Introduzione

ECOLOGIA, CUCINA E ECONOMIA DOMESTICA: L'INIZIO.

Le azioni quotidiane più semplici, come fare la spesa, cucinare, raccogliere i rifiuti, vengono perlopiù svolte seguendo insegnamenti di ba...

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sabato 2 gennaio 2021

RISPARMIO ENERGETICO IN CUCINA

Un anno fa abbiamo fatto una bella panoramica sul consumo energetico domestico e sul diretto collegamento tra questo ed il prezzo delle bollette e l’emissione di CO2.

Abbiamo scoperto che il consumo energetico dipende dall’uso di energia elettrica e di gas.

Che gli elettrodomestici hanno una classificazione energetica in base al consumo che producono.

Che rimangono accesi alcuni apparecchi in standby per un anno intero per essere usati pochissime volte, consumando più da standby che in uso.

Che gli alimentatori di pc portatili possono assorbire molta energia se lasciati sempre nella presa anche a carica ultimata.

Che le nuove lampadine a LED consumano il 90% in meno delle vecchie lampadine alogene.

E soprattutto abbiamo scritto tanti consigli utili per organizzare al meglio gli elettrodomestici per evitare consumi inutili a vuoto.


Di seguito la pagina del blog: 

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2019/11/risparmio-energetico-domestico-e.html


Inoltre, per comprendere l’impatto ambientale dei nostri consumi e per confrontare le scelte tra utenze elettriche e a gas abbiamo messo in evidenza queste equivalenze.


Il gas fornito viene misurato in standard metro cubo (smc): 1 smc nella mia bolletta costa 1,06 euro. E 1 smc corrisponde a 10,69 Kilowattore (KWh). 

Ad 1 KWh ottenuto dal gas corrisponde l’emissione di 200g di CO2 ed un costo di circa 10 cent.


L’energia elettrica fornita viene misurata in KWh. Il prezzo a casa mia dipende dalle fasce orarie: F1 (dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19) costa 10 cent al KWh, F2 e F3 (dalle 19 alle 8 tutti i giorni ed il sabato, la domenica ed i giorni festivi) costa 6 cent al KWh.

L’impatto dell’energia elettrica sull’emissione di CO2 dipende dal fornitore: chi può autoprodurla con fonti rinnovabili oppure si approvigiona di sola energia elettrica da fonti rinnovabili, non ha emissioni significative. Il resto della popolazione deve controllare il proprio fornitore. Nel mix energetico nazionale (2018) 1KWh di energia elettrica produce 307g di CO2. 


Bisogna sottolineare che il prezzo delle forniture è molto variabile e vi suggerisco quindi di verificare nell’ultima bolletta il costo reale che avete affrontato per poter fare correttamente le valutazioni che seguiranno.

Personalmente ho scoperto di pagare il gas molto caro, ma d’altra parte ogni alternativa prevede offerte vantaggiosissime per un periodo limitato di tempo (in genere 1-2 anni).


Adesso iniziamo un viaggio, per varie stanze della casa, per vedere nel dettaglio come risparmiare energia elettrica o gas facendo funzionare al meglio gli elettrodomestici presenti o scegliendo di acquistare quelli più funzionali.

Partiamo dunque dalla cucina.


FRIGORIFERO

Il frigorifero è l’elettrodomestico che consuma più energia elettrica della casa.

Ingombrante, sempre accesso, consente però di mangiare sano e di conservare i cibi a lungo, riducendo quindi lo spreco alimentare.

Quanto consuma dipende strettamente dalle dimensioni, dalla classe energetica e da come lo usiamo.

Un buon frigorifero di medie dimensioni (250-300 L, freezer incluso) di circa 10 anni di vita (classe A+) incide per circa 50€ all’anno sulla bolletta (intorno al 20% della spesa per l’energia). Per confronto un frigorifero A+++ consuma la metà.

https://sceltafrigo.it/guida/quanto-consuma-un-frigorifero-vediamo-le-tabelle-dei-consumi-elettrici-di-un-frigo/

https://www.efficienzaenergetica.enea.it/servizi-per/cittadini/interventi-di-efficienza-e-risparmio-energetico-nelle-abitazioni/etichetta-energetica/etichetta-energetica-apparecchi/etichetta-energetica-per-frigoriferi-frigocongelatori-congelatori-e-cantinette.html

https://www.dday.it/redazione/28506/sai-quanto-consuma-il-tuo-frigorifero-e-quando-e-il-momento-giusto-per-cambiarlo


Chi vuole controllare i consumi del frigorifero di casa propria può fare come indicato a questa pagina: occorre dotarsi di un apparecchietto misuratore di corrente.

https://www.trialcom.it/quanto-consuma-un-frigorifero.html


Come ridurre i consumi del frigorifero?


Acquistando il frigorifero più adatto alle nostre esigenze.

Quanto più è grande, tanto più consuma. Le dimensioni devono essere proporzionate al nucleo familiare.

Tendenzialmente una famiglia piccola e media (da 2 a 4 persone) va bene con un frigorifero (e freezer) di 250 litri di capacità.

Avere un frigorifero di 100 litri maggiore significa consumare il 20% di energia in più.

Soprattutto, un frigorifero ben tenuto dura anche 15-20 anni. E’ bene quindi investire una cifra più alta per comprarne uno di qualità ed a basso consumo energetico (classe A+++): nel corso degli anni risparmieremo dalla bolletta più della differenza che avremo speso per comprarlo.

https://www.energialeggera.it/blog/quello-che-non-ti-aspetti-sul-consumo-frigorifero


Utilizzandolo nel modo migliore:

Non bisogna riporre in frigorifero pietanze calde, ma occorre che raggiungano prima la temperatura ambiente.

L’ingresso in frigo di un prodotto caldo ha due effetti negativi: alza la temperatura del frigo intero, danneggiando i cibi adiacenti, e determina un maggiore bisogno di energia per raffreddare il frigo e portarlo di nuovo alla temperatura precedente.

https://energit.it/quanto-consuma-un-frigorifero/


Evitare di tenerlo troppo pieno. Ci sono prodotti che nei mesi invernali possono rimanere fuori (patate, frutta, bibite). Più è pieno più occorre energia per raffreddare.


Utile anche aprirlo il meno possibile e per il minor tempo.


Tenendo la temperatura corretta: la manopola nel frigorifero non ci dice i gradi che imposterà ma la potenza: 1 non corrisponde a 1 grado centigrado ma al minimo della potenza.

Di norma va bene un valore intermedio ma per conoscere la potenza giusta bisogna mettere un termometro nel frigorifero e leggere la temperatura, quindi aggiustare la potenza riducendola finché non si ottiene il rendimento giusto con la potenza minore. Può anche essere necessario modificarla a seconda dello stato di pienezza del frigorifero.

La temperatura corretta di conservazione è compresa tra 4 e 6 gradi centigradi.

https://www.hoover.it/it_IT/blog/-/post/termostato-frigorifero-come-funziona


Posizionando i cibi nel modo corretto tra i ripiani. Questo determina la corretta conservazione degli alimenti che, oltre a durare per più tempo, sono più sani.

