Introduzione

ECOLOGIA, CUCINA E ECONOMIA DOMESTICA: L'INIZIO.

Le azioni quotidiane più semplici, come fare la spesa, cucinare, raccogliere i rifiuti, vengono perlopiù svolte seguendo insegnamenti di ba...

domenica 26 maggio 2019

CILIEGIE

Torniamo a parlare di frutta.
Finalmente, la primavera, e poi l’estate, ci portano i frutti più dolci dell’anno.
A maggio si cominciano a raccogliere le ciliegie, che sono poi disponibili in genere per tutto giugno e anche luglio.
Un frutto comodo, non si sbuccia, difficile però da trovare buono veramente nella grande distribuzione.
Vediamo perché.

Innanzitutto, ciliegie o ciliege? Come si scrive il plurale?
ciliegie, naturalmente.
La spiegazione la troviamo qui, sulla treccani: 
nei sostantivi femminili terminanti in -cia o -gia non accentate, 
si conserva la i quando la c o la g sono precedute da vocale (es. ciliEgie) ma si elimina la i quando la c o la g sono precedute da consonante (es. spiaGge).

La coltivazione del ciliegio è impegnativa: risente molto del variare delle condizioni meteorologiche e la raccolta può avvenire a mano. Ecco perché sono costose, e il prezzo oscilla di anno in anno.
Inoltre, vanno consumate una volta raccolte in breve tempo. Ecco quindi che è difficile trovarne di buone sempre.
Quanti tipi di ciliegie esistono?
Questo bell’articolo di repubblica ne enumera ben 22!

E ci segnala inoltre che Puglia, Campania e Veneto, seguite da Lazio ed Emilia Romagna sono le principali regioni di produzione italiana. 

Ecco le principali caratteristiche della ciliegia:
Prunus avium (ciliegio degli uccelli) e Prunus cerasus sono le principali specie di ciliegi, che danno luogo a varianti a frutto dolce (principali coltivate in Italia) e a frutto aspro (più spesso coltivate in nord Europa).
Mi piace ricordare che tra i principali estimatori delle ciliegie ci sono gli uccelli, che se ne nutrono in primavera estate, magari appena rientrati dalla migrazione, e che contribuiscono, nei ciliegi selvatici, alla disseminazione dei semi.

Il ciliegio:

Come coltivare il ciliegio in terrazzo:

La raccolta meccanizzata delle ciliegie:

I maggiori produttori di ciliegie al mondo sono in ordine Turchia, USA, Iran, Italia, Spagna e Cile:

Quest’anno la produzione di ciliegie italiana è in difficoltà per il mal tempo:

Uno strumento utile in cucina, soprattutto per torte, macedonie e marmellate: lo snocciolaciliegie

Ricetta di ciliegie in alcool, indispensabili per preparare un buon Manhattan.

Effetti benefici delle ciliegie:


Bene, spero che a breve potremmo finalmente mangiarne di buone.

Al prossimo appuntamento.

martedì 30 aprile 2019

MAGGIO 2019


frutta: finger lime, albicocche, amarene (visciole, marasche), fichi fioroni, nespole, fragole, ciliegie, pompelmi.

frutta esotica: banane.

verdura: aglio rosso, bietole, chayote, fave, patate novelle, piselli, taccole, zucchine (anche fiori), asparagi, cipollotti, fagiolini, ravanelli, aglio, carote, borragine, agretti, cicorie, cipolle, coste, finocchi, rafano, rucola, menta, maggiorana, aneto.

pesce pescato: sugarello, sgombro, gallinella, spigola (branzino), sarago, leccia, palamita, pagello, cefalo (muggine), mormora, zerro, occhiata, aguglia, orata, alice.

pesce, frutti di mare di allevamento: cefalo (muggine), cozze, ostriche, rombo chiodato, capasanta, vongola.

pesce da allevamenti certificati da consumare con moderazione: branzino o spigola, orata, storione, trota, salmone.

funghi: prugnolo (di san Giorgio)

martedì 23 aprile 2019

RICICLAGGIO DELLA CARTA

Questo mese, un po’ in ritardo, tra feste ed altro, propongo un approfondimento tornando al tema del riciclaggio, questa volta su un materiale il cui riciclo è piuttosto efficiente: la carta.

