Introduzione

ECOLOGIA, CUCINA E ECONOMIA DOMESTICA: L'INIZIO.

Le azioni quotidiane più semplici, come fare la spesa, cucinare, raccogliere i rifiuti, vengono perlopiù svolte seguendo insegnamenti di ba...

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domenica 1 novembre 2020

INQUINANTI DELL’AMBIENTE INTERNO

Qualche mese fa abbiamo studiato il problema dell’inquinamento dell’aria nelle città italiane.

Avevamo passato in disamina gli inquinanti più importanti, i modi migliori per proteggerci (evitare il traffico veicolare) e soprattutto per contribuire a ridurlo (preferendo i mezzi di trasporto pubblici o non inquinanti, oppure guidando un veicolo a minore impatto ambientale o che rispetti le più recenti normative EURO 6d anti inquinamento, e anche riducendo i consumi di gas ed energia elettrica in casa, ad esempio limitando il riscaldamento e l’uso dell’acqua calda).

Qui il link all’articolo:

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/03/inquinanti-urbani-dellambiente-esterno.html


Questa volta occupiamoci invece degli inquinanti dell’ambiente interno, il luogo dove passiamo la maggior parte del nostro tempo.

L’ambiente interno non è solo la nostra casa, quando magari durante la settimana ci torniamo col buio poco prima di cena.

L’ambiente interno è ogni ambiente con un tetto, delle mura e magari una finestra. Vuol dire dove lavoriamo, dove abbiamo vita sociale, i luoghi dove facciamo acquisti, dove sbrighiamo le faccende della vita quotidiana.

Per la gran parte delle persone è un ambiente dove si passa più del 90% della giornata.


Quali sono gli inquinanti dell’ambiente interno? Che cosa provocano?

Come possiamo prevenirli?

Come possiamo tenere a bada la situazione?

Quali indicatori per verificarne la presenza?


Qui un bel video divulgativo e introduttivo al problema, con una piacevole intervista al presidente della società italiana di medicina ambientale:

https://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/02/15/news/aiuto_mi_si_e_ammalata_la_casa-158289429/


Gli inquinanti dell’ambiente interno o indoor sono molti.

Possiamo distinguerli in base alle loro caratteristiche (e quindi di tipo chimico, fisico, biologico) oppure in base alla loro origine, se cioè provengono dall’ambiente esterno (e quindi gli stessi che inquinano l’aria esterna) o sono originati in quello interno.


Se prendiamo in considerazione le fonti interne da cui possono provenire inquinanti, i principali sono:


gli occupanti dell’ambiente interno. Ad esempio gli uomini con il fumo di tabacco liberano particolato aerodisperso, monossido di carbonio, composti organici volatili, formaldeide; gli animali domestici inoltre possono essere fonte di allergeni,  

come la polvere, le muffe ed i pollini; 

le componenti edili e di arredo (mobili, moquette, rivestimenti di pareti) possono essere fonte di radon, formaldeide, composti organici volatili, amianto);

gli impianti di condizionamento sono sede di agenti biologici e particolato aerodisperso;

i processi di combustione a gas (stufe, fornelli della cucina) liberano ossidi di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e quelli a legna come le stufe a pellet ed il camino liberano anche particolato aerodisperso e idrocarburi policiclici aromatici; 

i prodotti per la pulizia della casa e gli antiparassitari, come i prodotti per hobby (colle, vernici, adesivi) per composti organici volatili;

le stampanti e le fotocopiatrici per composti organici volatili e ozono;

le apparecchiature elettriche, come possibile fonte di inquinamento elettromagnetico.


http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4389&area=indor&menu=vuoto

https://www.simaonlus.it/?p=2330

https://www.eea.europa.eu/it/segnali/segnali-2013/articoli/qualita-dellaria-negli-ambienti-chiusi


Da queste fonti possono prodursi agenti inquinanti di tipo chimico, biologico e fisico:


INQUINANTI CHIMICI:


fumo di tabacco contiene migliaia di sostanze a potenziale tossico sprigionate da fumo di sigaretta, pipa, sigari. Può avere un effetto irritativo verso le mucose di occhi, cavo orale, vie aeree, dare nausea e mal di testa sia nei fumatori sia nelle persone che ne sono interessate (fumo passivo).

E’ causa di malattie cardiovascolari e di cancro al polmone.

La soluzione è di eliminare il fumo di tabacco o se non si riesce di non fumare negli ambienti chiusi. Se si è fumato, è necessario ventilare abbondantemente (cambiare l’aria).


biossido di azoto gas che in casa origina dalla combustione di caldaie, camini, fornelli e dal fumo di sigaretta. Ma può anche entrare dalla finestra, ad opera del traffico veicolare, in strade e orari particolarmente battuti. Esso incide sulla salute umana disturbando le vie respiratorie profonde e causando maggiore predisposizione alle infezioni.

I valori limiti accettabili di riferimento nell’ambiente interno sono gli stessi dell’aria esterna (200 μg/m3 ora che non può essere superato più di 18 volte nell’arco dell’anno e 40 μg/m3 come media annua)

Questo inquinante viene eliminato alla fonte eseguendo una corretta manutenzione di stufe caldaie e delle vie di fuga dei gas di scarico. In particolare, è utile cucinare con la cappa aspirante accesa e eliminare il fumo di sigaretta. In caso di emissione, una adeguata ventilazione degli ambienti ne impedisce l’eccessiva concentrazione.


biossido di zolfo gas che origina dalla combustione di caldaie, fornelli, camini. Può essere irritativo verso la pelle, gli occhi e le mucose, e provocare bronchite, asma, tracheite.

I valori limiti accettabili di riferimento nell’ambiente interno sono gli stessi dell’aria esterna (valore limite di 350μg/m3 che non può essere superato più di 24 volte nell’arco dell’anno).

Questo inquinante viene eliminato alla fonte eseguendo una corretta manutenzione di stufe caldaie e delle vie di fuga dei gas di scarico (canna fumaria). In caso di emissione, una adeguata ventilazione degli ambienti ne impedisce l’eccessiva concentrazione.


monossido di carbonio gas inodore che origina dalla combustione incompleta di materiale contenenti carbonio. casi tipici sono stufe, camini e caldaie a qualsiasi tipo di combustibile. 

Perché si liberi occorre che gli impianti siano in cattivo stato o che le vie di fuga dell’aria siano ostruite.

Se viene prodotto in concentrazioni limitate, esso può essere causa di affaticamento e aggravare le condizioni di soggetti cardiopatici.

I valori limiti accettabili di riferimento nell’ambiente interno sono dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pari a 7mg/m3 nelle 24 ore con limite orario di 35 mg/m3 .

Questo inquinante viene eliminato alla fonte eseguendo una corretta manutenzione di stufe caldaie e delle vie di fuga dei gas di scarico. In caso di emissione, una adeguata ventilazione degli ambienti ne impedisce l’eccessiva concentrazione.

Purtroppo è tra gli inquinanti più letali, potendo raggiungere elevate concentrazioni senza che ve ne sia la percezione. Accade ogni anno, magari all’inizio della stagione invernale, che qualcuno incautamente accenda il riscaldamento o il camino senza verificarne il corretto funzionamento e ne sia vittima dell’avvelenamento.

https://www.centroantiveleni.org/co.php


ozono (O3) gas velenoso che può essere emesso negli ambienti interni da fotocopiatrici, stampanti laser, lampade ultraviolette.

Provoca disturbi della respirazione, aggrava l’asma.