Bisogna evitare contatti o gocciolamenti tra cibi diversi.

La temperatura del frigo non è omogenea ma tende ad essere più fredda in basso e calda in alto.

Per questo gli alimenti crudi è bene stiano più al freddo in basso e quelli cotti in alto.

Il cassetto in basso mantiene una temperatura leggermente maggiore ed è idoneo per frutta e verdura.

Ecco qui un breve e chiaro video su come utilizzare correttamente il frigorifero:

https://www.youtube.com/watch?v=AyvHIWTM5F4


Posizionandolo nel modo corretto

Il frigorifero serve a tenere i cibi al freddo. Quindi per facilitarne il lavoro deve stare lontano da fonti di calore, quali fuochi, forno e termosifoni, e dall’irradiazione solare diretta.

E’ bene che abbia uno spazio di almeno di 10 cm alle spalle (ma anche di più se possibile), contro il muro, dove l’impianto possa ventilarsi in maniera adeguata e disperdere il calore del motore. 


Facendo la corretta manutenzione

Periodicamente frigorifero e freezer vanno svuotati, sbrinati, puliti.

Io lo faccio una volta all’anno, nel periodo estivo, quando non sono presente in casa per un paio di settimane.

In quel periodo lo svuoto e lo tengo spento in modo da non farlo lavorare inutilmente per tenere freddi prodotti che non consumo.


https://generazione850euro.it/frigorifero-ridurre-i-consumi-per-risparmiare-sulla-bolletta/

https://www.nonsprecare.it/come-risparmiare-energia-elettrica-in-casa/come-usare-al-meglio-il-frigorifero-senza-sprechi

https://latop10.it/quanto-consuma-un-frigorifero/


Perché il frigorifero non va acceso appena è stato consegnato e bisogna aspettare una giornata?

Il frigorifero ha un motore, che contiene dell’olio, e un circuito con del gas refrigerante.

In condizioni d’uso il frigorifero è stazionario e le due componenti sono separate.

In fase di trasporto il frigorifero può venire coricato su un lato diverso rispetto a quello di utilizzo e le due componenti possono miscelarsi.

Per evitare di danneggiare il circuito del gas occorre aspettare del tempo che le parti si separino (che l’olio precipiti verso il basso ed il circuito in alto del gas contenga solo quest’ultimo, più leggero). Questo processo richiede alcune ore e quindi per sicurezza non si accende prima di 12 ore dalla messa in posizione definitiva.

https://it.expertolux.com/interer/kuxnya/kak-pravilno-perevozit-i-cherez-kakoe-vremya-mozhno-vklyuchat-xolodilnik-posle-transportirovki.html

https://blog.liebherr.com/frigoriferi-congelatori/it/come-funziona-un-frigorifero/


COTTURA DEI CIBI


FORNO, FORNO A MICROONDE, PIANO COTTURA, PENTOLA A PRESSIONE

Questi strumenti servono tutti allo stesso scopo, cioè a cuocere i cibi. E’ giusto quindi fare prima qualche considerazione generale guardandoli contemporaneamente e poi approfondirli singolarmente: fanno tutti la medesima cosa ma ciascuno è meglio per delle specifiche esigenze.


La pentola a pressione, oltre a dare delle caratteristiche proprie di cottura, consente di dimezzare il tempo di numerose preparazioni: stufati, risotti e soprattutto legumi.

Quindi andrebbe utilizzata senza timori giacché consentendo un risparmio del 50% è in assoluto tra i mezzi più efficienti nel risparmio energetico.

Anche il forno a microonde, conosciuto dai più come strumento comodo e rapido per riscaldare le vivande, in realtà può cucinare in maniera eccellente: consente la cottura al vapore in tempi rapidi, cottura ideale per tutte le verdure da cucinare in maniera sana, preferibile alla lessatura in acqua bollente.

il forno tradizionale consente di cucinare grandi teglie e soprattutto preparazioni imbattibili sul piano del gusto. Usiamolo bene però.

Il forno a gas è quasi scomparso rispetto al forno elettrico. Se il primo può vantare cotture rapide e risparmio energetico, il secondo è più sicuro, più facile da usare e più omogeneo nelle preparazioni, quindi molto più diffuso. Inoltre, con la funzione ventilata consente una cottura più rapida e quindi di ridurre i tempi di accensione della resistenza, responsabile del consumo.

Le istruzioni per risparmiare sono semplici: ridurre il tempo del preriscaldamento, ridurre al minimo le aperture della porta e spegnere il forno un po’ prima del termine della cottura: il forno manterrà infatti la temperatura presente per almeno 10-15 minuti e questo consentirà di ultimare la cottura risparmiando.

https://www.nonsprecare.it/come-risparmiare-energia-elettrica-in-casa/come-risparmiare-gas-ed-elettricita


Anche il forno è un elettrodomestico: quando lo compriamo badiamo alla classe energetica e privilegiamo la migliore. Peraltro è tra i più energivori della casa, insieme al frigorifero ed alla lavatrice.

https://energit.it/5-consigli-su-come-risparmiare-energia-in-cucina/


Quando si usa il forno tradizionale, la temperatura giusta è fondamentale. Non solo perché altrimenti non si ottiene la cottura desiderata, ma anche perché variare da 180 a 200 gradi centigradi può comportare un incremento del consumo del 50%!

https://www.metamer.it/blog/cucinare-a-risparmio-energetico-ecco-come-fare/


Qui una messa a confronto tra forno elettrico e forno a gas:

https://www.casadivita.despar.it/forno-elettrico-forno-gas/


Una versione più potente del forno ventilato è il forno a convezione. Ma il suo uso in ambito domestico è poco diffuso:

https://www.likecasa.it/forno-a-convenzione/1189


Non tutti i cibi si prestano alla cottura col forno ventilato: i lievitati si avvantaggiano del forno statico, mentre il forno ventilato consente di far venire croste croccanti alle patate. Qui istruzioni di Benedetta Rossi su come usarne in maniera opportuna le varie funzioni:

https://www.fattoincasadabenedetta.it/forno-statico-e-ventilato-come-usare-e-regolare-il-forno/


Il forno a microonde è entrato nelle case degli Italiani, direi a partire dai primi anni Novanta.

E’ stato a torto osteggiato, preso di mira da una serie di bufale sul rischio nell’uso che non potevano trovare rapida sconfessione in epoca pre internet.

Ancora oggi, dopo 30 anni di diffusione e uso in Italia, Dario Bressanini ha dovuto scrivere 3 articoli sul suo blog per spiegarne l’utilizzo e l’inconsistenza delle bufale sul suo conto.

Eccoli qui:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/03/19/quel-microonde-impropriamente-chiamato-forno-1/

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/19/emissioni-da-microonde-2/

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/06/22/mettiamo-dei-cavolfiori-nei-nostri-micro-3/


Impariamo quindi che l’uso di microonde agisce riscaldando le particelle d’acqua presenti negli alimenti, e così avviene la cottura.

