Introduzione

ECOLOGIA, CUCINA E ECONOMIA DOMESTICA: L'INIZIO.

Le azioni quotidiane più semplici, come fare la spesa, cucinare, raccogliere i rifiuti, vengono perlopiù svolte seguendo insegnamenti di ba...

domenica 1 novembre 2020

INQUINANTI DELL’AMBIENTE INTERNO

Qualche mese fa abbiamo studiato il problema dell’inquinamento dell’aria nelle città italiane.

Avevamo passato in disamina gli inquinanti più importanti, i modi migliori per proteggerci (evitare il traffico veicolare) e soprattutto per contribuire a ridurlo (preferendo i mezzi di trasporto pubblici o non inquinanti, oppure guidando un veicolo a minore impatto ambientale o che rispetti le più recenti normative EURO 6d anti inquinamento, e anche riducendo i consumi di gas ed energia elettrica in casa, ad esempio limitando il riscaldamento e l’uso dell’acqua calda).

Qui il link all’articolo:

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/03/inquinanti-urbani-dellambiente-esterno.html


Questa volta occupiamoci invece degli inquinanti dell’ambiente interno, il luogo dove passiamo la maggior parte del nostro tempo.

L’ambiente interno non è solo la nostra casa, quando magari durante la settimana ci torniamo col buio poco prima di cena.

L’ambiente interno è ogni ambiente con un tetto, delle mura e magari una finestra. Vuol dire dove lavoriamo, dove abbiamo vita sociale, i luoghi dove facciamo acquisti, dove sbrighiamo le faccende della vita quotidiana.

Per la gran parte delle persone è un ambiente dove si passa più del 90% della giornata.


Quali sono gli inquinanti dell’ambiente interno? Che cosa provocano?

Come possiamo prevenirli?

Come possiamo tenere a bada la situazione?

Quali indicatori per verificarne la presenza?


Qui un bel video divulgativo e introduttivo al problema, con una piacevole intervista al presidente della società italiana di medicina ambientale:

https://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/02/15/news/aiuto_mi_si_e_ammalata_la_casa-158289429/


Gli inquinanti dell’ambiente interno o indoor sono molti.

Possiamo distinguerli in base alle loro caratteristiche (e quindi di tipo chimico, fisico, biologico) oppure in base alla loro origine, se cioè provengono dall’ambiente esterno (e quindi gli stessi che inquinano l’aria esterna) o sono originati in quello interno.


Se prendiamo in considerazione le fonti interne da cui possono provenire inquinanti, i principali sono:


gli occupanti dell’ambiente interno. Ad esempio gli uomini con il fumo di tabacco liberano particolato aerodisperso, monossido di carbonio, composti organici volatili, formaldeide; gli animali domestici inoltre possono essere fonte di allergeni,  

come la polvere, le muffe ed i pollini; 

le componenti edili e di arredo (mobili, moquette, rivestimenti di pareti) possono essere fonte di radon, formaldeide, composti organici volatili, amianto);

gli impianti di condizionamento sono sede di agenti biologici e particolato aerodisperso;

i processi di combustione a gas (stufe, fornelli della cucina) liberano ossidi di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e quelli a legna come le stufe a pellet ed il camino liberano anche particolato aerodisperso e idrocarburi policiclici aromatici; 

i prodotti per la pulizia della casa e gli antiparassitari, come i prodotti per hobby (colle, vernici, adesivi) per composti organici volatili;

le stampanti e le fotocopiatrici per composti organici volatili e ozono;

le apparecchiature elettriche, come possibile fonte di inquinamento elettromagnetico.


http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4389&area=indor&menu=vuoto

https://www.simaonlus.it/?p=2330

https://www.eea.europa.eu/it/segnali/segnali-2013/articoli/qualita-dellaria-negli-ambienti-chiusi


Da queste fonti possono prodursi agenti inquinanti di tipo chimico, biologico e fisico:


INQUINANTI CHIMICI:


fumo di tabacco contiene migliaia di sostanze a potenziale tossico sprigionate da fumo di sigaretta, pipa, sigari. Può avere un effetto irritativo verso le mucose di occhi, cavo orale, vie aeree, dare nausea e mal di testa sia nei fumatori sia nelle persone che ne sono interessate (fumo passivo).

E’ causa di malattie cardiovascolari e di cancro al polmone.

La soluzione è di eliminare il fumo di tabacco o se non si riesce di non fumare negli ambienti chiusi. Se si è fumato, è necessario ventilare abbondantemente (cambiare l’aria).


biossido di azoto gas che in casa origina dalla combustione di caldaie, camini, fornelli e dal fumo di sigaretta. Ma può anche entrare dalla finestra, ad opera del traffico veicolare, in strade e orari particolarmente battuti. Esso incide sulla salute umana disturbando le vie respiratorie profonde e causando maggiore predisposizione alle infezioni.

I valori limiti accettabili di riferimento nell’ambiente interno sono gli stessi dell’aria esterna (200 μg/m3 ora che non può essere superato più di 18 volte nell’arco dell’anno e 40 μg/m3 come media annua)

Questo inquinante viene eliminato alla fonte eseguendo una corretta manutenzione di stufe caldaie e delle vie di fuga dei gas di scarico. In particolare, è utile cucinare con la cappa aspirante accesa e eliminare il fumo di sigaretta. In caso di emissione, una adeguata ventilazione degli ambienti ne impedisce l’eccessiva concentrazione.


biossido di zolfo gas che origina dalla combustione di caldaie, fornelli, camini. Può essere irritativo verso la pelle, gli occhi e le mucose, e provocare bronchite, asma, tracheite.

I valori limiti accettabili di riferimento nell’ambiente interno sono gli stessi dell’aria esterna (valore limite di 350μg/m3 che non può essere superato più di 24 volte nell’arco dell’anno).

Questo inquinante viene eliminato alla fonte eseguendo una corretta manutenzione di stufe caldaie e delle vie di fuga dei gas di scarico (canna fumaria). In caso di emissione, una adeguata ventilazione degli ambienti ne impedisce l’eccessiva concentrazione.


monossido di carbonio gas inodore che origina dalla combustione incompleta di materiale contenenti carbonio. casi tipici sono stufe, camini e caldaie a qualsiasi tipo di combustibile. 

Perché si liberi occorre che gli impianti siano in cattivo stato o che le vie di fuga dell’aria siano ostruite.

Se viene prodotto in concentrazioni limitate, esso può essere causa di affaticamento e aggravare le condizioni di soggetti cardiopatici.

I valori limiti accettabili di riferimento nell’ambiente interno sono dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pari a 7mg/m3 nelle 24 ore con limite orario di 35 mg/m3 .

Questo inquinante viene eliminato alla fonte eseguendo una corretta manutenzione di stufe caldaie e delle vie di fuga dei gas di scarico. In caso di emissione, una adeguata ventilazione degli ambienti ne impedisce l’eccessiva concentrazione.

Purtroppo è tra gli inquinanti più letali, potendo raggiungere elevate concentrazioni senza che ve ne sia la percezione. Accade ogni anno, magari all’inizio della stagione invernale, che qualcuno incautamente accenda il riscaldamento o il camino senza verificarne il corretto funzionamento e ne sia vittima dell’avvelenamento.

https://www.centroantiveleni.org/co.php


ozono (O3) gas velenoso che può essere emesso negli ambienti interni da fotocopiatrici, stampanti laser, lampade ultraviolette.