Il valore limite per l’ambiente interno è definito dalla ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) in 100μg/m3 in 8 ore come valore medio.

Un utilizzo non eccessivo delle fonti e una buona ventilazione consentono di ridurne la concentrazione.


particolato aerodisperso (PM10 PM2,5) particelle solide e liquide e gassose (aerosol) in sospensione in aria, distinte secondo il loro diametro in PM10 (fino a 10μm) e PM2,5 (fino a 2,5μm).

Negli ambienti al chiuso origina dal fumo di sigaretta, dalle combustioni in cucina, dall’ambiente esterno, dagli spray, da spore pollini e più in generale dalla presenza degli occupanti.

Può essere irritante e nocivo per le vie respiratorie.

Non esistono valori limite di riferimento per gli ambienti interni per cui si può ricorrere a quelli dell’ambiente esterno (PM10 media giornaliera che non può superare il valore di 50μg/m3 più di 35 volte all’anno e PM2,5 valore medio annuale che non deve essere superato di 25μg/m3).

Evitare di fumare, usare le cappe aspiranti in cucina e ventilare adeguatamente (quando le concentrazioni esterne sono basse, dunque in una strada trafficata quando cala il movimento delle auto) sono i principali accorgimenti da effettuare per evitarne l’accumulo interno.


composti organici volatili (COV) sostanze allo stato liquido o gassoso che vengono rilasciati da pitture, lacche, pesticidi, prodotti per la pulizia, materiali di costruzione, materiali di ufficio come adesivi, marcatori, stampanti, fotocopiatrici. Essi sono un un insieme di composti che possono provocare irritazioni agli occhi, al naso, alla gola, mal di testa, nausea e stanchezza.

Non esistono valori limiti di riferimento per la loro presenza nell’ambiente interno.

Sono inquinanti che vengono tenuti sotto controllo riducendo la fonte di emissione o, quando in uso, garantendo una adeguata ventilazione. E’ importante quindi, in fase di uso di prodotti per la casa, per la pulizia, per hobby, di stampanti, fare attenzione a istruzioni etichette e ventilare in maniera adeguata. Un piccolo aiuto può anche venire dalle piante da interno.


la formaldeide è un COV e può originare da mobili, tessuti, materiali per l’edilizia, fumo di tabacco, detersivi, coloranti, disinfettanti, materie plastiche, colle, vernici.

Il valore limite indicato dall’OMS per l’aria interna è di 0,1mg/m3 come concentrazione media in 30 minuti.

Come per tutti i COV, viene tenuto sotto controllo riducendo la fonte di emissione o, quando presente, garantendo una adeguata ventilazione. E’ importante quindi, in fase di uso di prodotti per la casa, per la pulizia, per hobby fare attenzione a istruzioni e etichette e ventilare in maniera adeguata. Essa viene rilasciata anche da mobili, in particolare quelli in truciolato, per cui si può intervenire anche nelle scelte di arredo. E va eliminato il fumo di sigaretta nell’ambiente interno.

La formaldeide è di largo uso in ospedale in Anatomia Patologica per la processazione dei campioni di tessuto umano. Personalmente, sono oltre 10 anni che ho conosciuto questo inquinante nella vita lavorativa, e so percepirne l’eventuale eccessiva concentrazione nell’aria dal suo odore pungente cui seguono gli effetti irritativi sulle mucose degli occhi e delle vie respiratorie. Sensazioni mai avvertite nel contesto domestico.

Ma è vero che anche a concentrazioni molto inferiori, in cui non è percettibile, in tempi prolungati di esposizione comunque può contribuire a dare sensazioni di malessere, tra cui emicrania e stanchezza.

Occorre quindi ventilare periodicamente gli ambienti per eliminare le tracce che possono venire continuamente rilasciate dalle componenti di arredo della casa. Inoltre alcune piante da interno, come vedremo più avanti, possono contribuire a diminuirne le quote.


Anche il benzene è un COV, di provenienza esterna (traffico veicolare) ma anche interna, dal fumo di sigaretta ai prodotti che lo possono contenere, come colle, vernici, cere per mobili, detergenti.

Attenzione all’uso (sempre più rado) di combustioni domestiche di carbone e petrolio.

A bassi livelli di concentrazione può causare vertigini, sonnolenza, incremento del battito cardiaco. 

Non esistono valori limite raccomandabili di sicurezza per l’ambiente interno per l’OMS.

Va evitato il fumo di tabacco. In caso di uso di vernici, solventi, cere e detergenti va controllata l’etichetta e vanno usato solo con ampia ventilazione. Va prestata attenzione al traffico veicolare per il possibile ingresso dall’esterno dell’inquinante.


Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) vengono rilasciati da forni a legna, caminetti, fumi di cibi cucinati, fumo di tabacco. Scarpe e indumenti provenienti dall’ambiente esterno ne possono essere fonte. Possono provocare irritazioni all’apparato respiratorio.

Anche per questi inquinanti non esistono valori limite raccomandabili di sicurezza per l’ambiente interno per l’OMS. Va prestata quindi attenzione alle fonti (forni, caminetti, cucina) dove l’areazione deve essere sotto controllo, e va eliminato il fumo di sigaretta.


amianto materiale da costruzione utilizzato come isolante nelle pareti, in passato anche negli elettrodomestici. La legge n. 257 del 27 marzo 1992 riguarda le norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.

Il rischio riguarda non solo le categorie di operatori che vi sono state esposte in fase di estrazione e lavorazione, ma anche la popolazione generale, nel caso in cui i materiali che lo contengono si deteriorano e lo espongono. Le fibre anfiboliche che lo costituiscono possono provocare polmonite, e soprattutto il carcinoma polmonare ed il mesotelioma pleurico.

Per impedirne l’esposizione, occorre una adeguata verifica da personale specializzato volta a verificarne l’eventuale presenza nelle strutture dell’abitazione e, in caso di presenza, che esso non sia in alcun modo esposto all’aria.


pesticidi generico nome da intendere nell’ambito domestico per sostanze utilizzate per prevenire o allontanare insetti o microbi. Essi possono essere costituiti di sostanze inorganiche o composti organici semivolatili o non volatili.

Essi vengono usati per proteggere piante, trattare il legno o per la pulizia.

Non c’è una regolamentazione d’uso negli ambienti domestici.

Possono provocare debolezza, nausea, manifestazioni irritative alle mucose come effetto acuto.

La prevenzione consiste nel rispettare accuratamente le istruzioni, nel limitarne o eliminarne l’uso, nel ventilare in maniera adeguata gli ambienti dopo l’uso.



INQUINANTI BIOLOGICI


batteri e virus sono microorganismi (o, nel caso di tossine, loro prodotti) che possono essere responsabili di malattie. Umidità e acqua stagnante, negli impianti di riscaldamento, di umidificazione e di condizionamento possono favorirne la loro proliferazione e tra di essi possono svilupparsi alcuni patogeni per l’uomo.

In genere essi provocano malattie delle vie aeree superiori o inferiori (polmoniti). Tra di essi l’esempio più noto è dato dalla legionellosi, per via del batterio (Legionella) che può annidarsi negli impianti di condizionamento.

Una accurata pulizia e manutenzione del sistema di condizionamento d’aria è la principale strategia preventiva per evitarne il loro sviluppo.


derivati epidermici di animali domestici piccole particelle di pelo e saliva di animali domestici che rimanendo sospese in aria possono rappresentare allergeni per chi ne soffre.