Non si superano i 100 gradi e questo spiega le caratteristiche di cottura, per cui differisce sempre dal forno tradizionale.


Come usare al meglio il fornetto?

Come dicevamo prima, non serve certo solo a riscaldare la cena o il latte la mattina.

Scongela rapidamente.

Può sostituire la cottura per bollitura in pentola (lessare) e soprattutto può effettuare la cottura al vapore. Tutto questo con minimo uso di pentolame ed in tempi molto rapidi, mantenendo alte le doti nutrizionali e organolettiche degli alimenti.

Cuoce cotture tradizionali del forno, se abbinato alla funzione grill.

https://ricette.donnamoderna.com/idee-in-cucina/microonde-come-usarlo

https://www.guidafornoamicroonde.it/guida/cottura-a-microonde-come-cucinare-con-un-forno-a-microonde-guida-completa/

https://www.fattoincasadabenedetta.it/usare-il-microonde/

https://blog.giallozafferano.it/lericettedimatilde/2018/05/come-usare-il-forno-a-microonde-usi-tradizionali-alternativi.html


Che risparmio consente di ottenere?

Il forno a microonde cuoce assorbendo meno KWh del forno tradizionale e soprattutto per tempi nettamente inferiori (meno della metà).

Ma attenzione: la funzione grill si fonda su una resistenza al pari del forno tradizionale (e quindi con lo stesso consumo) e le cotture combinate necessitano di entrambi i sistemi (e quindi i consumi).

Rimane comunque breve il tempo di utilizzo.

https://taglialabolletta.it/come-scegliere-un-forno-a-micro-onde/

http://www.consulente-energia.com/ae-quanto-consuma-un-forno-a-microonde-potenza-elettrica-watt-kw-e-consumo-in-kwh-elettricita-magnetron-forni-microonde-per-cucinare-cibo.html

https://energit.it/come-risparmiare-energia-con-il-microonde/

https://www.energialeggera.it/blog/consumo-elettrodomestici-quello-che-non-ti-aspetti


Il forno a microonde non ha una etichetta energetica, perché si interviene nell’uso sempre nella scelta della potenza erogata.

https://www.guidafornoamicroonde.it/guida/forni-a-microonde-di-classe-a-recensioni-opinioni-prezzi-classifiche/


In fase di cottura con pentole sui fuochi, non dimentichiamo mai di usare il coperchio (se non diversamente indicato), per risparmiare tempo di cottura.


Dario Bressanini ha dato delle preziose indicazioni sulla cottura della pasta.

Pensavo, fino a quando ho letto questo articolo, che per cuocere bene la pasta occorresse che la pentola fosse in costante ebollizione e che la pasta venisse mescolata ripetutamente.


Come insegna il chimico divulgatore, la temperatura di cottura della pasta non è 100 gradi centigradi, ma pressapoco intorno a 80 gradi per avere un risultato nello stesso tempo del tempo indicato sul pacco di pasta.

Basta quindi portare l’acqua a ebollizione, calare la pasta, muoverla un po’, spegnere la fiamma, coprire con il coperchio e aspettare il tempo di cottura indicato (giusto un minuto in più per sicurezza). Scolate la pasta e assaggiatela: avrà esattamente lo stesso sapore e la stessa consistenza della cottura tradizionale.

E avremo risparmiato 10 minuti di gas acceso a fuoco almeno moderato.

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/02/07/la-cottura-della-pasta/


Un mito da sfatare è che la pasta in montagna non venga bene perché la temperatura di ebollizione dell’acqua varia con la pressione atmosferica (e quindi con l’altitudine). 

Ma l’effetto di questo fenomeno determina un abbassamento di circa 3 gradi ogni 1000 metri di quota. 

Molto poco per le esperienze che siamo soliti fare in vacanza, dove invece abbiamo pentole e fuochi di fortuna e questo più spesso giustifica i risultati diversi dalla cucina di casa.

https://www.vialattea.net/content/2302/


Veniamo quindi al piano cottura.

Quanto consumano precisamente i fuochi che usiamo?

Quanto gas occorre per fare il caffè con la moka?

E quanto per la genovese o il ragù, che notoriamente passano ore e ore sui fuochi (se non si intende usare una molto più ragionevole pentola a pressione)?


In genere ci sono 2 o 4 fuochi (o bruciatori), dipende dalle dimensioni della cucina.

In genere questi sono piccolo, medio e grande.

E allo stesso modo, la forza della fiamma può essere lieve, moderata e forte.


A fiamma forte, il fuoco piccolo consuma 1 KWh, quello medio 1,65 KWh, quello grande 3 KWh.

A fiamma moderata questi consumi si dimezzano, e diventano circa 1/3 quando la fiamma è lieve (al minimo).

Al massimo della potenza, il consumo è di circa 7 KWh.

http://www.risparmiare-energia.com/quanto-gas-consuma-un-fornello/

https://www.miele.com/pmedia/ZGA/TX3587/7174980-000-04_7174980-04.pdf


Il caffè con la Moka richiederà 7 minuti (macchinetta da due tazze) per un fuoco piccolo al minimo della fiamma: quindi 0,035 KWh.

Il ragù o la genovese cuoceranno per 3 ore con il fuoco grande al minimo: 3 KWh.


Dobbiamo fare delle equivalenze:

1 smc di gas rende 10,69 KWh come il gas consumato per tre ore per il ragù ha liberato 3 KWh: è stato necessario bruciare 0,28 smc di gas al prezzo di circa 30 cent.

Molto più irrisorio il consumo per il caffè: 0,035 KWh hanno chiesto 0,003 smc di gas ad un costo inferiore a 1 centesimo.


Le piastre elettriche sono dimensionate e regolabili in modo analogo.

Soprattutto, le piastre a induzione sono le più efficienti tra quelle elettriche.

Sfruttano il principio dell’induzione elettromagnetica: il piano cottura è liscio e solo il fondo della pentola (apposita) si riscalderà consentendo la cottura dei cibi.

Il rendimento è molto alto (il doppio del fuoco a gas), sono belli e sicuri (non ci si può scottare mettendo la mano sul fornello), facili da pulire.

https://www.energialeggera.it/blog/piani-cottura-a-induzione-o-a-gas-dove-si-risparmia


Conviene avere un piano cottura a gas oppure elettrico?


Dipende dal prezzo del gas.


Come abbiamo visto all’inizio, 1 KWh di energia ottenuto dal gas io lo pago 10 cent contro gli 8 medi di quello elettrico. 

A parità di consumo le emissioni di CO2 del gas sono invece i due terzi di quelle generate dall’elettricità in Italia.


Ma la resa di 1 KWh ottenuto dalla combustione del gas equivale quella ottenuta da una piastra induzione?

No.

Gran parte della resa del fuoco a gas viene dissipata in calore ambiente (circa il 60%), diversamente la piastra a induzione la convoglia per la maggior parte all’interno della pentola (dissipando solo il 15%).