Provoca disturbi della respirazione, aggrava l’asma.

Il valore limite per l’ambiente interno è definito dalla ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) in 100μg/m3 in 8 ore come valore medio.

Un utilizzo non eccessivo delle fonti e una buona ventilazione consentono di ridurne la concentrazione.


particolato aerodisperso (PM10 PM2,5) particelle solide e liquide e gassose (aerosol) in sospensione in aria, distinte secondo il loro diametro in PM10 (fino a 10μm) e PM2,5 (fino a 2,5μm).

Negli ambienti al chiuso origina dal fumo di sigaretta, dalle combustioni in cucina, dall’ambiente esterno, dagli spray, da spore pollini e più in generale dalla presenza degli occupanti.

Può essere irritante e nocivo per le vie respiratorie.

Non esistono valori limite di riferimento per gli ambienti interni per cui si può ricorrere a quelli dell’ambiente esterno (PM10 media giornaliera che non può superare il valore di 50μg/m3 più di 35 volte all’anno e PM2,5 valore medio annuale che non deve essere superato di 25μg/m3).

Evitare di fumare, usare le cappe aspiranti in cucina e ventilare adeguatamente (quando le concentrazioni esterne sono basse, dunque in una strada trafficata quando cala il movimento delle auto) sono i principali accorgimenti da effettuare per evitarne l’accumulo interno.


composti organici volatili (COV) sostanze allo stato liquido o gassoso che vengono rilasciati da pitture, lacche, pesticidi, prodotti per la pulizia, materiali di costruzione, materiali di ufficio come adesivi, marcatori, stampanti, fotocopiatrici. Essi sono un un insieme di composti che possono provocare irritazioni agli occhi, al naso, alla gola, mal di testa, nausea e stanchezza.

Non esistono valori limiti di riferimento per la loro presenza nell’ambiente interno.

Sono inquinanti che vengono tenuti sotto controllo riducendo la fonte di emissione o, quando in uso, garantendo una adeguata ventilazione. E’ importante quindi, in fase di uso di prodotti per la casa, per la pulizia, per hobby, di stampanti, fare attenzione a istruzioni etichette e ventilare in maniera adeguata. Un piccolo aiuto può anche venire dalle piante da interno.


la formaldeide è un COV e può originare da mobili, tessuti, materiali per l’edilizia, fumo di tabacco, detersivi, coloranti, disinfettanti, materie plastiche, colle, vernici.

Il valore limite indicato dall’OMS per l’aria interna è di 0,1mg/m3 come concentrazione media in 30 minuti.

Come per tutti i COV, viene tenuto sotto controllo riducendo la fonte di emissione o, quando presente, garantendo una adeguata ventilazione. E’ importante quindi, in fase di uso di prodotti per la casa, per la pulizia, per hobby fare attenzione a istruzioni e etichette e ventilare in maniera adeguata. Essa viene rilasciata anche da mobili, in particolare quelli in truciolato, per cui si può intervenire anche nelle scelte di arredo. E va eliminato il fumo di sigaretta nell’ambiente interno.

La formaldeide è di largo uso in ospedale in Anatomia Patologica per la processazione dei campioni di tessuto umano. Personalmente, sono oltre 10 anni che ho conosciuto questo inquinante nella vita lavorativa, e so percepirne l’eventuale eccessiva concentrazione nell’aria dal suo odore pungente cui seguono gli effetti irritativi sulle mucose degli occhi e delle vie respiratorie. Sensazioni mai avvertite nel contesto domestico.

Ma è vero che anche a concentrazioni molto inferiori, in cui non è percettibile, in tempi prolungati di esposizione comunque può contribuire a dare sensazioni di malessere, tra cui emicrania e stanchezza.

Occorre quindi ventilare periodicamente gli ambienti per eliminare le tracce che possono venire continuamente rilasciate dalle componenti di arredo della casa. Inoltre alcune piante da interno, come vedremo più avanti, possono contribuire a diminuirne le quote.


Anche il benzene è un COV, di provenienza esterna (traffico veicolare) ma anche interna, dal fumo di sigaretta ai prodotti che lo possono contenere, come colle, vernici, cere per mobili, detergenti.

Attenzione all’uso (sempre più rado) di combustioni domestiche di carbone e petrolio.

A bassi livelli di concentrazione può causare vertigini, sonnolenza, incremento del battito cardiaco. 

Non esistono valori limite raccomandabili di sicurezza per l’ambiente interno per l’OMS.

Va evitato il fumo di tabacco. In caso di uso di vernici, solventi, cere e detergenti va controllata l’etichetta e vanno usato solo con ampia ventilazione. Va prestata attenzione al traffico veicolare per il possibile ingresso dall’esterno dell’inquinante.


Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) vengono rilasciati da forni a legna, caminetti, fumi di cibi cucinati, fumo di tabacco. Scarpe e indumenti provenienti dall’ambiente esterno ne possono essere fonte. Possono provocare irritazioni all’apparato respiratorio.

Anche per questi inquinanti non esistono valori limite raccomandabili di sicurezza per l’ambiente interno per l’OMS. Va prestata quindi attenzione alle fonti (forni, caminetti, cucina) dove l’areazione deve essere sotto controllo, e va eliminato il fumo di sigaretta.


amianto materiale da costruzione utilizzato come isolante nelle pareti, in passato anche negli elettrodomestici. La legge n. 257 del 27 marzo 1992 riguarda le norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.

Il rischio riguarda non solo le categorie di operatori che vi sono state esposte in fase di estrazione e lavorazione, ma anche la popolazione generale, nel caso in cui i materiali che lo contengono si deteriorano e lo espongono. Le fibre anfiboliche che lo costituiscono possono provocare polmonite, e soprattutto il carcinoma polmonare ed il mesotelioma pleurico.

Per impedirne l’esposizione, occorre una adeguata verifica da personale specializzato volta a verificarne l’eventuale presenza nelle strutture dell’abitazione e, in caso di presenza, che esso non sia in alcun modo esposto all’aria.


pesticidi generico nome da intendere nell’ambito domestico per sostanze utilizzate per prevenire o allontanare insetti o microbi. Essi possono essere costituiti di sostanze inorganiche o composti organici semivolatili o non volatili.

Essi vengono usati per proteggere piante, trattare il legno o per la pulizia.

Non c’è una regolamentazione d’uso negli ambienti domestici.

Possono provocare debolezza, nausea, manifestazioni irritative alle mucose come effetto acuto.

La prevenzione consiste nel rispettare accuratamente le istruzioni, nel limitarne o eliminarne l’uso, nel ventilare in maniera adeguata gli ambienti dopo l’uso.



INQUINANTI BIOLOGICI


batteri e virus sono microorganismi (o, nel caso di tossine, loro prodotti) che possono essere responsabili di malattie. Umidità e acqua stagnante, negli impianti di riscaldamento, di umidificazione e di condizionamento possono favorirne la loro proliferazione e tra di essi possono svilupparsi alcuni patogeni per l’uomo.

In genere essi provocano malattie delle vie aeree superiori o inferiori (polmoniti). Tra di essi l’esempio più noto è dato dalla legionellosi, per via del batterio (Legionella) che può annidarsi negli impianti di condizionamento.

Una accurata pulizia e manutenzione del sistema di condizionamento d’aria è la principale strategia preventiva per evitarne il loro sviluppo.


derivati epidermici di animali domestici piccole particelle di pelo e saliva di animali domestici che rimanendo sospese in aria possono rappresentare allergeni per chi ne soffre.