Chi soffre di questa allergia non deve convivere con un animale domestico.


pollini derivano dalle piante esterne e possono penetrare da finestre e porte nella casa.

Soggetti predisposti sviluppano allergie con sintomi alle vie aeree superiori (rinite, congiuntivite etc) secondo la stagionalità dei pollini se esposti.

In questo caso la prevenzione consiste nel limitare o impedire la ventilazione con ricambio d’aria con l’ambiente esterno e preferire un sistema di condizionamento con appositi filtri antipolline.


muffe sono funghi che proliferano in condizioni adeguate di temperatura (compresa tra 10 e 35 gradi centigradi) e soprattutto di umidità. Tendono a svilupparsi su pareti e pavimenti umidi, negli impianti di condizionamento d’aria.

Oltre a danneggiare le superfici, macchiandole, possono essere allergeni.

Esse vanno rimosse con prodotti specifici di pulizia (in ambiente adeguatamente ventilato) quando si presentano, e soprattutto vanno controllate temperatura e umidità dell’aria in casa entro soglie che ne limitino la proliferazione.


acari sono piccoli insetti aracnidi che sono favoriti nella proliferazione dalla polvere. In particolare privilegiano cuscini, materassi, piumini, tappeti, moquette.

Sono allergeni per gran parte della popolazione umana.

Un lavaggio frequente della biancheria da letto, il controllo dell’umidità e della temperatura della casa, limitazione di oggetti che facilitino l’accumulo di polvere, specialmente in camera da letto, insieme con una pulizia e ventilazione frequente sono i principali strumenti a disposizione per combatterli. Bisogna anche prestare attenzione all’aspirapolvere, al sacchetto ed ai filtri.



INQUINANTI FISICI


radon gas radioattivo presente nel terreno in concentrazioni variabili secondi i siti (alcune regioni sono più interessate dal problema di altre: tra queste Lazio, Lombardia, Friuli, Campania) che può inquinare in particolare ambienti seminterrati e al piano terra, costruiti su suolo vulcanico e in determinati materiali (tufo, ad esempio).

Esso viene misurato in becquerel ed il valore soglia è di 500Bq/m3 medi in un anno negli ambienti di lavoro, di 400Bq/m3 medi in un anno per gli edifici abitativi già esistenti e di 200Bq/m3 medi in un anno per gli edifici abitativi di nuova costruzione.

Il problema di salute deriva dai prodotti di decadimento, di cui si conosce il significato cancerogeno per l’uomo (carcinoma polmonare).

L’effetto è sinergico col fumo di sigarette ed insieme contribuiscono al 15-20% delle nuove diagnosi in un anno di carcinoma polmonare.

Una esposizione per oltre 30 anni a concentrazioni maggiori di 500Bq/m3 medi in un anno raddoppia il rischio di sviluppare un tumore ai polmoni. Nello stesso tempo il fumo di sigaretta ne aumenta di 25 volte il rischio. Quindi l’effetto del solo Radon aumenta il rischio da 1 a 2. L’effetto combinato del fumo con il Radon lo incrementa di 50 volte.


rumore viene percepito dalle nostre orecchie come sensazione uditiva sgradita, fastidiosa, diversamente dal suono. Soprattutto, nel contesto di casa e di lavoro, il problema è che non lo si vuole sentire ma non è facile chiudere le orecchie come si fa con gli occhi. Il traffico (anche quello aereo, a Napoli), le attività dei vicini, discoteche e luoghi che favoriscono assembramenti di persone, problema molto sentito a Napoli per la movida notturna, specialmente nel periodo estivo, sono tra le principali fonti.

In realtà facciamo riferimento al disturbo alla quiete, l’effetto di danno sull’udito subito da determinate esposizioni (perlopiù lavorative) è altro argomento.  

Le principali difese (dopo i tappi per le orecchie) sono nella qualità costruttiva della casa, ed in particolare degli infissi. Ma questo funziona bene da metà settembre a fine maggio. Nei mesi estivi si tende a privilegiare la frescura serale aprendo le finestre, e esponendosi al rumore.

Esso può comunque essere registrato in Decibel (dB) e, se oltre i limiti di legge, si può intentare un procedimento legale contro la fonte o contro il Comune.

https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/agenti-fisici/rumore

https://www.nonsprecare.it/inquinamento-acustico

http://www.analisilegale.it/decibel-avvocato/


inquinamento elettromagnetico si intendono radiazioni non ionizzanti ed il primo pensiero va agli apparati per telecomunicazione (telefonino, rete internet) ma non solo che generano un campo elettrico, magnetico o elettromagnetico artificiale. Si parla anche di elettrosmog.

Il campo elettromagnetico viene misurato nella sua intensità (Volt metri V/m) e frequenza (Hertz Hz).

Esistono dei valori soglia, definiti per legge (DPCM 199/2003) come massimi tra i 20 e i 60 V/m e come obiettivo e di qualità di 6 V/m. 

Allo stato non ci sono prove sufficienti che i campi elettromagnetici che caratterizzano la nostra vita quotidiana possano provocare il cancro.

https://www.minambiente.it/pagina/inquinamento-elettromagnetico

https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/vero-campi-elettromagnetici-aumentano-la-probabilita-insorgenza-del-cancro



CONSEGUENZE CLINICHE

Abbiamo visto che i vari inquinanti possono provocare patologie gravi (avvelenamento da monossido di carbonio e morte immediata), quadri specifici (polmonite da legionella, allergie), possono incrementare il rischio di determinate patologie cardiovascolari o neoplastiche (fumo di sigaretta, radon) o, nella maggioranza dei casi, possono provocare sensazioni di malessere di difficile descrizione, come rinite, stanchezza, mal di testa, irritazioni cutanee o delle mucose, compromettere l’umore e la capacità di concentrazione. E’ difficile quindi correlare queste manifestazioni ad un fattore specifico ma l’evidenza è che scompaiono quando ci si allontana dal luogo che le ha provocate.

Questi quadri vengono riassunti in due definizioni essenziali:


Sick Building Syndrome (sindrome dell’edificio malato): sintomi aspecifici ripetitivi e non correlati ad un agente specifico che scompaiono quando ci si allontana dagli ambienti dove viene scatenato. Viene meglio descritto come malessere e senso di irritazione.


Building Related Illness (malattie correlate all’edificio): è presente una diretta correlazione tra un quadro patologico ed un agente scatenante nell’edificio: agenti infettivi, agenti scatenanti reazioni allergiche, avvelenamenti.


Il problema il più delle volte dipende dal tempo di permanenza e dalla concentrazione dell’inquinante nell’ambiente.


documenti fonti:

https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00010300/10392-rapporto-117-2010.pdf/

https://www.disteba.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=ddefce20-cce1-4894-bc9e-8288cc7f9b6f&groupId=6046092

https://www.unipa.it/amministrazione/direzionegenerale/servizioprof.sistemadisicurezzadiateneo/settorediprevenzioneeprotezionediateneo/.content/documenti_pdf_mauale_di_sicurezza/microclima.pdf

https://www.researchgate.net/publication/242090075_Qualita_dell%27aria_degli_ambienti_confinati_non_industriali_indicazioni_per_la_valutazione_del_rischio_e_la_sorveglianza_sanitaria

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=1&art.versione=1&art.codiceRedazionale=01A11196&art.dataPubblicazioneGazzetta=2001-11-27&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=1

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_160_allegato.pdf

https://www.eea.europa.eu/publications/environmental-noise-in-europe

https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/statoambiente/aree-urbane-2016/9_Esposizioneallinquinamentocemeacustico.pdf

https://www.aeroportodinapoli.it/documents/10186/506209/Osservazioni+ASSOUTENTI.pdf/f7df094d-65f2-4618-94fd-7f19da48d2c9


Come difenderci?