Quindi lo sforzo energetico del gas è circa il doppio di quello elettrico.

http://www.consulente-energia.com/aq-meglio-cucina-a-gas-o-elettrica-si-risparmia-piu-con-piano-cottura-a-gas-elettrico-o-a-induzione.html


Alle condizioni della mia bolletta, è più conveniente utilizzare le piastre a induzione nella cucina di casa.


Se inoltre si dispone di una fonte di energia elettrica autoprodotta, il vantaggio cresce per ovvi motivi.


Inoltre, il rendimento di circa il doppio rispetto alla cucina a gas ne abbassa le necessità energetiche in assoluto. Se per 1KWh di energia per cucinare ho bisogno di bruciare l’equivalente di 2KWh di gas, l’emissione di CO2 si raddoppia da 200 a 400g di CO2.

Con i fuochi a induzione, il decremento di rendimento è inferiore al 15%. da 307 a 345g di CO2 circa.

E’ quindi una cucina a maggiore rendimento e a impatto ambientale inferiore.

https://www.electrolux.it/inductionfriends-blog/risparmio_energetico/

https://lamiacasaelettrica.com/piano-cottura-induzione-consumi/


Non è l’unico vantaggio: il tempo di cottura si dimezza e non si dissipa calore inutilmente nell’ambiente circostante (che fa soffrire molto d’estate).


Torniamo al nostro ragù e facciamo un confronto: pentola tradizionale, fornello tradizionale, al minimo per 3 ore di cottura richiede 3 KWh di energia da gas.

Se cambiamo solo il piano di cottura, da gas a induzione, la richiesta diminuisce a 1,5 KWh.

Se usiamo la pentola a pressione, il tempo di cottura si dimezza, per una richiesta energetica di 0,75 KWh.

Una riduzione dei consumi del 75%!

Ecco quindi che un approccio scientifico e l’efficientamento energetico consentono di trasformare radicalmente un gesto quotidiano per tutti, con vantaggi economici ed ambientali davvero significativi.


Le piastre a induzione hanno però un inconveniente rispetto al gas: quello di assorbire fino a 3,6 KWh di energia elettrica in fase di uso: significa richiedere un adeguamento del contratto elettrico, magari portandolo ad un picco di potenza impegnata di 4,5 KW, e questo può avere delle ripercussioni negative sulla bolletta.

Orientativamente c’è un costo di adeguamento di circa 128€ ed un incremento della quota fissa della tariffa annua di 35€.

https://taglialabolletta.it/quanto-costa-passare-da-3-a-45-o-6-kw-di-potenza/

https://www.qualenergia.it/articoli/cambiare-la-potenza-del-contatore-quanto-costa-e-come-scegliere-lo-scaglione-giusto/


L’uso di piastre a induzione è quindi fortemente raccomandato a chi può autoprodurre la propria energia elettrica (almeno in parte con i pannelli solari fotovoltaici), oppure a chi può combinarla con altri efficientamenti energetici della casa di cui parleremo prossimamente (acqua calda da pannelli solari termici, riscaldamento con pompe di calore), per cui si può fare a meno della fornitura del gas.

In questo caso, oltre al vantaggio dovuto all’efficientamento energetico (per ottenere gli stessi servizi necessito di meno energia), c’è anche quello di eliminare i costi fissi di una fornitura, che in genere ammontano alla metà del prezzo in bolletta (se scrivo che in un anno ho speso 115€ di gas perché ne ho consumati 115 smc circa, ho pagato però in bolletta quasi il doppio, dovuto alle voci spesa per la distribuzione e il trasporto, per la gestione del contatore, per gli oneri di sistema, imposte etc).


Ci sono comunque delle situazioni dove è sempre conveniente avere le piastre a induzione: in una piccola casa del sud senza riscaldamento a termosifoni, oppure poco abitata, come una foresteria, una casa data in affitto, una casa vacanza.

L’utenza elettrica è necessaria, ma si può evitare di avere la fornitura del gas (nelle case estive non c’è riscaldamento e un piccolo scaldino elettrico è sufficiente per l’acqua calda).

Per un uso saltuario, peraltro di una cucina sottodimensionata, l’impatto economico è trascurabile, e se ne può avere indietro il vantaggio di una cucina più facile da gestire, più sicura, e che d’estate non diventa un forno quando si sta vicino ai fornelli.


PENTOLA A PRESSIONE

Funziona in modo molto semplice: in pentola normale la cottura avviene in acqua a 100 gradi. In pentola a pressione l’aumento della pressione fa sì che l’acqua bolla a una temperatura più alta, circa 120 gradi. Questo consente di ridurre i tempi di cottura (dimezzandoli) e anche di mantenere più inalterate certe caratteristiche nutritive e organolettiche (da cui gli apprezzamenti per la qualità degli alimenti che cuoce).

Naturalmente, occorre rispettare le istruzioni d’uso: usare la fiamma forte fino al raggiungimento dello sfiato di vapore dalla valvola, quindi prendere il tempo e ridurre la fiamma al minimo, passando dal fuoco più grande ad uno medio.

Ma la regola più importante è a fine cottura: non si può aprire la pentola senza prima provvedere a sfiatare il vapore presente, sollevando la valvola e portando la pentola a condizioni normali di pressione. Un gesto naturale e automatico, vista la chiusura ermetica della pentola e la presenza dello sfiato, che dura pochi secondi.

Eventualmente, al termine della cottura si può lasciare cuocere un po’ ancora senza coperchio per asciugare un sugo o anche per “arruscare” le pietanze.

https://www.alimentipedia.it/pentola-pressione.html

https://www.ideegreen.it/cottura-a-pressione-vantaggi-64610.html

https://www.okspot.net/cucina/pentola-a-pressione-vantaggi-modelli/


Trovo anche molto comodo il fatto che non richieda di controllare i cibi in cottura: una volta impostato il timer, come per il forno, si può badare ad altro e tornare vicino alla pentola allo scadere del tempo di cottura.

Ecco un bel video che ci insegna a usare la pentola a pressione:

https://www.youtube.com/watch?v=NjEFO-eQwGI


LAVASTOVIGLIE

Questo elettrodomestico non serve a cucinare ma a lavare i piatti, le pentole, le posate, i bicchieri ed il resto che si usa in cucina.

Non tutti ne fanno uso: ha un costo di acquisto non indifferente, richiede spazio.

Non è necessario, i piatti si possono lavare a mano. Specie chi vive da solo può essere poco motivato a dotarsene.

Si tratta però di un grande aiuto e di una grande comodità in cucina.

Anche se aggiunge un consumo elettrico alla casa, può lavare con efficienza facendoci risparmiare tempo, che è la cosa più preziosa che abbiamo, e acqua.


La mia lavastoviglie è un modello piccolo (45cm di larghezza), del 2013, da 9 coperti, classe A+.

Per una casa abitata da 2 persone viene usata circa 2 volte a settimana.