Chi soffre di questa allergia non deve convivere con un animale domestico.


pollini derivano dalle piante esterne e possono penetrare da finestre e porte nella casa.

Soggetti predisposti sviluppano allergie con sintomi alle vie aeree superiori (rinite, congiuntivite etc) secondo la stagionalità dei pollini se esposti.

In questo caso la prevenzione consiste nel limitare o impedire la ventilazione con ricambio d’aria con l’ambiente esterno e preferire un sistema di condizionamento con appositi filtri antipolline.


muffe sono funghi che proliferano in condizioni adeguate di temperatura (compresa tra 10 e 35 gradi centigradi) e soprattutto di umidità. Tendono a svilupparsi su pareti e pavimenti umidi, negli impianti di condizionamento d’aria.

Oltre a danneggiare le superfici, macchiandole, possono essere allergeni.

Esse vanno rimosse con prodotti specifici di pulizia (in ambiente adeguatamente ventilato) quando si presentano, e soprattutto vanno controllate temperatura e umidità dell’aria in casa entro soglie che ne limitino la proliferazione.


acari sono piccoli insetti aracnidi che sono favoriti nella proliferazione dalla polvere. In particolare privilegiano cuscini, materassi, piumini, tappeti, moquette.

Sono allergeni per gran parte della popolazione umana.

Un lavaggio frequente della biancheria da letto, il controllo dell’umidità e della temperatura della casa, limitazione di oggetti che facilitino l’accumulo di polvere, specialmente in camera da letto, insieme con una pulizia e ventilazione frequente sono i principali strumenti a disposizione per combatterli. Bisogna anche prestare attenzione all’aspirapolvere, al sacchetto ed ai filtri.



INQUINANTI FISICI


radon gas radioattivo presente nel terreno in concentrazioni variabili secondi i siti (alcune regioni sono più interessate dal problema di altre: tra queste Lazio, Lombardia, Friuli, Campania) che può inquinare in particolare ambienti seminterrati e al piano terra, costruiti su suolo vulcanico e in determinati materiali (tufo, ad esempio).

Esso viene misurato in becquerel ed il valore soglia è di 500Bq/m3 medi in un anno negli ambienti di lavoro, di 400Bq/m3 medi in un anno per gli edifici abitativi già esistenti e di 200Bq/m3 medi in un anno per gli edifici abitativi di nuova costruzione.

Il problema di salute deriva dai prodotti di decadimento, di cui si conosce il significato cancerogeno per l’uomo (carcinoma polmonare).

L’effetto è sinergico col fumo di sigarette ed insieme contribuiscono al 15-20% delle nuove diagnosi in un anno di carcinoma polmonare.

Una esposizione per oltre 30 anni a concentrazioni maggiori di 500Bq/m3 medi in un anno raddoppia il rischio di sviluppare un tumore ai polmoni. Nello stesso tempo il fumo di sigaretta ne aumenta di 25 volte il rischio. Quindi l’effetto del solo Radon aumenta il rischio da 1 a 2. L’effetto combinato del fumo con il Radon lo incrementa di 50 volte.


rumore viene percepito dalle nostre orecchie come sensazione uditiva sgradita, fastidiosa, diversamente dal suono. Soprattutto, nel contesto di casa e di lavoro, il problema è che non lo si vuole sentire ma non è facile chiudere le orecchie come si fa con gli occhi. Il traffico (anche quello aereo, a Napoli), le attività dei vicini, discoteche e luoghi che favoriscono assembramenti di persone, problema molto sentito a Napoli per la movida notturna, specialmente nel periodo estivo, sono tra le principali fonti.

In realtà facciamo riferimento al disturbo alla quiete, l’effetto di danno sull’udito subito da determinate esposizioni (perlopiù lavorative) è altro argomento.  

Le principali difese (dopo i tappi per le orecchie) sono nella qualità costruttiva della casa, ed in particolare degli infissi. Ma questo funziona bene da metà settembre a fine maggio. Nei mesi estivi si tende a privilegiare la frescura serale aprendo le finestre, e esponendosi al rumore.

Esso può comunque essere registrato in Decibel (dB) e, se oltre i limiti di legge, si può intentare un procedimento legale contro la fonte o contro il Comune.

https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/agenti-fisici/rumore

https://www.nonsprecare.it/inquinamento-acustico

http://www.analisilegale.it/decibel-avvocato/


inquinamento elettromagnetico si intendono radiazioni non ionizzanti ed il primo pensiero va agli apparati per telecomunicazione (telefonino, rete internet) ma non solo che generano un campo elettrico, magnetico o elettromagnetico artificiale. Si parla anche di elettrosmog.

Il campo elettromagnetico viene misurato nella sua intensità (Volt metri V/m) e frequenza (Hertz Hz).

Esistono dei valori soglia, definiti per legge (DPCM 199/2003) come massimi tra i 20 e i 60 V/m e come obiettivo e di qualità di 6 V/m

Allo stato non ci sono prove sufficienti che i campi elettromagnetici che caratterizzano la nostra vita quotidiana possano provocare il cancro.

https://www.minambiente.it/pagina/inquinamento-elettromagnetico

https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/vero-campi-elettromagnetici-aumentano-la-probabilita-insorgenza-del-cancro



CONSEGUENZE CLINICHE

Abbiamo visto che i vari inquinanti possono provocare patologie gravi (avvelenamento da monossido di carbonio e morte immediata), quadri specifici (polmonite da legionella, allergie), possono incrementare il rischio di determinate patologie cardiovascolari o neoplastiche (fumo di sigaretta, radon) o, nella maggioranza dei casi, possono provocare sensazioni di malessere di difficile descrizione, come rinite, stanchezza, mal di testa, irritazioni cutanee o delle mucose, compromettere l’umore e la capacità di concentrazione. E’ difficile quindi correlare queste manifestazioni ad un fattore specifico ma l’evidenza è che scompaiono quando ci si allontana dal luogo che le ha provocate.

Questi quadri vengono riassunti in due definizioni essenziali:


Sick Building Syndrome (sindrome dell’edificio malato): sintomi aspecifici ripetitivi e non correlati ad un agente specifico che scompaiono quando ci si allontana dagli ambienti dove viene scatenato. Viene meglio descritto come malessere e senso di irritazione.


Building Related Illness (malattie correlate all’edificio): è presente una diretta correlazione tra un quadro patologico ed un agente scatenante nell’edificio: agenti infettivi, agenti scatenanti reazioni allergiche, avvelenamenti.


Il problema il più delle volte dipende dal tempo di permanenza e dalla concentrazione dell’inquinante nell’ambiente.


documenti fonti:

https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00010300/10392-rapporto-117-2010.pdf/

https://www.disteba.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=ddefce20-cce1-4894-bc9e-8288cc7f9b6f&groupId=6046092

https://www.unipa.it/amministrazione/direzionegenerale/servizioprof.sistemadisicurezzadiateneo/settorediprevenzioneeprotezionediateneo/.content/documenti_pdf_mauale_di_sicurezza/microclima.pdf

https://www.researchgate.net/publication/242090075_Qualita_dell%27aria_degli_ambienti_confinati_non_industriali_indicazioni_per_la_valutazione_del_rischio_e_la_sorveglianza_sanitaria

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=1&art.versione=1&art.codiceRedazionale=01A11196&art.dataPubblicazioneGazzetta=2001-11-27&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=1

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_160_allegato.pdf

https://www.eea.europa.eu/publications/environmental-noise-in-europe

https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/statoambiente/aree-urbane-2016/9_Esposizioneallinquinamentocemeacustico.pdf

https://www.aeroportodinapoli.it/documents/10186/506209/Osservazioni+ASSOUTENTI.pdf/f7df094d-65f2-4618-94fd-7f19da48d2c9


Come difenderci?