-ricordate la plastica invece? la abbiamo affrontata pochi mesi fa: 

La carta, materiale di uso quotidiano, nonostante prima i calcolatori elettronici e poi i dispositivi portatili e la rete internet ne abbiano diminuito la necessità d’uso, è sempre presente sulle nostre scrivanie, nelle nostre tasche.
Fortunatamente, parliamo di un materiale che disperso in ambiente fa molti meno danni della plastica, e parliamo di un materiale ben riciclabile e il cui uso in forma riciclata è diffuso.        
Purtroppo, ha comunque un impatto se si pensa al fatto che per produrre carta servono alberi, e questi possono essere gestiti in maniera non ottimale (pensiamo sempre alla trasformazione della foresta equatoriale in piantagioni). Inoltre, anche se oggi serve ad ogni individuo meno carta rispetto a 20 anni fa, il numero di esseri umani è invece cresciuto di circa 2 miliardi, aumentandone il bisogno complessivo.


Il consumo di carta.

Possiamo analizzare l’argomento da vari punti di vista.
Per prima cosa, una buona notizia è che se la fonte della carta è corretta, il suo l’utilizzo non danneggia l’ambiente, anzi, fa parte di una filiera sostenibile. Questo piccolo vademecum del Comieco, il consorzio nazionale per il riciclo della carta, ne illustra i principali luoghi comuni sul suo utilizzo che non corrispondono alla realtà:

Quanta carta consumiamo?
Si stima che al mondo si consumano circa 400 milioni di tonnellate all’anno di carta.
Cina, Stati Uniti, Giappone e Germania ne sono i maggiori utilizzatori.
Ma consideriamo che più della metà serve a produrre imballaggi:

Il riciclo della carta.

Questi i dati di riciclo in Italia oggi: oltre l’80% di imballaggi in carta recuperati, per un recupero finale pari al 55% del materiale reimmesso (vale a dire che più della metà della carta che viene prodotta proviene da carta riciclata).


Riciclare la carta è importante: non solo per l’abbattimento di uso di materia prima, ma anche perché produrre carta riciclata necessita del 60% di energia in meno e dell’80% in meno di acqua.
Ad oggi, nel mondo, se ne ricicla circa il 50%, a fronte di un potenziale di riciclabilità superiore al 75%.

E qui qualche dato sull’efficienza della raccolta differenziata della carta:

Questi articoli, analizzando gli aspetti economici ed i benefici del riciclaggio della carta, pongono attenzione su un problema importante: la qualità alla fonte. 
Carta riciclabile è carta ben selezionata da chi la immette nel circuito del riciclo, cioè noi cittadini che la conferiamo nei bidoni dedicati: è importante che contenga meno impurità possibili (eliminare il cellophane delle riviste, conferirla senza buste di plastica):
Se la carta è ricca di impurità non è ben riciclabile. E, da almeno un anno, non è più esportabile in Cina (discorso analogo alla plastica non ben differenziata).

Plastica, metalli, legno, sabbia spesso si trovano frammisti alla carta e non ne consentono il riciclo:

Fattivamente, cosa succede a carta e cartone dopo che lo abbiamo deposto nel contenitore per il riciclo? Dal macero il suo riutilizzo:

Qualche dubbio su quale tipo di carta si ricicli e quale no?
Per esempio gli scontrini no, la carta sporca no, la carta del salumiere no.
Qualche guida:

Qualche idea per il riciclo creativo:

Falsi miti sul riciclo della carta:

Un articolo sui problemi di raccolta differenziata al Sud, che ha tassi di riciclo per abitante inferiori rispetto al resto d’Italia. Parte del problema sta in una minore sensibilità dei cittadini, parte sta in una scarsa capacità di raccolta e smistamento. 

La situazione in Campania:

Carta, cartone e Tetrapak. Cosa sono, come li identifichiamo.

Tipo di carta:
da queste pagine leggiamo che il materiale in carta è indicato da un numero che va da 20 a 29, indicando diversi tipi di carta (es. 20 cartone ondulato 21 cartone non ondulato 22 carta etc).

Il logo PEFC e FSC indica che la provenienza della carta è per almeno il 70% proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile.

Tetrapak
Come è fatto e che fine fa questo materiale che era il contenitore per eccellenza del latte, del pomì, dei succhi di frutta ai tempi della nostra adolescenza?