Consuma 9 litri d’acqua per lavaggio e 0,78 KWh per ciclo (economico).

https://www.bytecno.it/bosch-sps50e38eu-lavastoviglie.html#product-detail

https://www.radionovelli.it/catalogo/grandi-elettrodomestici-e-climatizzazione/cat-195820-lavastoviglie/art-314754-bosch-sps50e38eu-lavastoviglie-libera-installazione-9-coperti-a


Oggi esistono modelli di classe A+++ da considerare per il prossimo acquisto.

Utile per fare una comparazione al fine dell’efficienza energetico tenere sempre d’occhio il sito topten:

https://topten.it/private


Come usarla al meglio?

Rispetto al lavaggio manuale, ci farà risparmiare acqua.

Quanta acqua?  Per una lavastoviglie di medie dimensioni il consumo si attesta sui 12-14 litri per lavaggio, contro i 50 di un lavaggio a mano!

Si riducono quindi di un terzo i consumi di acqua. 

https://www.magnaromagna.it/quanto-consuma-una-lavastoviglie-guida-acquisto-e-calcolatori/


Per evitare sprechi energetici, occorre posizionare in modo corretto le stoviglie, farla lavorare a pieno carico e soprattutto con il programma a risparmio energetico.

Fare la corretta manutenzione con la pulizia del filtro.

https://www.finishinfo.it/notizie-e-offerte/articoli/trucchi-consigli/quanto-consuma-una-lavastoviglie/


https://sceltalavastoviglie.it/guida/classe-energetica-lavastoviglie-quanto-consuma/

https://www.meiko.it/it/meiko-nella-pratica/blog/quanto-consuma-una-lavastoviglie/


Ma per cosa consuma energia elettrica?

Saremmo portati a pensare per muovere l’acqua e quei bastoni rotanti che diffondono i getti su tutte le stoviglie. Sicuramente sono parte del consumo, ma la cosa che fa consumare di più è il riscaldamento dell’acqua.

http://www.risparmiare-energia.com/consumo-lavastoviglie-kwh-acqua-annuo-classe-a/

https://sosutenze.it/quanto-consuma-una-lavastoviglie/


Sono poco diffusi, ma esistono elettrodomestici in grado di ricevere non solo acqua fredda ma anche acqua calda.

E l’acqua calda può essere ottenuta facilmente e efficientemente da un pannello solare termico..

E questo è un punto che affronteremo prossimamente, perché questa voce di consumo è la stessa della lavatrice.

https://luce-gas.it/guida/efficienza-energetica/lavatrice-acqua-calda


Per ultimo, si può profittare dell’avvio della lavastoviglie per cucinare.

Se c’è un po’ di spazio si mette un barattolo ben chiuso con gli ingredienti che cuoceranno lentamente con il calore del lavaggio.

Un esempio? Zucchine al curry alla pagina sotto.

Lisa Casali ha scritto un libro di ricette per cucinare in lavastoviglie.

https://www.tuttogreen.it/come-cucinare-in-lavastoviglie-lisa-casali/



Bene, abbiamo parlato dei maggiori consumi energetici in cucina e abbiamo imparato moltissimi insegnamenti per gestire al meglio il frigorifero e la cottura degli alimenti con risvolti molto significativi sia da un punto di vista salutare che economico.

Inoltre, quando compriamo un elettrodomestico o una cucina, facciamo un investimento che durerà anni, decenni, e per questo occorre preferire le soluzioni più efficienti.

Affronteremo poi tanti piccoli strumenti, come il bollitore elettrico, il tostapane, il mixer etc che hanno un uso molto saltuario ma sono presenti in tutte le cucine.

Un buon inizio anno a tutti!

sabato 16 novembre 2019

RISPARMIO ENERGETICO DOMESTICO E EMISSIONI DI CO2

Continuiamo ad occuparci di emissioni di anidride carbonica, importante gas clima alterante di cui dobbiamo conoscere le fonti di emissione e le scelte che possiamo fare per ridurle.
Precedentemente ci siamo occupati della nostra mobilità, quotidiana e occasionale, e dei mezzi di trasporto migliori.
Passiamo ora alla casa, luogo che tutti noi abitiamo.

La buona notizia è che ridurre le emissioni di CO2 significa ridurre i consumi energetici e quindi il costo delle bollette.

Quali sono le fonti dei consumi?
La maggioranza delle case italiane ha un allacciamento al gas naturale (metano) e alla corrente elettrica.
Il primo serve per accendere i fuochi in cucina e per alimentare la caldaia, che ci procura acqua calda e fa funzionare i caloriferi.
L’energia elettrica tiene accesi i nostri elettrodomestici, il condizionatore d’aria, la TV ed il computer, le luci e tanto altro.

Naturalmente, esistono delle varietà: ad esempio, si può rinunciare alla caldaia con uno scaldabagno elettrico e con delle pompe di calore.
Vediamo quali scelte consentono di risparmiare e di ridurre CO2.

Essenzialmente, abbiamo detto che la riduzione dell’emissione di CO2 viene ottenuta dalla riduzione dei consumi.
In che modo e con quali strumenti, elettrodomestici, possiamo ridurre i consumi?


GENERALE SUGLI ELETTRODOMESTICI

Incominciamo dagli elettrodomestici. I più tipici sono: frigorifero, forno elettrico, forno a microonde, lavatrice, lavastoviglie, ferro da stiro, aspirapolvere, il condizionatore d’aria, i ventilatori, le cappe (cucina) e la ventola (bagno) aspirante.
Ma in cucina troviamo tanti piccoli strumenti di aiuto: tostapane, estrattore di succhi, frullatore, mixer, fruste elettriche, macchinetta del caffè ed altri a seconda delle abitudini.
Tutti abbiamo uno o più computer (per l’esattezza, calcolatore elettronico), TV, decoder, riproduttori di musica e radio (giradischi, lettori cd ma soprattutto amplificatori e altoparlanti).
In alcune casi, le bici elettriche.
Poco è il consumo, e quindi trascurabile per il momento, di caricabatterie in funzione di telefonini, iPad e simili, piccole sveglie, rasoi.
Per altri attrezzi il consumo non è trascurabile, come l’asciugacapelli o il trapano, ma lo è il tempo di esercizio.
Inoltre, tante lampadine in casa (a casa mia, di 50-60 mq, ci sono almeno 30 lampadine).

Discuteremo come utilizzare gli elettrodomestici al meglio per il risparmio energetico in prossime sezioni specifiche, ad esempio la cucina (forno, forno a microonde, frigorifero) ed il bagno (lavatrice).
Vediamo ora alcuni aspetti di carattere generale.

Come facciamo a capire il consumo di energia elettrica di un elettrodomestico?
Il consumo è espresso dai Watt di energia assorbita nell’unità di tempo.
Il costo dell’energia infatti è espresso in Kilowattore (KWh), vale a dire i Kilowatt (1 Kilowatt = 1.000 Watt) nell’unità di tempo (1 ora).
Quindi, un elettrodomestico che assorbe 1 KW (cioè 1.000W) in 1 ora avrà consumato 1 KWh.
E, bolletta alla mano, sappiamo quanto ci è costata quell’ora di utilizzo.