Due sono le procedure essenziali: 

la prima è il controllo della fonte di inquinanti (e quando possibile, l’eliminazione di fonti inquinanti. Per certe allergie, come quella al pelo di gatto, è l’unica chance).


La seconda è estremamente semplice e valida e consiste nel ricambio d’aria. Bisogna areare i locali 4-6 volte al giorno per almeno 5-10 minuti. Per questo è utile avere una doppia esposizione per creare una corrente d’aria che ne velocizza il ricambio. Anche una forte differenza di temperatura tra interno e esterno velocizza il ricambio, per cui d’inverno il ricambio può durare il tempo minimo, che nelle altre stagioni invece dovrà essere più lungo.

Questo rimedio è efficace verso la gran parte degli inquinanti dell’ambiente interno.

https://www.trotec-blog.com/it/trotec/da-dove-arriva-lumidita-riscaldare-e-arieggiare-nella-giusta-maniera/

https://www.archimedegroup.eu/aerazione-delle-abitazioni/


Ci sono poi una serie di ulteriori azioni utili a mitigare l’effetto degli inquinanti e migliorare complessivamente il benessere dell’ambiente interno, oppure efficaci verso specifici inquinanti:

il controllo di temperatura e umidità dell’aria;

l’utilizzo di filtri dell’aria HEPA (High Efficiency Particular Air filter);

la presenza di piante che hanno un potere depuratore;

l’uso di strumenti di monitoraggio.


controllo di temperatura e umidità dell’aria

oltre a essere il metodo più efficace per impedire la proliferazione delle muffe, rappresenta uno strumento fondamentale per controllare il benessere termico nelle varie stagioni dell’anno, insieme a quello della velocità di ventilazione dell’ambiente.


Un piccolo strumento disponibile a pochissimi euro in qualunque negozio o bancarella ci può misurare con precisione la temperatura e l’umidità relativa dell’aria. 


La temperatura dell’aria di benessere di un essere umano varia secondo le stagioni: è quando non si percepisce né caldo né freddo.

E dipende anche dal tipo di attività che si svolge (se si rimane fermi oppure si ha una intensa attività fisica).

in linea di massima è preferibile che un ambiente interno non abbia una variazione eccessiva rispetto a quello esterno. Questo vale in tutte le stagioni. Di conseguenza, non è saggio né riscaldare al massimo gli ambienti d’inverno né raffreddarli a manetta d’estate.

E’ meglio compensare almeno parzialmente con l’abbigliamento e con la velocità di ventilazione.

D’inverno è ottimale una temperatura compresa tra i 19 e i 22 gradi centigradi, che può anche scendere di un paio di gradi in camera da letto, e d’estate è compresa tra i 24 e i 26 gradi centigradi.

Per legge la temperatura invernale non deve eccedere i 20 gradi (+2 gradi di tolleranza) e in estate non deve scendere sotto i 26 gradi (-2 gradi di tolleranza), se essa viene regolata con impianti di climatizzazione.

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4387&area=indor&menu=vuoto


Al pari della temperatura l’umidità dell’aria contribuisce al nostro benessere termico.

Questo è vero sia in inverno sia in estate, anche se in quest’ultima è spesso più evidente (pensiamo al terribile caldo umido delle giornate afose estive, quando il cielo è coperto).


La misura dell’umidità ci dice quanta acqua (H2O) è presente nell’aria dell’ambiente in cui ci troviamo. 

L’acqua è presente nell’aria allo stato gassoso come vapor acqueo. 

A temperatura e pressione costanti, esiste un valore massimo di vapor acqueo che può essere presente in un dato volume d’aria (umidità massima). 

Il nostro strumento misura la quantità relativa di vapor acqueo presente, non quella assoluta. Cioè la percentuale di umidità.

Quando essa raggiunge il 100%, vuol dire che ulteriore H2O non può trovar spazio in forma di vapor acqueo nello stesso ambiente, e noteremo il fenomeno della condensa, per cui avviene il passaggio di stato da quello gassoso a quello liquido dell’acqua.

Esempio, il bagno dopo aver fatto la doccia con la porta chiusa. Usciti dalla doccia, noteremo piccole gocce di acqua sulle mattonelle, ma fuori dalla doccia, dove non poteva arrivare dal soffione. L’umidità della stanza ha raggiunto il 100% perché vi era una fonte importante (l’acqua della doccia) e non potendo l’aria più saturarsi essa ha iniziato a depositarsi in forma liquida sulle superfici.

Questo fenomeno può anche essere osservato senza raggiungere il massimo percentuale di umidità, ma modificando la temperatura (e mantenendo la pressione atmosferica costante): infatti, allo scendere di temperatura, diminuisce la quantità massima di acqua che può stare come vapor acqueo in un dato volume.

Esempio, in estate quando si prende una lattina di birra dal frigo. Dopo qualche minuto troveremo che la lattina è bagnata. Essa si trova ad una temperatura nettamente inferiore (per esempio di 10 gradi, contro i 28 gradi della cucina). L’umidità dell’aria in cucina non sarà satura, ma magari al 60%. Eppure, quest’aria a contatto con un corpo più freddo diminuisce di temperatura, e con essa la sua umidità massima, fino al punto in cui il vapor acqueo in eccesso dovrà trasformarsi in gocce d’acqua. Si chiama punto di rugiada.

Altro esempio di questo fenomeno è la condensa sulle finestre d’inverno, quando in casa abbiamo una temperatura nettamente maggiore di quella esterna per effetto del riscaldamento domestico. La finestra, a contatto con l’aria esterna, ha una temperatura più bassa del resto della casa e su di essa avverrà la condensa dell’acqua o vapore acqueo presente nell’aria di casa.


Qual è l’umidità che dobbiamo tenere in casa? Essa dovrebbe essere preferibilmente compresa tra il 40 e il 60% (o comunque essere contenuta entro il 30 e il 70%).

Se l’umidità è troppo alta, muffe e allergeni sono favoriti. Se è troppo bassa, si ha secchezza delle mucose che è fonte di malessere. Inoltre, favorisce il contagio di infezioni virali.

Cosa fare quando è troppo alta? 

Aumentare la ventilazione, soprattutto se l’aria esterna è asciutta.

Evitare di stendere i panni in casa.

Avere accortezze maggiori nel bagno (cappa aspirante o finestra aperta dopo la doccia) e in cucina (cappa aspirante o finestra aperta dopo aver cucinato).

Utilizzare il deumidificatore (tutti i condizionatori d’aria hanno questa funzione). 

Quando è troppo bassa, si può favorire innaffiando le piante da interno (se presenti) oppure mettendo dell’acqua su una fonte di calore (tipicamente sul termosifone in inverno).

https://www.airthings.com/it/what-is-humidity

https://www.geass.com/umidita-relativa-assoluta-e-condensa-sulle-pareti/

https://casalingaperfetta.com/umidita-ideale-in-casa

https://www.ediltecnico.it/37707/umidita-muffe-in-casa-rischi-per-salute-prevenzione-azioni-correttive/

https://www.muriumidi.info/umidita-ideale-in-casa-clima-ideale/

https://tabbid.com/blog/umidita-negli-ambienti-interni-come-riconoscerla/

https://www.finestreportegenova.it/condensa-sui-vetri-delle-finestre/


L’utilizzo di filtri dell’aria HEPA (High Efficiency Particular Air filter)

Un tempo si usava solo il ventilatore per difendersi dal calore. Effetto ottenuto sia dall’aumento della velocità di spostamento dell’aria sia dall’asciugamento del sudore.