Ed ecco il sito ufficiale:

Dove si butta il tetrapak? Questa app ci dice dove conferirlo per ogni comune in cui ci troviamo.

a Napoli, l’ASIA dispone che vada nella carta:

Questa azienda italiana mostra come ricicla il tetrapak:

Ed ecco i possibili destini dei 3 componenti del tetrapak: carta (75%), polietilene (20%) e alluminio (5%):

Bene.
Spero che abbiate avuto piacere a leggere insieme su questa tematica.
Soddisfazione, per l’elevato riciclo che ne facciamo, e serenità, per le fonti correttamente gestite di origine e per l’elevata quantità di forma riciclata.
Una sensazione migliore rispetto a quella avuta al termine di tutti i precedenti approfondimenti (plastica, ma anche cioccolato, banane, pesce).
Ci rimane l’importanza di preferire l’acquisto di carta riciclata, anche per la stampante, di stare attenti alla fonte, che deve essere certificata, e, naturalmente, di non sprecarla.
Soprattutto, di riciclarla nel modo corretto: conferire al riciclo carta e cartoni senza contaminanti (cellophane, scontrini, carta del salumiere, carta sporca, nastro adesivo) e senza buste di plastica.


A presto.

sabato 30 marzo 2019

APRILE

frutta: arancia bionda, cedri, clementine, fragole, fragoline di Ribera, mele annurche, kiwi, pompelmi, arance, mele.

frutta esotica: banane.

verdura: coriandolo, asparagi, agretti (barbe di frate), crescione, fave, patate novelle, rabarbaro, taccole, valeriana, cicoria, cipolline, rucola, sedano rapa, carciofi, ravanelli, piselli, fagiolini, carote, cipollotti, finocchi, porri.

pesce: sugarello, sgombro, gallinella, spigola, sarago, leccia, palamita, pagello, cefalo, mormora, zerro, occhiata, aguglia, gambero rosa, orata, alice, ostriche.

funghi: spugnole.

sabato 16 marzo 2019

BANANE

Cari tutti, 

questo mese ho raccolto approfondimenti su un frutto assolutamente presente nella nostra dieta: la banana.
Mi riferisco chiaramente alla variante a buccia gialla che consumiamo a fine pasto o come merenda.
Personalmente penso sia uno dei primi frutti che abbiamo conosciuto nella nostra vita. Morbida, di gusto neutro, piace subito a tutti.

In tempi più recenti, non ho mai riflettuto sulla stagionalità delle banane: in che periodo dell’anno maturano?
A ben pensarci, nonostante sia molto attento a preferire i prodotti a km 0, nonostante tenda a limitare i prodotti che vengono da lontano e sono esotici, spesso associandoli a sfruttamento della terra e delle persone, non ho mai pensato a questo per la banana.
Eppure, la banana è in assoluto il frutto esotico più importato in Europa.

Fino a quando ho raccolto le informazioni che vi propongo, non avevo mai riflettuto così a fondo su questo.

Al solito vi propongo degli approfondimenti:

Una ricerca di superficie può darci notizie dell’origine del frutto e del suo nome, delle caratteristiche della pianta, del suo contenuto nutriente di potassio:

Ma questo genere di dati ci interessano poco.
Da dove vengono le banane che compriamo al supermercato o dal fruttivendolo?
Da chi sono state coltivate? Cosa comportano le piantagioni di banani per l’ambiente?

Per prima cosa, è un frutto esotico, che matura tutto l’anno da una pianta che cresce in zona equatoriale. Quindi è sempre disponibile. Non possiamo parlare di stagionalità per il prodotto importato da queste zone di produzione.

I principali paesi produttori sono India, Brasile, Cina, Ecuador, Filippine ed Indonesia.
Tuttavia, in molti di essi la destinazione è il consumo interno.
I principali esportatori verso l’Europa sono Ecuador, Costa Rica e Colombia (le repubbliche delle banane).
Inoltre, a livello mondiale, la coltivazione dei banani è la quarta per volume dopo riso, grano e mais:
l’articolo che segue è di una rivista scientifica, con fonti incluse e che analizza a pieno la produzione e la commercializzazione delle banane, con attenzione allo sviluppo del mercato equo e solidale:

Possiamo anche leggere che gran parte della commercializzazione delle banane è gestita da poche grandi aziende.
E, che più del 50% delle banane che vengono consumate in Europa provengono dal mercato equo e solidale.