Il consumo dell’elettrodomestico è scritto da qualche parte sul retro, inoltre sul libretto di istruzioni (spesso reperibile facilmente in rete).
Soprattutto, per ogni categoria di elettrodomestico (per esempio, per tutti i frigoriferi, per tutte le lavatrici etc) esiste una classe di efficienza energetica.

L’etichetta energetica ci illustra la classe cui il modello di elettrodomestico appartiene (che può variare da A a G, con 3 varianti di A, A+ A++ A+++) ed il consumo medio annuo di energia.

L’assegnazione ad una classe è diretta conseguenza del consumo medio annuo.
Dall’introduzione dell’etichetta energetica, che prevedeva solo le classi dalla G (la peggiore) alla A (la migliore) sono avvenuti progressi tecnologici tali per cui nuovi modelli superavano le aspettative della migliore classe.
Per questo sono state introdotte le nuovi classi A+ A++ A+++.
Dal 2021 avremo un rinnovo classificativo, che ci riporterà alle 7 classi dalla A alla G. 

Al momento dell’acquisto di un elettrodomestico dobbiamo leggere con attenzione l’etichetta energetica.
Comprare un elettrodomestico della classe energetica migliore comporta un minore consumo di energia elettrica e quindi minori emissioni di CO2.
Conviene?
Un vecchio adagio napoletano recita che il risparmio non è mai guadagno.
E’ facile che uno strumento più efficiente sia anche più costoso. Probabilmente sarà però anche più solido, efficace e duraturo.
A questa pagina, a titolo esemplificativo, ci viene mostrato il risparmio di energia elettrica di un frigorifero di classe A+++ rispetto ad uno di classe A+.

Tradotto in soldoni, 35€ annui sulla bolletta.
Moltiplicato per la vita media di un frigorifero (fino a 20 anni) sono 700€. Certamente più della differenza di prezzo che abbiamo pagato in più. E quindi, a fronte di una spesa iniziale maggiore, un ammortamento che sul lungo periodo farà risparmiare.

A questa pagina, per varie tipologie di elettrodomestici, vengono riportati i più efficienti disponibili sul mercato.

Età media di un elettrodomestico?
Facile arrivare a 15-20 anni per uno grande, per esempio lavatrice e frigorifero. Meno per uno piccolo, anche se dipende dalla costanza di utilizzo.


UTILIZZO IN STAND-BY ALIMENTATORI COLLEGATI E ALTRE FORME OCCULTE. GLI STRUMENTI SEMPRE ACCESI.

Comunque, potremmo essere portati a pensare che il consumo di un apparecchio elettrico avvenga solo al suo utilizzo: accendo il forno, lo uso per 30 minuti, è vero consuma molto, ma poi lo spengo e lo riaccenderò tra una settimana.
Però, per altri strumenti, questo non è vero. Il computer rimane acceso molte ore al giorno. Anche se non ci stiamo vicino. E’ un’abitudine parzialmente favorita dallo stand-by. Altri rimangono sempre accesi, ma in stand-by: televisori (e come si potrebbe, altrimenti, comandarlo dal divano col telecomando?) che usiamo più spesso, oserei dire quasi ogni giorno, anche se tra noi giovani le abitudini sono cambiate, e il pc per molti di noi lo sostituisce. Ma a volte alcuni aggeggi rimangono in stand-by non utilizzati per tempo lunghissimo. Dispostivi di riproduzione di musica, forni a microonde, lettori cd e dvd. Addirittura, mi sono reso conto di non usare da 1 anno il proiettore in soggiorno ma di averlo sempre tenuto in stand-by.

Si trovano molti commenti in rete su questa problematica. Qui ci ricordano alcuni degli apparecchi tenuti a lungo accesi senza che vi si ponga attenzione: telefoni cordless, riproduttori video e musica (in stand-by), la macchinetta del caffè elettrica tanto di moda negli ultimi anni (e dire che abbiamo già visto come questa tenda a produrre rifiuti difficilmente riciclabili, soprattutto al confronto con la moka in alluminio riciclato e la sua posa interamente compostabile).

Un altro aspetto che può sfuggire è la convenienza dello spegnere un computer quando non è utilizzato invece di lasciarlo acceso. Non si danneggerà, e non creerà un significativo consumo maggiore, nello accenderlo ogni volta che si utilizza per poi spegnerlo, invece di lasciarlo tutto il giorno acceso.

La funzione stand-by consuma molto?
Questione interessante. Pagine web di autorevoli associazioni a diffusione mondiale che hanno a cura la tutela ambientale (WWF, ad esempio) riportano sempre come essa sia una fonte significativa e occulta di consumo e spreco energetico.
Ed in effetti, come testato da queste fonti, il consumo di utenze in stand-by di alcuni strumenti può essere significativo. In particolare diventa paradossale il fatto che alcune utenze vengano utilizzate poche volte all’anno, ma che il restante periodo di tempo in cui rimangono in stand-by (che è enormemente maggiore: poche ore di utilizzo all’anno contro mesi e mesi di accensione in stand-by) finisca per determinarne la metà del consumo annuo.

Sono soprattutto gli strumenti di intrattenimento responsabili di queste fonte di consumo occulto: riproduttori video e musica, dischi rigidi, televisori.

E il caricabatterie attaccato alla presa?
Ho letto a più parti che anche il caricabatterie del telefonino può essere ritenuto responsabile di uno spreco energetico. Sia perché rimane nella presa tutto il giorno dopo la ricarica, sia perché durante la notte il telefonino rimane in carica un tempo ben più lungo del necessario.
Non solo telefonini e iPad, ma anche alimentatori per i pc portatili. Quello per la bicicletta elettrica.
Ma sono consumi davvero significativi questi?
Secondo BUTAC, bufale un tanto al chilo, c’è del vero e del falso.
Per prima cosa, è scorretto fare un discorso di carattere generale. Esistono trasformatori che assorbono molto e altri che assorbono pochissimo.
In generale, gli strumenti più nuovi consumano meno.
Più specificamente, il caricabatterie del telefonino se rimane nella presa consuma veramente pochissimo. E quello del pc? Magari un portatile che non usiamo sempre, e che dimentichiamo comodamente in carica per settimane? Al contrario si.