Oggi esistono ventilatori che oltre a questo filtrano e depurano l’aria. Sono molto efficaci verso il particolato, i composti organici volatili, la formaldeide, gli ossidi di azoto, come gli odori, la polvere e i pollini. E possono anche rinfrescare o riscaldare l’aria. Inoltre possono essere controllati da remoto.

https://www.heltyair.com/come-ridurre-inquinamento-indoor-diluire-inquinanti/

https://www.dyson.it/ventilatori-e-termoventilatori/purificatori


Ad un costo molto inferiore si possono acquistare piante che purificano l’aria

Tra di esse Aloe, Dracena, Edera, Ficus, felce di Boston, Sanseveria, Gerbera, Pothos, Areca, Spatillo. In particolare possono abbattere la quota di composti organici volatili.

https://www.verdevero.it/i-rimedi-contro-linquinamento-domestico-sono-le-piante/

https://www.casaeclima.com/ar_29224__piante--purificano-aria-interna-NASA-INFOGRAFICA.html


Naturalmente necessitano di cure opportune e soprattutto di luce.

Possono inoltre contribuire a regolare l’umidità dell’ambiente interno.

Ma sono davvero efficaci?

Quest’interessante studio dell’arpa della Valle d’Aosta indaga il loro contributo in diversi contesti, ambienti d’ufficio, capannoni industriali, pompa di benzina, parrucchiere, scuola, in diversi periodi dell’anno.

Vale la pena darci uno sguardo approfondito.

Il risultato è confortante: in un ambiente chiuso la presenza di piante idonee contribuisce a dimezzare la quota di composti organici volatili.

Ma attenzione: lo studio è stato condotto con una quota di circa 1 pianta di 50-100 cm di altezza per metro quadro. Per una stanza di 15 mq, 15 piante!

https://www.arpa.vda.it/it/aria/progetti/2566-progetto-fitodepurazione-indoor


Anche altre fonti scientifiche comunque confermano il loro contributo.

Oltre al fatto che gestire e curare delle piante contribuisce al benessere complessivo dell’ambiente e della persona.

https://www.greenme.it/abitare/accessori-e-decorazioni/piante-antiinquinamento-studio-cnr-ipsp/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30640005/


Può infine essere interessante avere una piccola stazione di monitoraggio, che magari invia i dati raccolti al nostro telefonino.

https://www.inquinamento-italia.com/i-migliori-misuratori-di-qualita-dell-aria-domestica-monitor-per-particolato-polveri-sottili-pm25-e-gas-vari/

https://www.lavorincasa.it/inquinamento-domestico-dell-aria-cause-e-rimedi/


Bene, per quanto vasto, era utile conoscere questo problema, poco conosciuto eppure più grave dell’inquinamento dell’aria esterna, cui magari diamo più attenzione.

Come abbiamo visto, occorre dare uno sguardo al buon funzionamento di alcune componenti della nostra casa (cucina, caldaia, riscaldamento, ventole aspiranti) e monitorare umidità e temperatura, correggendo con adeguati ricambi d’aria per ottenere un ambiente salubre.

Le soluzioni più semplici ed economiche sono efficaci, dunque alla portata  di tutti.

Anche in questo, noi italiani siamo dei privilegiati: i problemi più gravi sono nei paesi del terzo mondo, dove si cucina, si illumina e ci si riscalda con combustibili solidi in piccoli ambienti domestici con gravi conseguenze per la salute e la sicurezza.

https://www.osservatoriodiritti.it/2018/06/06/inquinamento-domestico-ricerca-oms/

giovedì 15 ottobre 2020

Stille di raccolta differenziata 9. In bagno e in lavanderia.

Ed eccoci arrivati al bagno.

Nello stesso ambiente spesso si trova la lavatrice, quindi parliamo anche di questa.


Il bagno è l’ambiente della nostra intimità, oltre che il luogo dove ci si lava e si espletano bisogni fisiologici.

C’è quindi una differenza di prodotti che entrano nel bagno sia interpersonale sia tra i due sessi.

Posso solo esplorare l’universo maschile e farò cenno solo ai prodotti più essenziali.


Ebbene, che cosa entra nel mio bagno?

Nella doccia, shampoo e sapone per il corpo.

Affianco al gabinetto, la carta igienica.

Un sapone per il lavandino e per il bidè.

Lo spazzolino da denti ed il dentifricio.

Il deodorante.

Rasoio per la barba.

I fazzoletti per il naso.

E poi un insieme di prodotti di utilizzo meno frequente (crema per il sole, crema idratante, crema mani…) oppure che una volta acquistati durano molto a lungo (profumi, tagliaunghie, ad esempio).


Chi ha un gatto spesso finisce per posizionare la lettiera in bagno. Del resto, se è il luogo dove vado io a evacuare, mi sembra giusto lo faccia anche il gatto. 

Quindi possiamo parlare della lettiera.


Abbiamo parlato poi della lavatrice.

Quindi il sapone per i panni. L’ammorbidente. E poi, una volta lavati, i panni vanno asciugati. Le mollette per i panni.


Bene, come abbiamo visto ci sono tanti e tanti prodotti che si comprano, si usano, e poi si gettano.

Vediamo come fare le scelte migliori per il loro smaltimento (e, soprattutto, dei loro contenitori).


doccia

shampoo

Ricordo quando al ginnasio una compagna di classe rise del fatto che non sapevo scrivere correttamente questo termine. Bei tempi, la tecnologia significava Nokia 3210 e le parole andavano cercati sul vocabolario.

Ma in effetti, perché questa parola?

Pare sia di origine indiana: gli inglesi, colonizzando l’India, importarono in Europa prodotti innovativi che gli indiani utilizzavano per lavare i capelli, massaggiando la testa, come è uso oggi dal barbiere, e come a quanto pare all’epoca non succedeva qui da noi.

https://www.parrucchierimichelangelo.it/storia-dello-shampoo/


Sono cresciuto con lo shampoo liquido.

In un flacone di plastica, magari trasparente, da consumare fino alla fine.

Dati CONAI alla mano, bottiglie e flaconi, trasparenti o meno, in PET e HDPE sono gli imballaggi dal circuito urbano con maggiore probabilità di riciclo.

Non solo: spesso è possibile scegliere marche che usano plastica riciclata per il flacone.

https://www.headandshoulders.it/it-it/about-us/sostenibilita/confezioni-sostenibili-e-riciclo-dei-flaconi-di-shampoo


Esistono però anche alternative ancora più sostenibili per l’ambiente.

Per esempio una linea di prodotti per l’igiene personale contenuti in boccette che al termine diventano delle saponette interamente utilizzabili: l’imballaggio diventa prodotto.

https://living.corriere.it/tendenze/lifestyle/mi-zhou-packaging-sapone/


O anche, altrettanto interessante, questo shampoo, una volta terminato, la bottiglia, interamente biodegradabile, contiene semi per piantare un albero. Va quindi interrata e poi occorre seguire le istruzioni per far crescere l’alberello.

https://www.noisiamoagricoltura.com/lo-shampoo-bio-con-il-flacone-che-si-pianta/

Qui il link al prodotto:

https://www.orightitalia.it/prodotto/recoffee-caffeine-shampoo/


Personalmente, faccio uso dello shampoo solido. Il grande vantaggio è che quando è finito non hai un contenitore in plastica da buttare. Molto minore l’impatto ambientale, quindi.