E qui possiamo leggere il lungo percorso delle banane dalla raccolta alla vendita al dettaglio:

L’impatto maggiore della coltivazione dei banani sembra essere per chi ci lavora e, più che alla deforestazione, pare riconducibile all’inquinamento dovuto all’elevato utilizzo di pesticidi.
un viaggio in una coltivazione di banani insieme ad un lavoratore:

Ulteriori fonti sulla produzione mondiale delle banane:

Ed ecco i produttori più noti di banane al mondo:

Comunque va considerato che solo una quota del mercato Europeo è di provenienza sudamericana.
Esiste una rilevante produzione in Europa di banane, che proviene dalle terre d’oltre mare di Francia, dalle isole Azzorre (Portogallo), Canarie (Spagna) e da parte del Mediterraneo orientale (Grecia, Cipro).

Ed esiste anche una produzione in Italia di banane, dalla Sicilia:

Infine qualche curiosità:
perché le banane non hanno semi?

come giovano all’attività sportiva e se aiutano a riprendersi da una sbronza:

banane giapponesi con buccia edibile:

come coltivare il banano a casa (in Sicilia e in Calabria):

che rischio abbiamo di ingestione di pesticidi con le banane?

la celebre banana split:

differenze tra banana e platano:

caratteristiche benefiche della banana:

notizie botaniche sul banano:

Infine, giova ricordare la prima figura che molti anni fa, nella nostra infanzia, abbiamo conosciuto e che ci ha messo a conoscenza del problema dello sfruttamento nelle coltivazioni di banani: Bud Spencer in Banana Joe

Bene, spero che anche questa volta abbiate letto con piacere e senso critico queste fonti raccolte e che questo abbia contribuito a conoscere meglio la banana.
Quando mangiarla.
Se mangiarla con moderazione, visto che è un frutto di importazione d’oltreoceano, al pari di altri frutti esotici.
Se preferire il mercato equo e solidale, in rapporto alle condizioni di lavoro degli operai agricoli.


Alla prossima.

sabato 2 marzo 2019

MARZO 2019

frutta: pomelo, ananas, arance, banane, cedri, kiwi, mandarini, maracuja, frutto della passione, mandarino tardivo di ciaculli.
verdura: cipollotto nocerino, cavolo cinese (pak-choi), agretti, carciofi, patate novelle, rabarbaro, sedano, cavolo verza, cime di rapa, cetrioli, cardo, fava, finocchio, carote, asparagi, tarassaco, cumino, aglio selvatico, spinaci, cipolline, radicchio, porri, rape, cavolo, scorzobianca, erba cipollina.
pesce: triglia, sarago, sardina, ricciola, pagello, acciuga, alice, palamita, sgombro, vongola verace, rombo chiodato (allevamento), polpo, seppia, lampuga, cefalo o muggine, calamaro, ombrina, mormora, occhiata, zerro.
funghi: marzuolo

domenica 17 febbraio 2019

CACAO e CIOCCOLATO


Carissimi,

iniziamo una serie di approfondimenti su prodotti di consumo quotidiano che vengono da molto lontano. Tutti noi facciamo uso di caffè, zucchero, cioccolato, tè più volte al giorno. Eppure, solo dalla fine degli anni Sessanta questi sono entrati davvero in tutte le case. Un tempo si chiamavano coloniali (e qualche insegna di qualche negozio non rinnovato ancora porta questa dicitura), erano costosi e non sempre disponibili: si mangiava il surrogato di cioccolato e si beveva l’orzo invece del caffè.
Questo perché sono prodotti di importazione. Vengono dal Sud America, dall’Africa, dall’India.
Oggi, tutto questo è rapidamente disponibile a tutti, anzi, forse, per il cioccolato, lo è fin troppo, tanto che spesso si associa l’idea di cibo spazzatura alle tante merendine confezionate disponibili ormai ovunque.
Il problema, in realtà, è però diverso e in questa raccolta di fonti lo vediamo insieme.
Iniziamo dal cioccolato o, meglio, dal cacao (la pianta da cui si ricava la materia prima per produrre il cioccolato).
Tutto il mondo consuma prodotti di cioccolato per cui è indispensabile la coltivazione del cacao.
Ma la coltivazione del cacao dove avviene?
E’ sostenibile per la Natura?
E le persone che ci lavorano ricevono un compenso adeguato?
Analizziamo insieme:

Quando si parla di cacao, i primi articoli che vengono fuori ci insegnano dell’esistenza di 3 principali varietà di cacao: Criollo, Forastero e Trinitario.
Tali differenze per la verità raramente determinano la nostra scelta del prodotto finale.