Diamo i numeri (secondo le fonti citate):
consumo di un caricabatterie del telefonino lasciato nella presa per un anno intero: 0,5 KWh
consumo di un alimentatore di un pc portatile lasciato collegato alla presa per un anno intero: 50 KWh
forno a microonde in stand-by per un anno intero: 2 KWh
consumo di un televisore in stand-by per un anno intero: 70 KWh

I dati provengono da test effettuati su precisi modelli. Gli autori chiariscono come modelli diversi, di età diverse, diano risultati molto differenti. 
Per sapere cosa succede in casa nostra, con i nostri strumenti, dovremmo testarli. Come prova questa persona per capire il consumo energetico dei pc:

Ma possiamo comunque fare una stima:
Il consumo energetico di casa mia è di circa 1600 KWh annui.
Ci sono 2 caricabatterie di telefonino sempre in presa. Fanno 1 KWh annuo. Ci sono stati per lungo tempo 2 computer portatili sempre con alimentazione in presa (dopo aver letto questo articolo non succede più). Fanno 100 KWh. C’è un forno a microonde sempre in stand-by. Altri 2 KWh. Ci sono 2 televisori sempre in standby. Ulteriori 140 KWh.
Eliminando l’alimentazione non necessaria dei TV e dei pc ho eliminato circa 200 KWh annui. Che, su un consumo totale di 1600 KWh, sono il 12,5%. Un valore davvero vicino a quello sintetizzato dalle principali associazioni ambientalistiche. E, diciamo la verità, sembrava incredibile.
Inoltre, al costo medio dell’energia elettrica al KWh (10 centesimi), vado a risparmiare 20€ annui. E, soprattutto, 60 kg di emissioni annue di CO2!  

Staccare il caricabatterie del telefonino dalla presa quando non è utilizzato, invece, è sostanzialmente inutile.

Peraltro, iPad e telefonini possono essere caricati efficientemente con un piccolo pannello solare portatile:

Ma come attuare le modifiche per tenere tutti gli strumenti elettrici non alimentati?
Ci viene in aiuto una presa multipla a ciabatta, con interruttore

Bisogna collegare tutte le utenze collegate con una funzione ad una unica presa a ciabatta, ed accendere e spegnere il suo interruttore.
Esempi:
La scrivania di lavoro, in ufficio e a casa.
In una postazione tradizionale completa sono presenti uno o più pc, lo schermo, una stampante, gli altoparlanti..
Il grande vantaggio è che si lavora seduti e a contatto con gli strumenti. Al fine uso, non è difficile spegnere l’interruttore centrale.

Ma anche in soggiorno: lettore di musica, amplificatori e altoparlanti, lettore video, decoder, televisori e altri.
Vanno tutti alimentati da una unica presa a ciabatta con interruttore.

Oltretutto, si aggiunge anche sicurezza. Pericolosi sbalzi di tensione durante temporali possono danneggiare gravemente le nostre utenze.
Se tutti gli strumenti di una postazione sono collegati alla stessa ciabatta, basterà staccare dal muro la presa di questa per metterli in totale sicurezza.

Cosa rimane alla fine sempre acceso?
A casa mia:
Il modem del wifi
la radio sveglia elettrica (fa molto anni 80)
il led del forno a microonde
due telefoni cordless
il frigorifero
la caldaia
i caricabatterie di telefonini e iPad

A casa vostra?

Una piccola digressione sul tema della mobilità.
Quanto assorbe la carica di una bicicletta elettrica? Circa 0,4 KWh per ricarica (costo circa 6 centesimi). Con cui io ci faccio 7 km (ma la batteria me ne farebbe fare di più). E quindi, un consumo stimato di 20g CO2 per km. Meno di qualunque altro mezzo di trasporto che non sia mosso unicamente dai miei muscoli.


LE LAMPADINE

Tutti abbiamo sentito parlare di lampadine a risparmio energetico.
Come detto in anticipo, in casa ci sono decine di lampadine.
Oggi, molti di noi, anche inconsapevolmente, hanno messo lampadine a risparmio energetico.
Uno degli aspetti che le caratterizza è la lunga durata.
Eppure, chi come me è nato negli anni ’80, ricorderà da bambino la frequenza con cui si fulminavano. Addirittura, qualche volta, all’accensione, scoppiavano.
E anche, con un po’ di attenzione in più, il calore che generavano. Guai a svitarla dopo che era stata accesa.
Le lampadine tradizionali, a incandescenza, avevano un filamento di tungsteno per il quale passava energia elettrica, quindi riscaldandosi ma soprattutto illuminando.
Per illuminare bene una stanza, neanche grande, ci voleva una lampadina da 100W. Oggi ne basta una da 10W. Dieci volte meno energia.
Ricordo anche l’isteria della generazione che ci ha messo al mondo, sempre a chiedere di spegnere la luce. Molti di loro oggi ancora chiedono lo stesso ma non si rendono conto di sprecare più energia con tutti gli altri elettrodomestici, di cui non percepiscono il consumo.
Eppure, dalla lampadina a incandescenza, siamo passati per le luci al neon, lente ad accendersi e fredde, di cui ancora molti edifici pubblici oggi sono pieni, e poi siamo arrivati alle tecnologie attuali, il LED.
Facciamo ordine:
Fine Ottocento, invenzione della lampadina a incandescenza di Edison a filamento di carbonio.
Inizio Novecento, evoluzione con filamento di tungsteno.
Anni Sessanta, evoluzione in lampadina alogena: il filamento di tungsteno si trova nel bulbo non nel vuoto ma in un gas inerte. Ne allunga la durata e la resa luminosa. 
Intanto, dagli anni Trenta si fanno strada, fino a diffondersi ampiamente negli anni Settanta, le lampadine fluorescenti a basso consumo: i tubi al Neon.
Circa 20 anni fa sono state introdotte sul mercato le lampadine a LED.

Cosa è cambiato?
Vediamo un confronto.
Per potere confrontare le lampadine dobbiamo tenere conto di potenza assorbita (e quindi di consumo), di luminosità ottenuta e del cosiddetto calore della luce. E poi della durata.
Il flusso luminoso si misura in Lumen: esprime la reale luminosità prodotta.
La temperatura del colore si misura in Kelvin: consente di distinguere luci calde (dal vago colorito giallo, la classica luce della lampadina a incandescenza) da quelle fredde (tipico il neon bianco quasi azzurro). Grosso modo un valore intorno a 2700K indica una luce calda riposante, un valore di 4000 o 5000K invece una luce intensa ma fredda.
La potenza si riferisce all’energia elettrica assorbita, in KWh, e la durata si misura in ore di luce accesa.

Per illuminare una stanza ci vuole una emissione di luce pari a circa 1000 lumen.
L’energia assorbita a confronto è la seguente:
lampadine a incandescenza: 120W
lampadine alogene: 100W
lampadine fluorescenti a basso consumo (Neon): 20W
lampadine a LED: 10W

In pratica possiamo dire alle nostre madri che ci invitano a spegnere la luce che passando da una lampadina tradizionale ad una lampadina a LED abbiamo ridotto il consumo del 90%. Come se avessimo spento la luce in altre 9 stanze della casa. E naturalmente abbiamo anche ridotto del 90% i costi.
Che non sono affatto trascurabili. Ipotizzando di tenere accesa una lampadina alogena vecchio stile da 100W ogni giorno per 4 ore, magari 3 o 4 per le stanze di una casa, fanno 1,5 KWh al giorno. Insomma, l’illuminazione complessiva di una casa, senza lampade a risparmio energetico, porta ad un consumo annuo di 300-400 KWh. 30-40€ annui. Con la sostituzione al LED, si scende a 30-40 KWh e 3-4€ all’anno!!!