Ce ne sono di diverse marche, e pur essendo un prodotto costoso lo trovo sia efficace sia duraturo.

https://lasciampista.it/shampoo-solido-e-le-sue-caratteristiche/


Quello che compro io ha un minimo imballaggio di carta interamente riciclabile:

https://it.lush.com/article/che-forza-lo-shampoo-solido


sapone corpo

Questo video amatoriale di “mi lavo col badedas” rende conto di come ci siamo fatti la doccia fino a pochi anni fa noi nati negli anni 80.

https://www.youtube.com/watch?v=YWa0QrmCptM


Immagino che dagli anni 60 si siano diffusi nel mondo saponi liquidi per doccia in flaconi analoghi a quelli dello shampoo: flacone in HDPE, eventualmente riciclato, riciclabile.


Oggi possiamo dare una svolta ecologista anche a questo prodotto, semplicemente tornando al passato, alla saponetta solida.

Peraltro, anche se a prezzi non trascurabili, esistono oggi saponi solidi da doccia appositamente pensati per essere facilmente schiumosi, per non percepire la differenza con quelli liquidi:

https://it.lush.com/article/gel-doccia-solidi-intendi-dire-saponi

https://sorgentenatura.it/speciali/shampoo-solido-detergenti-solidi

https://www.lasaponaria.it/prodotti/it/334-cat-cosmetici-solidi-e-plastic-free?p=2


Qui una bella guida del noto mensile ELLE sui prodotti da bagno solidi per la pulizia del corpo:

https://www.elle.com/it/bellezza-beauty/corpo/g27099294/prodotti-di-bellezza-solidi-ame/


Un vantaggio del sapone solido è che ci aiuta a usare meno acqua.

Dopo aver rapidamente bagnato la nostra pelle, è opportuno chiudere l’acqua e insaponare con calma il corpo strofinando la saponetta e poi spargendo il sapone con le mani. Al termine riaprendo l’acqua sarà piuttosto veloce questo sapone a lasciare il nostro corpo, facendo durare poco anche la fase di risciacquo. Con un po’ di attenzione, non terremo l’acqua aperta per più di 2-3 minuti.

http://blog.rubinetteria.com/come-fare-la-doccia-senza-sprecare-lacqua/


Attenzione a non farlo sciogliere in un portasaponetta pieno d’acqua!

Meglio un sacchetto di lino o una scatoletta chiusa in alluminio.

https://www.fridaproject.com/beauty/conservare-lo-shampoo-solido/


Non sopportate proprio il sapone solido?

Forse perché non interrompete il getto d’acqua quando vi insaponate? Male. Sprecate molta acqua e consumate più sapone.

Ma esiste comunque una opzione interessante per voi: fare il sapone liquido in casa, per la doccia, partendo da una saponetta solida. Qui le istruzioni:

https://www.coffeemattarello.it/docciaschiuma-fatto-in-casa-sapone-solido/


gabinetto

carta igienica

Non ho intenzione di darvi istruzioni di utilizzo. E, comunque, è una buona abitudine proseguire con il bidè.

Ma quanta carta igienica si usa in un anno?

Numerosi rotoli. Tutta carta vergine che poi andrà smaltita e non al riciclo.

Anzi, più i rotoli sono pregiati, maggiore è la quantità di carta utilizzata.

https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/carta-igienica-ammazza-ambiente-plastica-quattro-veli-3060938/


E’ assolutamente il caso allora di preferire i rotoli in carta riciclata.

E spesso è venduta in un set di più rotoli imballati in un film di pellicola compostabile, invece del solito film di LDPE a scarse probabilità di riciclo.

https://www.carrefour.it/dettaglio-prodotto/carrefour-eco-planet-carta-igienica-compatta-2-veli-4-rotoli/?id=0001524678

https://www.ecotogo.it/product/5934688/carta-igienica-eco-natural

https://www.greenplanner.it/2019/11/05/imballaggio-carta-riciclata-lucart/


In ogni caso, il rotolo alla fine va differenziato con carta e cartone.


Parlando di carta igienica, mi sono ricordato di un particolare: in Grecia non va nel gettata nel gabinetto. Come in barca. Va gettata in un sacchetto apposito vicino al gabinetto. Ma perché?

Il problema è il calibro delle tubature, che in Grecia ha avuto a lungo uno standard più piccolo e quindi il rischio di intasamanto è molto maggiore.

https://viaggioincoppia.com/carta-igienica-nel-wc-grecia/

http://www.sullerivedelkifissos.it/2017/06/06/le-divertenti-stranezze-della-cultura-greca/


lavandino e bidè

sapone

Uso sempre il sapone solido per le mani. Mi trasmette una piacevole sensazione.

Attenzione comunque all’imballaggio che si sceglie, che può essere cartaceo (ben riciclabile) o plastificato (e quindi poco riciclabile o destinato all’indifferenziato). 

Ma sempre più aziende importanti stanno riducendo la plastica inutile:

https://it.fashionnetwork.com/news/Dove-dice-addio-agli-imballaggi-in-plastica-per-i-suoi-saponi,1150905.html


Spesso rimane una piccola parte consumata della saponetta. Succede anche sotto la doccia. E’ difficile da usare e poi c’è voglia di aprire quella nuova.

Bene, in questa pagina possiamo scoprire come riciclare le saponette per farne un nuovo sapone:

https://viverepiusani.it/riciclare-gli-avanzi-delle-saponette/


E’ comunque sempre presente anche del sapone liquido. Necessario per il bidè, molti ospiti lo preferiscono anche per le mani (per i quali è gentile inoltre disporre di piccoli asciugamani a uso singolo).

Può essere una buona idea disporre di dispensatori e comprare sapone liquido in grande quantità (o magari produrlo in casa). In questo modo si riducono gli imballaggi.

Il sapone liquido viene venduto in flaconi o bottiglie in plastica PET o HDPE analoghi a quelli dello shampoo (e con lo stesso destino una volta esauriti).


spazzolino da denti

Se ne cambiamo uno ogni 3 mesi, ne useremo 4 all’anno.

Esistono, e sono di moda, spazzolini dal manico in legno, compostabile. Ma attenzione, le setole non lo sono. Va quindi spezzato e differenziato (manico nell’umido, parte con setole nell’indifferenziato).

https://www.naturasi.it/spazzolino-in-legno-setole-medie-in-nylon-ocean-87

Esistono anche spazzolini con setole cambiabili. 

https://www.naturasi.it/spazzolino-setole-morbide-in-nylon-ocean-87

Tutte buone idee, ma si tratta di un prodotto che per impatto è veramente uno degli ultimi (quanto pesano 4 spazzolini?), a confronto di tutti i rifiuti che quotidianamente produciamo in casa e che sarebbe bene ridurre.


dentifricio

Di questo abbiamo parlato nella prima stilla, per cui trovate il collegamento in fondo all’articolo.


deodorante

Anche per il deodorante abbiamo più opzioni.