In realtà dalle coltivazioni di Cacao in zona equatoriale in Africa, Sud America e estremo Oriente alle tavolette e ai cioccolatini in vendita nelle boutiques, nei supermercati e dai tabaccai c’è un lungo percorso.

In questo trafiletto il punto di partenza del nostro viaggio alle origini del Cioccolato:
miliardi di consumatori, milioni di piccoli produttori e solo una decina di organizzazioni che si occupano della trasformazione:

Europa e Nord America sono i maggiori consumatori di cacao, eppure il mercato sta cambiando con la crescita quantitativa dell’Asia:

Per quanto ne concerne la produzione agricola, essa sembra basarsi in grande maggioranza su piccole piantagioni di singoli agricoltori.
Il prodotto viene poi trasformato, ed in gioco vi sono pochissimi attori, e distribuito.
Questo vademecum ci illustra tutte le fasi che separano il cacao dall’albero alla tavoletta di cioccolato:

Ci sono reti che investono sulle condizioni economiche dei lavoratori e sul benessere ambientale: il contributo del mercato equo e solidale.

Ecco attraverso un’inchiesta di Repubblica un interessante approfondimento sulle problematiche connesse con la produzione di cioccolato e l’ambiente:

Ecco delle analisi sulle problematiche connesse con i guadagni del cacao e sulle difficoltà dei paesi coltivatori di poterne avere un agevole consumo e con un valido margine di guadagno:

Abbiamo focalizzato molto l’attenzione sul ruolo dei coltivatori e sul bisogno per loro di maggiori tutele e sull’importanza di un maggior margine di guadagno.
Ma un secondo problema assolutamente rilevante oggi da considerare è l’impatto ambientale dei prodotti coloniali. Ciò è sia dovuto alla loro coltivazione, non sempre eseguita a tutela dell’ambiente e talora anche comportando sacrificio di foresta, sia al trasporto:

Il problema delle piantagioni illegali di cacao:

La deforestazione in Ghana e Costa d’Avorio per la produzione di cacao:

Abbiamo letto in precedenza delle due principali certificazioni internazionali presenti per una produzione sostenibile ambientale e dei lavoratori del cioccolato, prevalentemente in uso ad opera delle grandi aziende di trasformazione e distribuzione:

I grandi marchi produttori di cioccolato mostrano nelle loro pagine web il loro impegno per una gestione responsabile delle risorse e per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori:

Ed ecco il sito dell’Organizzazione Internazionale del Cacao:

Peraltro, i cambiamenti climatici, conseguenza anche della deforestazione nelle zone di produzione, possono determinare l’estinzione della pianta di cacao:

Informazioni mediche sul consumo di cacao:

Cioccolato crudo biologico:

L’origine dell’uso del cacao in Sud America:

Consigli su come coltivare una pianta di cacao (non in Italia però):

Puoi piantare un albero di cacao sia per aiutare un piccolo agricoltore sia per contrastare l’aumento di CO2:

Il cioccolato a Napoli:

In conclusione, non penso che dopo aver letto queste notizie faremo categoricamente a meno del cioccolato.
Certo, possiamo fare delle considerazioni: il peso della deforestazione, dell’impatto ambientale, delle condizioni di lavoro degli agricoltori possano spingerci verso un acquisto più oculato. Dovendo comprare una tavoletta di cioccolato, cercheremo volentieri un marchio che ci dimostri tutela ambientale e dei lavoratori. Magari che ci dia informazioni sull’origine. Ma, a ben pensarci, gran parte del cioccolato lo si mangia perché è presente in una torta, un dessert, oppure si tratta di cioccolaterie artigianali. In questi casi, può essere più difficile conoscerne l’origine.
Insomma, come sempre si tratta di punti di partenza.

Al prossimo appuntamento.