Quanto costa in più una lampadina a LED?
Il costo è maggiore. 
Tuttavia, oltre al risparmio per un consumo inferiore del 90%, abbiamo anche una durata nettamente maggiore (almeno il doppio).
A queste belle guide di scelta tra le varie tipologie di lampadine, leggiamo 4-6000 ore per una alogena, 4-800 ore per una a fluorescenza, 5-10.000 ore per una a LED. 
Abbiamo quindi che una lampada alogena dura 5 anni ed una a LED ne dura 10. L’illuminazione alogena della casa dopo 10 anni ci ha fatto spendere 300-400€, quella a LED 30-40€.
Inoltre, abbiamo dovuto cambiare almeno 1 volta lampadina con quella alogena rispetto alla durata di quella a LED.

La differenza di prezzo tra una lampadina a LED ed una alogena?
Una lampadina LED da 1000 lumen costa 4,50€ da IKEA. La vendita di lampade alogene è oggi vietata in UE per ragioni di risparmio energetico. Costava comunque all’incirca la metà una lampadina di pari lumen.

Non c’è alcun dubbio che oggi ad ogni sostituzione di lampadina sia necessario prendere la tecnologia più avanzata e che consenta il maggior risparmio energetico. E, di conseguenza, il maggior risparmio in bolletta.


IL COSTO DELL’ENERGIA. GAS NATURALE ED ENERGIA ELETTRICA. LE EMISSIONI PER PRODURRE L’ENERGIA ELETTRICA. LE ALTERNATIVE.

Ridurre le emissioni di CO2 vuol dire ridurre i consumi e quindi i costi per l’energia.
Ma come conoscere questi costi? E come possiamo conoscere le emissioni di CO2 per la produzione di energia?

Costo dell’energia:
la mia bolletta:
GAS (ENI):  la quota è espressa in smc che sta per standard metro cubo. il costo, nel servizio di tutela, è di circa 20 centesimi al smc.

ENERGIA ELETTRICA (EDISON): F1 10 centesimi al KWh (LU-VE 8-19) F2, F3 (LU-VE 19-8; SA DO) 6 centesimi al KWh. 

Ma quanti KWh contiene (o meglio, è in grado di produrre) un smc di gas metano? Uno standard metro cubo di gas metano corrisponde a 10,69 kWh.

Quanta CO2 emette produrre energia per un KWh da gas metano? E per l’energia elettrica? Dipende dal nostro fornitore.

Il mix energetico nazionale 2018 riportato dalla mia bolletta:
fonti rinnovabili 40,83%
carbone 12,47%
gas naturale 39,06%
prodotti petroliferi 0,54%
nucleare 4,11%
altre fonti 2,99%

a questa fonte leggiamo quanta CO2 viene emessa per la produzione di 1 KWh di energia elettrica per fonte energetica primaria:
(si intende solo l’emissione in fase produttiva. Non l’installazione degli impianti, il loro funzionamento, i trasporti etc)

a titolo di esempio, il mix italiano per 1 KWh risulta essere:
fonti rinnovabili: 0 g
carbone: 340 g
gas naturale: 200 g
prodotti petroliferi: 260 g
nucleare: 0 g
altre fonti: non rilevabile.

La fonte energetica a emissione di CO2 più elevata è la combustione di legno (390 g CO2 per 1 KWh). 
Il camino, immagine fiabesca dell’inverno, ma anche attuale nei piccoli centri italiani di montagna, dove il costo del legno è basso, è il mezzo di riscaldamento con maggiore impatto sull’emissione di CO2 (praticamente il doppio rispetto al gas naturale). Per non parlare della scarsa efficienza del camino rispetto ai caloriferi.

In pratica l’emissione di CO2 per la produzione media di 1 KWh di energia elettrica consumata in Italia nel 2017 è 307g di CO2.

Da questi dati si possono dedurre le nostre impronte di Carbonio relative all’approvigionamento energetico domestico:
moltiplicando i consumi annui di energia elettrica e gas naturale per il valore di emissione medio.
nel mio caso esempio un consumo annuo di 1623 KWh e di 124 smc comportano:
1623x307= 498,261 kg di CO2
124x10,69x200= 265,112 kg di CO2
Per un totale di 763,373 kg da dividere per 2 persone, che fa 381,687 kg. Praticamente 400 kg a persona all’anno per l’intero consumo domestico di un cittadino attento all’ambiente e parsimonioso.  

Il discorso si potrebbe aprire con numerosi spunti di riflessione:
Ad esempio, a parità di produzione energetica e per le emissioni di CO2 l’utilizzo del metano può essere preferibile rispetto a quello dell’energia elettrica, almeno se questa non proviene esclusivamente da fonti rinnovabili (come potrebbe essere se optassimo per una fornitura esclusivamente da fonti rinnovabili oppure avessimo una produzione in sede ottenuta da pannelli fotovoltaici).
Non è facile però dedurne delle equivalenze di pratico impiego nella nostra vita quotidiana.
Conta anche conoscere l’efficienza degli strumenti che abbiamo: è più efficiente un fuoco elettrico a induzione o un fuoco tradizionale a gas? Una caldaia a gas o uno scaldabagno elettrico? I termosifoni o le pompe di calore? 
Dipende sia dalla fonte, energia elettrica o gas naturale, sia, soprattutto, dall’efficienza dello strumento per ottenere il risultato richiesto.
Se le pompe di calore sono più efficienti dei termosifoni, anche al prezzo di una energia elettrica più costosa e più clima alterante rispetto al metano, possono convenire, se ne utilizzeremo meno per ottenere lo stesso effetto.
Cercheremo di scoprire, nei prossimi approfondimenti, stanza per stanza, cosa allo stato attuale, alla nostra portata (non siamo tecnici della materia), conviene.


TAKE HOME MESSAGES

L’efficientamento energetico della nostra casa è il tema che abbiamo affrontato in questo approfondimento.
Conoscere le fonti energetiche, il loro impatto sulle emissioni di CO2, il loro costo e il nostro uso ci consente di apportare quelle modifiche che ci fanno consumare di meno.
Questo si ottiene da un lato facendo investimenti, comprando quindi elettrodomestici più performanti, lampadine a LED, che nel lungo periodo consumando meno ci faranno rientrare dalla spesa e anzi risparmiare.
Dall’altro, occorre conoscere tutti gli strumenti che assorbono energia elettrica in casa, in ufficio, ed apportare modifiche che ne consentano il vero spegnimento (ciabatta con interruttore e spegnimento generale al termine dell’uso), lasciando in accensione o in stand-by solo quelli strettamente necessari.
Questa operazione, a costo zero, ci farà risparmiare dal 10 al 15% della nostra spesa per l’energia.

Volendo approfondire il tema, il WWF dedica molte pagine al risparmio energetico domestico, sia come consigli per uno stile di vita sia come pratici accorgimenti per ridurre la spesa.