Due sono le procedure essenziali: 

la prima è il controllo della fonte di inquinanti (e quando possibile, l’eliminazione di fonti inquinanti. Per certe allergie, come quella al pelo di gatto, è l’unica chance).


La seconda è estremamente semplice e valida e consiste nel ricambio d’aria. Bisogna areare i locali 4-6 volte al giorno per almeno 5-10 minuti. Per questo è utile avere una doppia esposizione per creare una corrente d’aria che ne velocizza il ricambio. Anche una forte differenza di temperatura tra interno e esterno velocizza il ricambio, per cui d’inverno il ricambio può durare il tempo minimo, che nelle altre stagioni invece dovrà essere più lungo.

Questo rimedio è efficace verso la gran parte degli inquinanti dell’ambiente interno.

https://www.trotec-blog.com/it/trotec/da-dove-arriva-lumidita-riscaldare-e-arieggiare-nella-giusta-maniera/

https://www.archimedegroup.eu/aerazione-delle-abitazioni/


Ci sono poi una serie di ulteriori azioni utili a mitigare l’effetto degli inquinanti e migliorare complessivamente il benessere dell’ambiente interno, oppure efficaci verso specifici inquinanti:

il controllo di temperatura e umidità dell’aria;

l’utilizzo di filtri dell’aria HEPA (High Efficiency Particular Air filter);

la presenza di piante che hanno un potere depuratore;

l’uso di strumenti di monitoraggio.


controllo di temperatura e umidità dell’aria

oltre a essere il metodo più efficace per impedire la proliferazione delle muffe, rappresenta uno strumento fondamentale per controllare il benessere termico nelle varie stagioni dell’anno, insieme a quello della velocità di ventilazione dell’ambiente.


Un piccolo strumento disponibile a pochissimi euro in qualunque negozio o bancarella ci può misurare con precisione la temperatura e l’umidità relativa dell’aria. 


La temperatura dell’aria di benessere di un essere umano varia secondo le stagioni: è quando non si percepisce né caldo né freddo.

E dipende anche dal tipo di attività che si svolge (se si rimane fermi oppure si ha una intensa attività fisica).

in linea di massima è preferibile che un ambiente interno non abbia una variazione eccessiva rispetto a quello esterno. Questo vale in tutte le stagioni. Di conseguenza, non è saggio né riscaldare al massimo gli ambienti d’inverno né raffreddarli a manetta d’estate.

E’ meglio compensare almeno parzialmente con l’abbigliamento e con la velocità di ventilazione.

D’inverno è ottimale una temperatura compresa tra i 19 e i 22 gradi centigradi, che può anche scendere di un paio di gradi in camera da letto, e d’estate è compresa tra i 24 e i 26 gradi centigradi.

Per legge la temperatura invernale non deve eccedere i 20 gradi (+2 gradi di tolleranza) e in estate non deve scendere sotto i 26 gradi (-2 gradi di tolleranza), se essa viene regolata con impianti di climatizzazione.

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4387&area=indor&menu=vuoto


Al pari della temperatura l’umidità dell’aria contribuisce al nostro benessere termico.

Questo è vero sia in inverno sia in estate, anche se in quest’ultima è spesso più evidente (pensiamo al terribile caldo umido delle giornate afose estive, quando il cielo è coperto).


La misura dell’umidità ci dice quanta acqua (H2O) è presente nell’aria dell’ambiente in cui ci troviamo. 

L’acqua è presente nell’aria allo stato gassoso come vapor acqueo. 

A temperatura e pressione costanti, esiste un valore massimo di vapor acqueo che può essere presente in un dato volume d’aria (umidità massima). 

Il nostro strumento misura la quantità relativa di vapor acqueo presente, non quella assoluta. Cioè la percentuale di umidità.

Quando essa raggiunge il 100%, vuol dire che ulteriore H2O non può trovar spazio in forma di vapor acqueo nello stesso ambiente, e noteremo il fenomeno della condensa, per cui avviene il passaggio di stato da quello gassoso a quello liquido dell’acqua.

Esempio, il bagno dopo aver fatto la doccia con la porta chiusa. Usciti dalla doccia, noteremo piccole gocce di acqua sulle mattonelle, ma fuori dalla doccia, dove non poteva arrivare dal soffione. L’umidità della stanza ha raggiunto il 100% perché vi era una fonte importante (l’acqua della doccia) e non potendo l’aria più saturarsi essa ha iniziato a depositarsi in forma liquida sulle superfici.

Questo fenomeno può anche essere osservato senza raggiungere il massimo percentuale di umidità, ma modificando la temperatura (e mantenendo la pressione atmosferica costante): infatti, allo scendere di temperatura, diminuisce la quantità massima di acqua che può stare come vapor acqueo in un dato volume.

Esempio, in estate quando si prende una lattina di birra dal frigo. Dopo qualche minuto troveremo che la lattina è bagnata. Essa si trova ad una temperatura nettamente inferiore (per esempio di 10 gradi, contro i 28 gradi della cucina). L’umidità dell’aria in cucina non sarà satura, ma magari al 60%. Eppure, quest’aria a contatto con un corpo più freddo diminuisce di temperatura, e con essa la sua umidità massima, fino al punto in cui il vapor acqueo in eccesso dovrà trasformarsi in gocce d’acqua. Si chiama punto di rugiada.

Altro esempio di questo fenomeno è la condensa sulle finestre d’inverno, quando in casa abbiamo una temperatura nettamente maggiore di quella esterna per effetto del riscaldamento domestico. La finestra, a contatto con l’aria esterna, ha una temperatura più bassa del resto della casa e su di essa avverrà la condensa dell’acqua o vapore acqueo presente nell’aria di casa.


Qual è l’umidità che dobbiamo tenere in casa? Essa dovrebbe essere preferibilmente compresa tra il 40 e il 60% (o comunque essere contenuta entro il 30 e il 70%).

Se l’umidità è troppo alta, muffe e allergeni sono favoriti. Se è troppo bassa, si ha secchezza delle mucose che è fonte di malessere. Inoltre, favorisce il contagio di infezioni virali.

Cosa fare quando è troppo alta? 

Aumentare la ventilazione, soprattutto se l’aria esterna è asciutta.

Evitare di stendere i panni in casa.

Avere accortezze maggiori nel bagno (cappa aspirante o finestra aperta dopo la doccia) e in cucina (cappa aspirante o finestra aperta dopo aver cucinato).

Utilizzare il deumidificatore (tutti i condizionatori d’aria hanno questa funzione). 

Quando è troppo bassa, si può favorire innaffiando le piante da interno (se presenti) oppure mettendo dell’acqua su una fonte di calore (tipicamente sul termosifone in inverno).

https://www.airthings.com/it/what-is-humidity

https://www.geass.com/umidita-relativa-assoluta-e-condensa-sulle-pareti/

https://casalingaperfetta.com/umidita-ideale-in-casa

https://www.ediltecnico.it/37707/umidita-muffe-in-casa-rischi-per-salute-prevenzione-azioni-correttive/

https://www.muriumidi.info/umidita-ideale-in-casa-clima-ideale/

https://tabbid.com/blog/umidita-negli-ambienti-interni-come-riconoscerla/

https://www.finestreportegenova.it/condensa-sui-vetri-delle-finestre/


L’utilizzo di filtri dell’aria HEPA (High Efficiency Particular Air filter)

Un tempo si usava solo il ventilatore per difendersi dal calore. Effetto ottenuto sia dall’aumento della velocità di spostamento dell’aria sia dall’asciugamento del sudore.