Il più diffuso penso sia lo spray, con la latta sempre riciclabile. Ricordiamo però che il tappo in plastica si getta staccato.

https://consumatori.e-coop.it/dove-butto-la-bomboletta-spray-usata/


E’ bene sapere che le bombolette spray contenenti gas dannosi per l’ozono atmosferico non sono più in commercio da oltre 30 anni.

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/dal-deodorante-alla-lacca-in-un-sito-il-mondo-delle-bombolette-spray-green

http://lifeisspray.federchimica.it


Ma possiamo trovarne anche in creme e solido. Utile comunque valutarne l’imballaggio, perché gli stick con confezione in plastica-vetro possono essere complicati da scomporre e riciclare.


Come dicevamo, se ne possono trovare anche con la consistenza di una crema o la forma di una saponetta, in quest’ultimo caso riducendo dunque al minimo l’imballaggio.

https://it.lush.com/article/lultimo-anno-del-deodorante-spray-ecco-perche-il-nudo-e-la-prossima-tendenza-nei-deodoranti


rasoio per la barba

Questa cosa dipende dalle esigenze personali. Per me il rasoio è elettrico, l’ho comprato oltre 10 anni fa e aveva per imballaggio una semplice scatola di cartone.


In alternativa, chi opta per una rasatura completa necessita di schiuma o gel e di un rasoio con lame.

Le marche più famose propongono lamette non staccabili da una anima di plastica, che al fine vita (3-4 usi) vanno gettate nell’indifferenziato. E’ diffuso anche il rasoio usa e getta, senza cambi di lama, anch’esso non riciclabile.


Oggi, con il maggior scambio di conoscenze riguardo ogni ambito, anche la cura personale, non è difficile imparare a usare un rasoio di sicurezza, come i barbieri. In questi la lama non è protetta dalla plastica, e al termine dell’uso anche se come taglienti vanno nell’indifferenziato avranno un impatto nettamente minore.

https://hairchicbarbershop.it/2019/08/08/rasatura-ecologica-addio-al-rasoio-monouso-in-plastica/

http://www.ilrasoio.com/viewtopic.php?t=3102&start=75


Per la schiuma da barba, vale quanto detto per il deodorante spray.


fazzoletti per il naso

Non sono esattamente un prodotto del bagno, ma di norma li tengo conservati in un mobiletto nel bagno.

Fino allo scorso inverno, sono stato uno strenuo difensore del fazzoletto in stoffa bianco. Molto più elegante, molto più piacevole da accostare al naso. Da avere sempre in paio, in modo da poterne offrire uno pulito ad una signora, se lo necessita.


Oggi il rischio di poter tenere nella tasca a lungo dei germi, che passano alle nostre mani, al nostro telefono, non è più affrontabile.


E’ necessario quindi ricorrere ai fazzoletti usa e getta.

Ma attenzione, oltre ad essere il fazzoletto stesso un rifiuto, lo è l’imballaggio del pacchetto e quello che tiene uniti i pacchetti quando lo compriamo (come per la carta igienica).

Quasi sempre questo imballaggio è in LDPE, polimero plastico dalle buone probabilità di riciclo reale. Ma spesso le singole confezioni, piccole e leggere, si disperdono e anzi rappresentano pericolosi inquinanti ambientali.

https://www.tempo-world.com/it/prodotti/tempo-fazzoletti/


E del fazzoletto sporco che se ne fa?

In tempi non sospetti, andava gettato nell’organico.

http://www.comunemoranocalabro.it/raccolta_differenziata.aspx

http://www.ecodallecitta.it/notizie/382215/i-fazzoletti-di-carta-e-i-contenitori-della-pizza-si-buttano-nellumido-e-i-gusci-delle-cozze/


Ma al tempo del Covid19 i fazzoletti di carta usa e getta sono assimilabili a guanti in lattice usa e getta e a mascherine chirurgiche e FFP2 usa e getta: vanno buttati in busta chiusa nell’indifferenziato di casa.

https://www.futura-strillaie.it/fazzoletti-di-carta-col-covid-19-vietato-buttarli-nei-cestini/


Non trascuriamo comunque la possibilità di usare fazzoletti in carta riciclata.

https://www.carrefour.it/dettaglio-prodotto/carrefour-eco-planet-fazzoletti-4-veli-10-pz/?id=0001318062


lettiera del gatto

Chi ha il gatto e non ha il giardino ricorre ad una lettiera per gatti.

Chi ha una casa piccola, spesso finisce per sistemarla in bagno.

Esistono diversi tipi di lettiere, secondo le preferenze di chi deve pulirle (e del gatto).

Personalmente, preferisco quella in cui si raccolgono con la paletta ogni giorno le deiezioni del micio, e periodicamente si svuota e lava la lettiera oppure si rabbocca la sabbia.

Quando usavo la sabbia minerale, non riciclabile, dopo due settimane si rendeva necessario un cambio totale della lettiera.

Da quando sono passato alla lettiera compostabile, accuso molto meno gli odori. E finisce tutto nell’umido o addirittura nel gabinetto. Il sacco inoltre è di carta ed è utile per raccogliere la raccolta differenziata della carta.

https://www.ecomiao.it


lavatrice

E’ un elettrodomestico essenziale quanto il frigorifero.

Si mette il sapone, magari anche l’ammorbidente, si imposta il programma, e poi si ritirano i panni che vanno sapientemente stesi per ridurre le necessità di stiro.

Chi ha esperienze fuori dal Mediterraneo conosce anche l’asciugatrice.

Occupiamoci strettamente degli imballaggi.

sapone per i panni e ammorbidente

Può essere un prodotto liquido oppure solido, in polvere o in capsule.

La prima domanda potrebbe essere se ce n’è uno da preferire.

In realtà dipende dalle abitudini: quello in polvere è più sbiancante, più adatto quindi ai chiari, ma può lasciare residui e per questo necessitare di un ulteriore risciacquo.

Quello liquido è meno potente (ce ne vuole quindi di più), più delicato, più adatto ai colorati.

Quello solido non è dosabile ed è mediamente più costoso.

https://www.histonium.net/notizie/attualita/50027/il-detersivo-per-la-lavatrice-e-meglio-in-polvere-o-liquido-dipende


Ma il nostro problema è cosa farne degli imballaggi.

Per i liquidi, i flaconi sono in PET o HDPE e quindi hanno lo stesso destino dei flaconi che abbiamo visto in bagno. Anche questi possono avere una percentuale di plastica riciclata non trascurabile.


Per i solidi in polvere, un tempo era consuetudine la scatola rigida di cartone. 

