo viene indicato come il mezzo in assoluto più inquinante. Questo è vero in termini assoluti. 
Questa valida guida dell’agenzia europea per la sicurezza in volo ci mostra che un aeroplano bimotore per un volo di medio raggio, come tutti i voli europei, in fase di crociera, emette 10.000 kg CO2 per percorrere 1.000 km.
Cioè, emette 10 kg di CO2 per km (le auto 100-150 g CO2 per km, a seconda della dimensione).
Trasporta però 150 passeggeri. quindi 10.000 g da dividere per 150. 

Però, in fase di decollo l’emissione di CO2 è molto maggiore. Praticamente la fase di decollo equivale a 1.000 km di crociera.
Motivo per cui è da evitare per gli spostamenti su brevi distanze (inferiori a 1000 km) dove il treno è disponibile.

Il problema maggiore, in realtà, è che con l’aereo si percorre in un giorno una quantità di strada che non si percorre in tutti i restanti giorni dell’anno messi insieme.
Con un viaggio intercontinentale verso gli Stati Uniti, andata e ritorno, si percorrono dai 15 ai 25000 km, a seconda delle destinazioni.
Più che l’aereo, dunque, ad essere poco sostenibile, è proprio il trasporto intercontinentale.

A questa pagina leggiamo quante miglia percorre l’aereo che abbiamo preso:

Vacanze sostenibili significa dunque limitare i viaggi di lunga percorrenza a vantaggio di uno spostamento minore e di un soggiorno più lungo.

Concludendo, prendendo a esempio le parole di Jacopo Pasotti nel libro La scienza in valigia, codice edizioni, volare in classe economica in un aereo pieno è più ecosostenibile che fare lo stesso spostamento da soli in un SUV.
Entrambi sono però meno ecosostenibili del treno, anche ad alta velocità.
E’ una riflessione che andrebbe fatta sempre, al pianificare di una vacanza.
Questa pagina web ci permette di confrontare, a parità di percorso, le emissioni di auto, treno e aereo:

COMPENSAZIONE
Eppure, anche con la dovuta oculatezza, capita la possibilità di un volo intercontinentale.
Ebbene, potremmo compensare l’eccesso di emissioni di CO2.
Come?
Anzitutto pianificando il nostro spostamento, privilegiando un volo diretto (si limitano i km percorsi e soprattutto le fasi di decollo) oppure compensando riducendo le nostre emissioni nei restanti giorni dell’anno, usando meno l’auto ad esempio, come consigliano gli autori di questi interessanti articoli:

E poi investendo in progetti che comportino una maggiore efficienza energetica nel mondo oppure, semplicemente, piantando alberi, che sono validi catturatori di CO2.
Esempi:

Per finire qualche dato generale sulle emissioni di CO2
I principali stati emittenti di CO2:

Valori di CO2 per ogni stato del mondo:

Nel mondo l’emissione globale di CO2 è in continuo aumento:

I progressi del’UE nella riduzione di emissioni di CO2 il target del 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili è praticamente raggiunto:

Gli sforzi dell’UE per ridurre le emissioni di CO2 da mezzi su ruote:

Bene, spero di aver offerto una buona panoramica sul problema.
Spero di aver fornito i mezzi per prendere una decisione giusta sul mezzo di trasporto che usiamo ogni giorno, in città, in vacanza.
Soprattutto, spero di aver dato spunti di riflessione per un gesto alle cui conseguenze io non avevo mai riflettuto così da quando ho la patente.
In futuro affronteremo il tema delle emissioni di CO2 dalle utenze domestiche.


A presto