Oggi esistono ventilatori che oltre a questo filtrano e depurano l’aria. Sono molto efficaci verso il particolato, i composti organici volatili, la formaldeide, gli ossidi di azoto, come gli odori, la polvere e i pollini. E possono anche rinfrescare o riscaldare l’aria. Inoltre possono essere controllati da remoto.

https://www.heltyair.com/come-ridurre-inquinamento-indoor-diluire-inquinanti/

https://www.dyson.it/ventilatori-e-termoventilatori/purificatori


Ad un costo molto inferiore si possono acquistare piante che purificano l’aria. 

Tra di esse Aloe, Dracena, Edera, Ficus, felce di Boston, Sanseveria, Gerbera, Pothos, Areca, Spatillo. In particolare possono abbattere la quota di composti organici volatili.

https://www.verdevero.it/i-rimedi-contro-linquinamento-domestico-sono-le-piante/

https://www.casaeclima.com/ar_29224__piante--purificano-aria-interna-NASA-INFOGRAFICA.html


Naturalmente necessitano di cure opportune e soprattutto di luce.

Possono inoltre contribuire a regolare l’umidità dell’ambiente interno.

Ma sono davvero efficaci?

Quest’interessante studio dell’arpa della Valle d’Aosta indaga il loro contributo in diversi contesti, ambienti d’ufficio, capannoni industriali, pompa di benzina, parrucchiere, scuola, in diversi periodi dell’anno.

Vale la pena darci uno sguardo approfondito.

Il risultato è confortante: in un ambiente chiuso la presenza di piante idonee contribuisce a dimezzare la quota di composti organici volatili.

Ma attenzione: lo studio è stato condotto con una quota di circa 1 pianta di 50-100 cm di altezza per metro quadro. Per una stanza di 15 mq, 15 piante!

https://www.arpa.vda.it/it/aria/progetti/2566-progetto-fitodepurazione-indoor


Anche altre fonti scientifiche comunque confermano il loro contributo.

Oltre al fatto che gestire e curare delle piante contribuisce al benessere complessivo dell’ambiente e della persona.

https://www.greenme.it/abitare/accessori-e-decorazioni/piante-antiinquinamento-studio-cnr-ipsp/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30640005/


Può infine essere interessante avere una piccola stazione di monitoraggio, che magari invia i dati raccolti al nostro telefonino.

https://www.inquinamento-italia.com/i-migliori-misuratori-di-qualita-dell-aria-domestica-monitor-per-particolato-polveri-sottili-pm25-e-gas-vari/

https://www.lavorincasa.it/inquinamento-domestico-dell-aria-cause-e-rimedi/


Bene, per quanto vasto, era utile conoscere questo problema, poco conosciuto eppure più grave dell’inquinamento dell’aria esterna, cui magari diamo più attenzione.

Come abbiamo visto, occorre dare uno sguardo al buon funzionamento di alcune componenti della nostra casa (cucina, caldaia, riscaldamento, ventole aspiranti) e monitorare umidità e temperatura, correggendo con adeguati ricambi d’aria per ottenere un ambiente salubre.

Le soluzioni più semplici ed economiche sono efficaci, dunque alla portata  di tutti.

Anche in questo, noi italiani siamo dei privilegiati: i problemi più gravi sono nei paesi del terzo mondo, dove si cucina, si illumina e ci si riscalda con combustibili solidi in piccoli ambienti domestici con gravi conseguenze per la salute e la sicurezza.

https://www.osservatoriodiritti.it/2018/06/06/inquinamento-domestico-ricerca-oms/

domenica 22 marzo 2020

INQUINANTI URBANI DELL’AMBIENTE ESTERNO

Le problematiche connesse con l’infezione da Coronavirus quest’anno hanno alterato la percezione dell’inquinamento dell’aria delle città italiane.
Stiamo avendo preoccupazioni maggiori di questa. 
Ma abbiamo avvertito tutti, tra i pochi effetti positivi di questa quarantena, il senso di benessere che si prova in una città senza traffico, silenziosa, con spazio alla natura di inizio primavera.
Abbiamo anche visto come le immagini satellitari mostrassero in Cina una significativa riduzione dell’inquinamento da NO2 dovuta al netto calo delle attività lavorative e degli spostamenti. 

Eppure, ogni anno in Italia, soprattutto in pianura padana, l’inquinamento è uno dei principali motivi di preoccupazione.
Si percepisce il problema, il bisogno di soluzioni, ma poi trascuriamo di informarci adeguatamente sugli inquinanti, il loro ruolo nella patologia, la loro origine e le modalità che abbiamo per contrastarli. Quasi sempre attribuiamo le principali colpe al traffico veicolare, certo non a torto, soprattutto ai veicoli alimentati a gasolio. Talora anche all’inquinamento industriale.

In quest’occasione vorrei passare in disamina i principali inquinanti dell’ambiente esterno di una città italiana, il pericolo che rappresentano per la salute, le fonti di emissione, i mezzi a disposizione per contrastarli e gli strumenti per monitorarli.

Poiché si tratta di un argomento dove è importante avere una robusta base scientifica, ho fatto maggiore attenzione alle fonti, rivolgendomi anzitutto alle pagine ARPA (agenzia regionale per la protezione ambientale) e ISPRA (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Incominciamo dal problema di salute. Gli inquinanti atmosferici provocano o peggiorano malattie cardiovascolari (infarto, aterosclerosi, ictus), polmonari (broncopneumopatie croniche) e neoplastiche (carcinoma polmonare).
Nel 2016 in Italia si possono stimare 58.600 morti dovute alle elevate concentrazioni di PM2,5 14.600 morti per NO2 e 3.000 morti per O3.
In termini assoluti i dati italiani sono tra i peggiori in Europa. La fonte è l’autorevole agenzia europea per l’ambiente nel report Air quality in Europe 2019.

In tutte le città italiane esistono stazioni di monitoraggio dei principali inquinanti. l’ARPA di ogni regione ne stila un bollettino quotidiano e lo rende pubblico.
Per Napoli e la Campania vi rimando a questa pagina:

Possiamo trovare diverse stazioni sparse in tutta la città e la regione. Questo ci può anche aiutare a capire le zone più e meno inquinate.
Notiamo che sono monitorati NO2 CO PM10 PM2,5 O3 BENZENE SO2.
Ma cosa significano queste formule chimiche? Vediamole una per una.