Spesso, in regalo si trovava una macchina fotografica, ricordate?

https://d.facebook.com/giocattolianni80/photos/a.162356937180277.40975.162338517182119/1715023835246905/?type=3&__tn__=EH-R


Oggi invece sono preferiti sacchi in plastica morbida. Anche se spesso sono in poliaccoppiati (e quindi a enorme difficoltà di riciclo), il loro uso è giustificato dal netto decremento in peso dell’imballaggio e di volume del prodotto, con vantaggi per il trasporto.

https://www.plastmagazine.it/mercato-mondiale-packaging-detergenti/


Chi ha consuetudine con le cose di casa, può autofabbricarlo in casa:

https://www.ambientebio.it/permacultura/detersivo-lavatrice-fai-da-te/


Preferire i saponi concentrati, e quindi dosi più piccole per lavaggio, sicuramente è una scelta che porta a ridurre gli imballaggi, dunque ben sostenibile.

https://www.ilcambiamento.it/articoli/detersivi_sostenibili_pulire_casa


Del resto, un’attenta analisi leggibile in questo documento del CONAI dimostra che negli ultimi 25 anni sia il peso medio degli imballaggi di detersivo si è ridotto sia soprattutto ne è aumentata la concentrazione, al punto che per molti detersivi liquidi oggi ne serve la metà rispetto al passato per lo stesso lavaggio:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2018/12/Ricerca_CONAI_Assocasa_2018_Detergenza.pdf


Non mancano altre proposte, come questi detersivi in scatola: il detersivo è contenuto in una sacca morbida in plastica LDPE (di buon riciclo) che è protetta in una scatola di cartone riciclato e riciclabile:

https://www.nonsprecare.it/detersivo-ecosostenibile-soap-marco-borsani?refresh_cens

https://www.detersivoinscatola.com


Infine, una pratica vecchia eppure attuale: comprare detersivo sfuso. E’ facile che una piccola rivendita vicino casa ne disponga. Magari non si potrà scegliere molta varietà, ma è economico, e si usa sempre lo stesso flacone che si porta da casa.


Ultimo, le mollette per i panni. Possono essere in legno oppure in plastica.

In realtà possono anche essere in metallo, hanno una lunga storia e ne esistono molte di design estremamente belle.

https://www.arredativo.it/2020/approfondimenti/il-design-delle-cose-la-molletta/


Sono oggetti cui non faccio molta attenzione, non occupandomi personalmente di stendere i panni.

Durante la Quarantena di marzo e aprile, ho ridotto i giorni di lavoro della governante e, stando spesso in casa, qualche volta ho fatto la lavatrice e ho steso i panni.

Mi sono accorto di avere mollette in plastica, peraltro consumate dal sole, e che mediamente ne facevo cadere una sulla strada ogni volta che stendevo i panni.

In pratica eliminavo un rifiuto in plastica per la via che con ogni probabilità sarebbe finito a mare.

https://www.econote.it/2019/08/23/raccolta-differenziata-dove-buttare-le-mollette/


Ho capito che la soluzione era di passare alle mollette di legno: più resistenti al sole, soprattutto, se disperse nell’ambiente, a molto minore impatto ambientale.

https://www.naturalmentesostenibile.it/collections/pulizie/products/mollette-bucato-in-legno-fsc-eco-living


La signora che si occupa del mio bucato mi ha detto che non le preferisce in legno, che macchiano i vestiti.

La soluzione è semplicemente di lavarle ogni tanto.

https://tuttopercasa.pianetadonna.it/come-avere-le-mollette-da-bucato-sempre-pulite-110947.html


Con le mollette si possono fare molte altre cose oltre a stendere i panni. A questa pagina qualche esempio di utilizzi alternativi delle mollette:

https://www.momentocasa.it/organizzazione/mollette-bucato-usi-alternativi/


Bene, finisce anche questa lunga stilla.

Il bagno e il bucato sono ambienti dove si possono adoperare numerose scelte che riducono di moltissimo il nostro impatto ambientale quotidiano.

Le caratteristiche dei prodotti per il lavaggio e per il corpo insieme con una maggiore industrializzazione della loro produzione rende i loro imballaggi quasi sempre riciclati e riciclabili, se non addirittura resistenti. Obiettivo, come abbiamo visto, più difficile da ottenere in cucina.


Alla prossima stilla!




Vi ricordo dove scaricare una piccola guida da stampare ed avere sempre in evidenza per il corretto smistamento dei rifiuti dei contenitori per alimenti:

http://www.ecor.it/upload/Files/Manuale_Raccolta%20differenziata%20prodotti%20Ecor.pdf


Due approfondimenti del CONAI (Consorzio Nazionale per il Recupero degli Imballaggi) ed uno del COMIECO (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base cellulosica):

Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2017/07/Linee-Guida_Riciclo_Plastica.pdf

Liste degli imballaggi in plastica nelle fasce contributive:

http://www.conai.org/wp-content/uploads/2020/02/Lista_imballaggi_plastica_nelle_fasce_contributive_2020.pdf

Linee guida per l’etichettatura ambientale degli imballaggi:

https://www.comieco.org/downloads/6431/1994/etichettatura-imballaggi-cellulosici_linee_guida_07_26236.pdf


E qui i collegamenti alle precedenti stille di raccolta differenziata:

1. Tubetto di dentifricio.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/01/stille-di-raccolta-differenziata-1-il.html

2. Tappi di bottiglia.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/02/stille-di-raccolta-differenziata-2-i.html

3. Contenitori di alimenti in frigorifero (prima parte).

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/03/stille-di-raccolta-differenziata-3.html

4. Contenitori di alimenti in frigorifero (seconda parte).

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/04/stille-di-raccolta-differenziata-4.html

5. Contenitori di alimenti in dispensa.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/05/stille-di-raccolta-differenziata-5-la.html

6. I poliaccoppiati.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/06/stille-di-raccolta-differenziata-6-i.html

7. La sporta.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/07/stille-di-raccolta-differenziata-7-la.html

8. Cellophane e imballaggi di pacchi.

https://ecologiacucinaeconomiadomestica.blogspot.com/2020/09/stille-di-raccolta-differenziata-8.html

sabato 3 ottobre 2020

OTTOBRE 2020


frutta: melone d’inverno (melone a polpa bianca e buccia gialla), cachi, cachi-mela, chinotto, melograni, prugne, mele, pere, pera pala della Val Venosta, uva, alchechengi, fichi d’india, castagne, noci, nocciole, pistacchi.

frutta esotica: banane, ananas.


verdura: funghi, tartufi, tartufo bianco, topinambur, patate, rutabaga (rapa svedese), zucca, spinaci, broccoli, acetosa (erba brusca), cavolfiore romanesco, coste, cavolo verza, cicoria catalogna, finocchi, carote, cipolle, porri, carciofi, olive, 

spezie, erbe aromatiche: sedano, basilico cannella, senape nera.


pesce, frutti di mare pescato (Mediterraneo): aguglia, vongole selvatiche o lupini o arselle, boga, cefalo o muggine, costardella, lampuga, menola, mormora, occhiata, pesce sciabola o bandiera o lama, tombarello, tonnetto striato, tonno alletterato, zerro, ombrina.

pesce di acque dolci Europee di allevamento o pescato: coregone o lavarello (allevamento), trota salmerino e trota iridea (americana) e trota fario (allevamento), persico (Europa), storione (SOLO allevamento).

pesce, frutti di mare da allevamento: capesante (nord Atlantico), cozze (Mediterraneo), gambero imperiale o mazzancolla (Mediterraneo), ostrica (Mediterraneo e Atlantico), rombo chiodato (Mediterraneo e Atlantico), vongole (Adriatico, Mediterraneo).

pesce, frutti di mare pescato o di allevamento da consumare con moderazione (certificazioni MSC ASC o pesca tradizionale locale: acciuga o alice (piccola pesca costiera o MSC): branzino o spigola (prodotto pescato o allevamento ASC), orata (prodotto pescato o allevamento ASC), sardina (piccola pesca costiera o MSC), tilapia (allevamento USA o Europa), triglia (piccola pesca tradizionale), gambero o gamberetto (Mediterraneo e nord Atlantico), pagro (Mediterraneo) pesce San Pietro (Mediterraneo), polpo (Mediterraneo e Atlantico), ricciola (Mediterraneo e Atlantico), scampi (Mediterraneo e Atlantico), totano (Mediterraneo e Atlantico), calamaro.