I principali inquinanti dell’aria esterna sono:

gas inorganici:
biossido di azoto (NO2) Gli ossidi di azoto (NOx) si formano durante qualsiasi combustione dove l’aria sia il comburente, poiché in essa sono presenti azoto e ossigeno. 
Di norma la produzione antropica di NO2 è <10% del costituente dell’aria di questo inquinante, che si forma invece soprattutto come secondario, cioè in atmosfera in seguito a reazioni chimiche a partenza da altri composti, soprattutto monossido di azoto (NO).
Le condizioni atmosferiche sono determinanti nel favorire o meno la sua concentrazione e la formazione di ulteriori inquinanti secondari.
Le principali fonti di emissione antropiche urbane sono le combustioni dei motori per i trasporti (circa il 55% delle fonti, ed in particolare il motore Diesel), gli impianti industriali (17%), gli impianti di produzione di energia elettrica, di riscaldamento, di incenerimento dei rifiuti, il porto (15%).
In particolare a Napoli e a Livorno si stima che almeno il 50% delle emissioni dipendano dal porto e dalle attività con esso connesse.
Il monitoraggio è orario ed il limite consiste nel valore di 200 μg/m3 ora che non può essere superato più di 18 volte nell’arco dell’anno.
Anche Napoli è tra le molte città italiane in cui il limite annuale viene tuttora superato.
Comunque, nonostante gli sforamenti dei limiti massimi definiti, si apprezza una riduzione complessiva delle emissioni urbane italiane negli ultimi 15 anni, che scendono da circa 370.000 tonnellate nel 2005 a circa 220.000 tonnellate nel 2015 (riduzione del 40%).

monossido di carbonio (CO) Si forma in qualsiasi processo di combustione in conseguenza di un’incompleta ossidazione del materiale combustibile contenente carbonio.
La combustione non industriale e il trasporto su strada sono le principali fonti antropiche in Italia.
E’ causa di decessi fatali come inquinante degli ambienti interni in caso di malfunzionamento di sistemi domestici per il riscaldamento (stufe, camini, caldaie etc).
E’ un inquinante in costante e significativo decremento a partire dagli anni 80 del Novecento.
Il monitoraggio è valutato con una media calcolata su 8 ore e non può superare mai i 10 mg/m3. 
In Italia le stazioni di monitoraggio non riportano superamenti dei limiti.

ozono (O3) E’ un inquinante di tipo secondario. L’accumulo di O3 nella troposfera (la parte più bassa dell’atmosfera, da 8 a 16 km a partire dal suolo) dipende dal contemporaneo verificarsi di più condizioni: l’emissione di inquinanti primari, condizioni meteorologiche favorevoli (alte temperature, bel tempo e scarso vento), l’entità della radiazione solare.
In tale contesto favorente è definito smog fotochimico la trasformazione in O3 a partire da determinati precursori quali ossidi di azoto e composti organici volatili, ed è difficile risalire al rapporto dose effetto per la limitazione di essi e l’ottenimento di un decremento di O3. I precursori primari sono quelli prodotti dalle emissioni da trasporto su strada, dalla produzione e utilizzo di solventi organici o di preparati che li contengono, dai processi di combustione nella produzione di energia e nell’industria.
Un dato importante è che si può accumulare anche a distanza della fonte di emissione.
Purtroppo di questo non è stato evidenziato negli ultimi 20 anni alcun trend diminutivo significativo.
Inoltre, non solo incide sulla salute umana ma anche provoca problemi all’ecosistema, all’agricoltura e ai beni materiali.
Il monitoraggio avviene come valore orario ed esistono 2 livelli di soglie: soglia di informazione 180μg/m3 e soglia di allarme 240μg/m3.
Sostanzialmente tutti i comuni italiani monitorati evidenziano superamenti della soglia limite iniziale. 
Lo smog fotochimico è un inquinante principalmente estivo e non invernale, si concentra maggiormente nelle ore centrali della giornata ed è condiviso da tutta l’Europa meridionale con affaccio sul Mediterraneo.

biossido di zolfo (SO2) Anche noto come anidride solforosa, questa emissione dipende dal contenuto di zolfo nei combustibili. L’utilizzo del gas naturale (metano) ed il minore uso del carbone sono tra le cause del decremento osservato a partire dagli anni 80 del Novecento, ed evidente anche negli ultimi 10 anni, dalle circa 130.000 tonnellate emesse nelle aree urbane nel 2005 alle circa 30.000 tonnellate nel 2015 (riduzione di oltre il 75%).
Le emissioni di SO2 sono comunque legate alle attività industriali e quindi maggiori nelle città che vi sono maggiormente devote. Le attività industriali impattano per circa l’82% delle emissioni. Nelle città prive di significativa attività industriale è invece significativo il riscaldamento domestico e l’attività portuale (quando presente) come fonte di emissione.
Il monitoraggio avviene come valore orario ed il limite di 350μg/m3 non può essere superato più di 24 volte nell’arco dell’anno.
In Italia le stazioni di monitoraggio non riportano superamenti dei limiti.

materiale particolato Si tratta di una sospensione di particelle solide o liquide relativamente stabili nell’aria e viene diviso in particelle con diametro inferiore a 10μ PM10 (particelle grosse) e particelle con diametro inferiore a 2,5μ PM2,5 (particelle fini).
Tale distinzione volumetrica oltre a rendere conto di costituenti diversi (e quindi fonti di inquinamento) consente anche di distinguere effetti diversi che possono avere in patologia umana. E’ infatti la quota più piccola delle particelle fini quella che raggiungendo gli alveoli polmonari può provocare i danni più gravi alla nostra salute.
I principali componenti chimici che li compongono derivano da nitrati secondari (tra cui NO2), combustione di biomasse, industrie, solfati secondari e oli pesanti, traffico (sia di provenienza del motore sia di attrito di ruote e freni), polvere (anche di provenienza del Sahara, che diventa rilevante nelle città meridionali), aerosol marino (per le città costiere). 

PM10 La principale fonte urbana di emissione di PM10 primario è il riscaldamento domestico (più del 50%) quando esso utilizza biomassa legnosa (la legna del camino, il pellet delle stufe). I trasporti stradali costituiscono il 20% delle emissioni primarie di PM10 e tuttavia per l’emissione di composti azotati contribuiscono in maniera considerevole a formare PM secondario. Una terza fonte rilevante è l’industria (15%).
Il particolato primario viene quindi direttamente emesso da riscaldamento, trasporti, industria e fenomeni naturali.
Il particolato secondario è invece conseguenza di trasformazioni in atmosfera a partenza da altre sostanze inquinanti quali ossidi di azoto in buona parte provenienti dai trasporti su strada, i composti organici volatili (COV) derivanti dall’uso dei solventi ma anche da emissioni biogeniche o l’ammoniaca (NH3) che discende prevalentemente dalle attività agricole.
La formazione di PM secondario non è direttamente proporzionale alle quantità dei precursori per la complessità delle trasformazioni coinvolte (come per lo smog fotochimico).
Per il PM10 si è osservato un decremento di circa il 20% nelle città italiane negli ultimi 15 anni, scendendo da 45.403 tonnellate nel 2005 a 36.712 tonnellate nel 2015.
Tale decremento è lento ma costante dagli anni 80 ad oggi.
Il monitoraggio del PM10 avviene con la valutazione della media giornaliera, che non può superare il valore di 50μg/m3 più di 35 volte all’anno. 
Purtroppo diverse città italiane tra cui Napoli registrano superamenti dei valori limite previsti (Napoli: 43 volte dei 35 massimi nel 2017, 37 nel 2018 e 36 nel 2019, rilevamento alla Ferrovia. Ma i valori peggiori riguardano la provincia).


PM2,5 La parte fine del particolato può derivare come fonte primaria da tutti i processi di combustione, in particolare i combustibili solidi (carbone e legna) o petroliferi (gasolio, olio combustibile). Quindi gas di scarico di veicoli, impianti per la produzione di energia e processi di combustione nell’industria, impianti per il riscaldamento domestico, incendi boschivi.
Per la fonte secondaria trasformazioni a partire da ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca.
Il monitoraggio è ottenuto da un valore medio annuale che non deve essere superato ed è di 25μg/m3.
Per questa quota i superamenti avvengono principalmente in pianura padana, nonostante si apprezzi comunque un trend decrescente negli ultimi 15 anni.
Il decremento del PM2,5 è dovuto al maggiore utilizzo di gas naturale come combustibile rispetto ad olio e carbone e al miglioramento degli inquinanti di origine veicolare (filtro antiparticolato e normative EURO anti inquinamento).

idrocarburi policiclici aromatici (IPA) vengono prodotti nei processi di combustione incompleta di materiali organici e sono quasi totalmente assorbiti sul materiale particolato.
Molti di questi composti sono cancerogeni e l’esposizione è simultanea.
Un composto indicatore della categoria è il benzo(a)pirene.
benzo(a)pirene
Le sorgenti principali sono le combustioni non industriali, i processi produttivi nell’industria del ferro e dell’acciaio e l’incenerimento dei rifiuti agricoli all’aperto, ma anche il riscaldamento domestico a biomassa legnosa e il trasporto su strada.
il benzoapirene è un IPA cancerogeno (carcinoma polmonare).

composti organici volatili (COV): benzene, formaldeide.
Le fonti sono l’uso di solventi, vernici, detersivi (50%), riscaldamento (20%) e trasporti (20%).
Anche per questi composti si osserva una netta riduzione passando da circa 350.000 tonnellate nel 2005 a 225.000 tonnellate nel 2015 (riduzione di oltre il 25%).
benzene fonti sono processi di combustione per la produzione di energia e per i trasporti, riscaldamento domestico e processi evaporativi presso i siti produttivi, i siti di distribuzione (pompe di benzina) e gli utenti finali (autoveicoli). Il traffico veicolare comunque ne è la principale fonte di emissione in quanto il benzene è contenuto nella benzina. Dal 1998 il limite nella benzina è dell’1% del volume. Di conseguenza già dal 1998 si è osservato un netto decremento, e dal 2005 con 3.000 tonnellate di emissioni si è scesi a 1.200 tonnellate di emissioni nel 2015 con una riduzione del 30%.
Come monitoraggio, il valore medio annuale di 5μg/m3 non può essere superato.
Superamenti avvengono comunque nei più grandi agglomerati urbani di tutta Italia.

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE:
L’inquinamento dell’aria urbana è un determinante importante per la nostra salute.

Anche se in Italia e in Europa c’è stata una significativa riduzione dei livelli dei principali inquinanti, alcuni di essi (principalmente PM10 NO2 e O3) persistono oltre i livelli minimi considerabili accettabili dalla WHO e minano il nostro benessere. Peraltro, al confronto con gli stati europei, l’Italia ed in particolare la pianura padana rappresenta uno dei siti a maggior inquinamento.

La riduzione degli inquinanti che abbiamo visto negli ultimi 20-30 anni, per le emissioni urbane e domestiche, è dovuta principalmente all’uso di combustibili meno inquinanti negli impianti di riscaldamento e all’introduzione dei catalizzatori e del filtro anti particolato nei veicoli, più in generale all’adozione di normative EURO anti inquinamento più stringenti.

Inadeguati invece gli sforzi effettuati per la riduzione di O3.

Abbiamo infine visto che in inverno prevale uno smog urbano con incremento di concentrazioni di PM10, PM2,5 e NO2, favorito dal contemporaneo verificarsi di incremento di traffico veicolare, accensione di impianti di riscaldamento e condizioni meteo, mentre in estate è prevalente uno smog fotochimico da O3 (anch’esso determinato da condizioni meteo).

fonti
una rapida sintesi:

documenti di approfondimento:
ISPRA Focus su inquinamento atmosferico nelle aree urbane ed effetti sulla salute 2016
ISPRA Analisi dei trend dei principali inquinanti atmosferici in Italia (2008 - 2017)
ISPRA Dati sull’ambiente 2018
ISPRA Qualità dell’ambiente urbano 2018
EEA Air quality in Europe 2019
Ministero dell’ambiente

A questo punto, qualche domanda:

Sentiamo spesso, d’inverno, che le condizioni meteorologiche (temperatura, vento e pioggia) hanno un ruolo determinante per l’inquinamento atmosferico.
Quasi come a dire che la colpa è del clima e non delle emissioni. 
E poi magari noi napoletani ci consoliamo per la vicinanza al mare che pulisce tutto.
Che cosa c’è di vero?

Le condizioni meteorologiche sono determinanti: da un lato possono incrementare l’inquinamento aiutando la concentrazione degli inquinanti o favorendo la formazione di inquinanti secondari, dall’altro possono ridurre l’inquinamento favorendo la dispersione degli inquinanti o impedendo la loro formazione secondaria.
Al crescere dell’intensità del vento e dell’instabilità atmosferica (piogge e temporali) diminuisce la concentrazione di inquinanti.
Al contrario, inversione del gradiente termico verticale (che impedisce all’aria inquinata urbana di rimescolarsi in atmosfera), condizioni di alta pressione notturna (cielo sereno) e carenza di vento (stagnazione) o presenza di nebbia persistente aumentano l’inquinamento.

Quindi un rimescolamento continuo dell’aria, cui contribuisce la brezza marina, aiuta a disperdere gli inquinanti atmosferici. Ecco perché le città di mare sono favorite.

E le piogge che portano sabbia provenendo dal Sahara? Oltre a sporcare, contribuiscono, in maniera limitata e occasionale, all’aumento del particolato.

Anche l’orografia del territorio è importante: la stagnazione e l’inversione del gradiente termico verticale avvengono prima nei luoghi pianeggianti o circondati da rilievi (fondovalli).

Come proteggersi dall’inquinamento atmosferico fuori casa e dentro casa?
La precauzione maggiore a nostra disposizione è quella di limitare l’esposizione al traffico veicolare.

Quando siamo in casa ci esponiamo anche a specifici inquinanti dell’ambiente interno, che approfondiremo prossimamente.
Il controllo di temperatura e umidità insieme con una ventilazione adeguata sono indispensabili per diminuire gli inquinanti dell’ambiente interno.
D’altra parte, abitare in prossimità (entro 300 m) da una fonte significativa di traffico veicolare (strada a intenso traffico, più di 10.000 veicoli al giorno, ad esempio rampa di tangenziale) è un fattore limitante. Sarebbe preferibile quindi limitare la ventilazione aprendo le finestre agli orari di traffico meno intenso. 
Più in generale, bisognerebbe evitare di abitare così in vicinanza di una strada a intenso traffico veicolare. 

Quando siamo fuori casa possiamo adottare diverse precauzioni. 
Le più semplici sono quelle di evitare le strade più trafficate o gli orari in cui esse sono più trafficate. Purtroppo la gran parte di noi ha bisogno di percorrerle in quegli stessi orari perché sono le vie che ci portano a lavoro.
D’estate, bisogna limitare gli spostamenti e l’esposizione all’aria esterna nelle prime ore pomeridiane (12-18) per l’inquinamento da O3 dello smog fotochimico.
Particolare attenzione va fatta se si intende fare jogging. In questo caso, d’inverno, sono da preferire le giornate ventose o piovose. Per i bambini piccoli vanno preferiti i marsupi ai passeggini, ché li tengono più in alto e lontani dalle maggiori concentrazioni di inquinanti che sono a 30-50 cm dal suolo.

Occorre indossare una mascherina?
Nel caso in cui si abbia necessità di passare lungo tempo nel traffico veicolare può essere una buona idea. E’ essenziale però che sia del tipo FFP (filtering facepiece particles). La più efficace è quella FFP3, ma per una esposizione breve (percorso casa lavoro) tutte le FFP sono adatte.


Infine, come possiamo contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico?
Principalmente in due modi: nelle scelte che facciamo per i nostri spostamenti urbani e nel riscaldamento domestico.

Le scelte che coinvolgono i nostri spostamenti per inquinare meno sono le stesse che consentono di emettere meno CO2.
Limitare gli spostamenti, preferire quelli pubblici a quelli privati, la bicicletta e i motori elettrici a quelli a combustione, il treno all’aereo.
Ne abbiamo parlato pochi mesi fa:

Bisogna però anche riconoscere che l’introduzione nel 1993 della marmitta catalitica (EURO 1) insieme con il bando della benzina con piombo, il filtro antiparticolato nei motori a gasolio e tutte le successive norme EURO anti inquinamento sono alla base del netto decremento di inquinanti che abbiamo osservato negli ultimi 30 anni. Come abbiamo visto, comunque non sufficiente.

Oggi la normativa più recente è quella EURO 6d standard (in vigore per tutti i nuovi veicoli venduti a partire dal 1 gennaio 2021 e tutti i nuovi modelli messi sul mercato a partire dal 1 gennaio 2020):
I limiti di emissione di queste automobili sono: 
CO 0,5 g/km per i Diesel e 1g/km per i motori benzina; 
NOx (ossidi di azoto) 120 mg/km per i motori Diesel e 90mg/km per i motori benzina; 
Particolato: 600 miliardi di particelle per km per entrambi i motori.
Per i motocicli, la più recente normativa è quella EURO 5 (in vigore per tutti i nuovi veicoli venduti a partire dal 1 gennaio 2021):
limiti di emissione: 
1g/km di CO; 
0,1g/km per IPA; 
60mg/km di NOx; 
4,5mg/km per il particolato.

La normativa EURO 6 aveva fatto esordio nel 2015.
Ma a seguito dello scandalo Dieselgate, per cui in fase di omologazione alcuni costruttori ottenevano un valore di emissione nettamente inferiore a quello reale, sono state fatte delle importanti modifiche nel ciclo di omologazione abbandonando il vecchio ciclo noto come NEDC (New European Driving Cycle) e passando al WLTP (Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure) per avere valori vicini a quelli reali.
Questo ha determinato il progressivo passaggio da 6a via 6b 6c 6d-temp al prossimo 6d.

Ma comunque, rispetto alle auto di 20 anni fa EURO2 la differenza è notevole:
esse emettevano, nel vecchio ciclo di calcolo NEDC: 
CO 1 g/km per i Diesel e 2,2 g/km per i motori benzina; 
NOx 700 mg/km per i Diesel e 500 mg/km per i motori benzina;
particolato: 80 mg/km per i motori benzina e Diesel.

Le moderne auto EURO6d emettono almeno il 50% in meno di CO e il 60% in meno di NOx e particolato.
E’ un dato di cui si deve assolutamente tenere conto nel valutare lo svecchiamento del parco auto circolanti e che certamente contribuisce alla riduzione dell’inquinamento ambientale che abbiamo osservato dal 2005 a oggi.

Approfondimenti:
L’edizione Malaria di Legambiente che ci aggiorna sugli inquinanti che persistono nelle città italiane e soprattutto sulle più interessanti iniziative che possono adottare i comuni per favorire la mobilità elettrica e collettiva, riducendo quindi il complessivo numero di veicoli in circolo. 

Una tesi di laurea che spiega in maniera chiara come vengono ottenuti i dati di emissioni delle auto e come sono stati trasformati i motori negli ultimi 30 anni per rispettare le normative EURO anti inquinamento:
A seguito dello scandalo Dieselgate è avanzato un dubbio generale sul motore Diesel.
Da una parte, si è persa la fiducia che il motore a gasolio possa rispettare i necessari requisiti anti inquinamento e si pone l’attenzione sulla necessità di investire nel motore ibrido o elettrico, ed anche nell’uso di fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica.
Dall’altra, il fatto che il parco auto circolante è composto per il 33% da auto che precedono le più stringenti normative anti inquinamento (da EURO4 a oggi) e le nuove EURO6d cominciano solo nel 2020 ad essere sul mercato. Non possiamo ancora vedere i benefici dei nuovi motori.

C’è anche chi invece pone il problema dell’intero ciclo, dall’assemblaggio delle parti al loro smaltimento a fine vita dell’auto, e si ripropone il problema: inquina più nella sua globalità, un’auto elettrica o un’auto a gasolio?

Difficile ottenere una risposta unica. Sicuramente il nostro ruolo consiste nel limitare gli spostamenti con i veicoli, preferire il trasporto pubblico ed i mezzi meno inquinanti (il treno rispetto all’aereo). Nella necessità dell’utilizzo dell’automobile privata, le auto di nuova immatricolazione EURO6d insieme con i veicoli ibridi ed elettrici, soprattutto se alimentati a energia rinnovabile, sono un significativo vantaggio per l’ambiente. La scelta può anche essere diversificata secondo l’utilizzo più frequente: in città i veicoli ibridi ed elettrici danno il meglio, il motore a benzina a GPL e a metano è una via di mezzo e quello a gasolio lo dà fuori dai centri urbani (garantendo lunghe percorrenze e bassi consumi).

Un aspetto spesso trascurato è che la quota percentuale di particolato primario non emesso dalla combustione del motore ma dallo spostamento del veicolo raggiunge il 40% (grazie alle normative anti inquinamento EURO). Dipende dall’attrito di gomme su asfalto e dei freni. Questo è dipendente dalla massa del veicolo. Per ridurre questa quota di inquinante si devono preferire auto con massa inferiore (piccole e più leggere).  

Il secondo contributo che ogni cittadino può dare è nei mesi invernali con il riscaldamento domestico.
Di questo tema parleremo approfonditamente in futuro.
Ci sono più punti su cui intervenire. 
Il primo, riguarda investimenti sostanziali: la costruzione e l’alimentazione dell’impianto di riscaldamento che deve essere moderno ed efficiente e soprattutto conta la sua alimentazione: la legna inquina più del metano. Quello elettrico (la pompa di calore), quando possibile, è il meno inquinante per l’aria urbana. 
Il secondo è l’ottimizzazione dell’impianto, cioè tenere la caldaia in manutenzione, i caloriferi sgombri.
Il terzo è nell’intensità d’uso che ne facciamo. Che sia un’accensione occasionale o regolata da un termostato, non è necessario riscaldare troppo la casa. Bisogna profittare dell’irraggiamento solare quando è disponibile. Una temperatura in casa di 20 ma anche di 19 gradi centigradi determina un significativo abbattimento delle emissioni (e dei consumi e della bolletta) mantenendo un confort e una salubrità accettabile.
Ma non dimentichiamo che anche l’acqua calda può essere alimentata dalla caldaia. Docce brevi e un utilizzo razionale in cucina e lavanderia aiutano allo scopo.

Ultimo. Il contributo di ognuno di noi è formidabile, ma parte della battaglia deve essere combattuta dalle amministrazioni del territorio, non solo riducendo le emissioni e facilitando la mobilità collettiva, ma anche contrastandone i loro effetti. Come si può fare? Prima di tutto piantando alberi. Poi promuovendo l’uso di materiali di costruzione e vernici cattura inquinanti.


Bene, teniamo vivo questo discorso perché ha molta influenza sulla nostra salute, sul nostro benessere ed i dati che abbiamo pongono l’Italia piuttosto in coda rispetto al resto d’Europa.